La mente altrove, vivere con il pilota automatico

Ti è mai capitato di guidare e sbagliare strada, nonostante quello fosse il tragitto che abitualmente fai? Ti è mai capitato di entrare in una stanza e non ricordati perché eri andato lì?

Quando accade questo significa che si è in modalità “pilota automatico”, ed il proprio agire è inconsapeole perché in quel momento la mente è altrove.

Ma se la mente è altrove, dov’è? Se non è nel presente, la “mente altrove” è nel passato o nel futuro. Ed allora si ripensa alla gita scolastica delle medie, a quell’amica che non si sente da tanto, oppure a quale vestito si dovrà indossare per la festa di laurea della cugina… insomma a qualsiasi cosa purché non riguardi il presente.

Il problema è che circa il 50% della nostra giornata, si trascorre così, totalmente assorbiti nel mindwondering, un inesorabile vagare della mente.

Quando inciampiamo nella ruminazione

Questo vagare della mente però spesso conduce al malessere perché può portare anche ad attanagliarsi in pensieri negativi, a chiacchierare con i dubbi e le domande, a sollevare sensi di colpa che riguardano il passato, pensieri catastrofici che invece riguardano il futuro. Ed in tutto questo, non ci si può nemmeno godere il presente.

È possibile evitare che questo accada? Certamente si. C’è un “allenamento” che si è dimostrato efficace per evitare il vagare della mente… la mindfulness.

La Mindfulness

La Mindfulness trova le sue radici nella tradizione Buddhista, più in particolare nella meditazione vipassana, orientata sull’aumento della consapevolezza nel qui e ora. È stata portata in occidente da Jon Kabat-Zinn, biologo, professore emerito di medicina, che ha fondato anche un protocollo basato sulla Mindfulness: il Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), che, come si può evincere dal nome, è utile proprio a contrastare lo stress.

Ma per dirla con le parole dello stesso Jon Kabat-Zinn, la Mindfulness è: “Porre attenzione in modo particolare: intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante”.
È una tecnica meditativa quindi che ha delle peculiarità rispetto alle altre. Questa infatti più che essere una forma di assorbimento in un preciso momento, è più un approccio alla vita.

Non si prefigge quindi di allontanare le sofferenze durante il momento della meditazione ma di stare in contatto con esse, accettarle, esplorarle.

La mindfulness si occupa di pensieri ed emozioni

La mindfulness chiede di rimanere in ascolto delle proprie emozioni e di comprenderle, sia quelle considerate positive che quelle negative. L’obiettivo non è quindi scacciarle, ma accettarle evitando così che possano soverchiare.

E la stessa cosa vale per i pensieri. Così come le emozioni, vanno accolti ed accettati. Occorre comprendere che sono “solamente” pensieri, e che, non necessariamente riflettono la realtà. È importante tenere presente questo altrimenti il rischio è quello di non percepire i pensieri, ma il mondo attraverso essi.

Citando le parole di Jon Kabat Zinn:  “meditare non significa non pensare e cercare di sopprimere ogni tipo di pensiero che sorge, indipendentemente dal fatto che sia un pensiero imprevisto, disturbante e fastidioso oppure energizzante e creativo. Un tal proposito sarebbe una sciocchezza, una follia come cercare di fermare le onde del mare”.

Consapevolezza, non giudizio, momento presente, sono questi i capisaldi sui quali si fonda la Mindfulness, gli stessi che si ritrovano anche nella sua definizione.

La consapevolezza

La consapevolezza si riferisce all’agire intenzionale, con un totale assorbimento in quello che si sta facendo. Un po’ l’opposto della modalità “pilota automatico”.

Come anche sostiene Jon Kabat-Zinn “la consapevolezza è una capacità con cui tutti abbiamo familiarità, ma alla quale siamo contemporaneamente estranei”.

Quindi attraverso la Mindfulness si esplora una risorsa che già si possiede naturalmente, ma che purtroppo, non si è abituati ad utilizzare. La consapevolezza è di fondamentale aiuto per non confondere le esperienze ed i vissuti interiori con la realtà.

Si è mindful se si è consapevoli di avere dei pensieri, non se non si pensa. Si è mindful se si è consapevoli di essere in lotta con i propri pensieri e le proprie emozioni, non si hanno.

Il non giudizio

Forse a volte non ne siamo totalmente consapevoli, ma siamo portati a giudicare tutto ciò che ci accade. Siamo portati a giudicare i nostri pensieri, le nostre emozioni, come giusti o sbagliati, positivi o negativi.

Invece la Mindfulness insegna a riconoscere ed accettare ciò che si fa e ciò che si sente in modo non giudicante. Osservare senza giudicare. Questo può evitare anche conseguenze negative perché il giudizio condizione le proprie scelte ed i propri comportamenti.

Il momento presente

L’ adesso è il solo momento al quale porre attenzione. Concentrandosi sul presente si eviterà di rimanere bloccati nel passato e di fantasticare sul futuro. Concentrarsi sul qui ed ora, permette di prendere coscienza di ciò che accade nel proprio presente e connettersi con le proprie parti più profonde.

PRATICARE LA MINDFULNESS…

è molto semplice.Lo si può fare in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi posizione (seduti, sdraiati, in piedi…). Non serve nessun abbigliamento particolare, nessuna abilità speciale. Si richiede solo di porre attenzione al proprio respiro, all’aria che entra e che esce. Si richiede di essere consapevoli nel qui ed ora e di non giudicare i pensieri e le emozioni che potrebbero affiorare.

Fonte: https://psicoadvisor.com/la-mente-altrove-vivere-con-il-pilota-automatico-24918.html

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