Depressione e disturbi alimentari, comuni in tempi di crisi

Nell’ultimo anno sono aumentati i casi di depressione e di disturbi alimentari. Fattori come l’incertezza, l’ansia e l’isolamento influiscono sul modo in cui mangiamo.

Depressione e disturbi alimentari hanno un legame molto più stretto di quanto si possa pensare. Nell’ultimo anno l’incidenza di queste condizioni è aumentata in modo significativo, soprattutto tra la popolazione più giovane. Fattori come la crisi sanitaria provocata dalla pandemia, l’isolamento, l’incertezza e i problemi sociali stanno devastando molte aree della salute mentale.

Il prestigioso quotidiano inglese The Guardian avverte che il numero di bambini e adolescenti che hanno bisogno di essere curati con urgenza per disturbi alimentari come bulimia e anoressia è quadruplicato. Come se non bastasse, l’area dei disturbi dell’alimentazione del Royal College of Psychiatrists di Londra indica che mancano i mezzi necessari e che nei prossimi mesi questi numeri cresceranno ulteriormente.

Dietro queste realtà c’è l’isolamento sociale vissuto in questi mesi. Tuttavia, ci sono altre variabili a lungo trascurate che hanno un notevole impatto psicologico. Il telelavoro negli adulti e le difficoltà economiche minano profondamente il nostro equilibrio psicologico.

I disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia sono fortemente influenzati dalle nostre emozioni. Ciò ci rende molto più vulnerabili a queste realtà, soprattutto nei periodi di crisi sociale come quello che stiamo vivendo.

Depressione e disturbi alimentari: come sono correlati?

La depressione e i disturbi alimentari sono realtà multidimensionali altamente complesse che spesso appaiano insieme. Sebbene abbiano una maggiore incidenza tra le donne, anche gli uomini ne soffrono. Una ricerca della Stanford University indica un aspetto interessante al riguardo.

Sono il pensiero autocritico e l’ideazione depressiva a determinare la comparsa di disturbi dell’alimentazione come la bulimia e l’anoressia. In contesti di crisi e difficoltà, è normale che l’universo cognitivo ed emotivo diventi ancora più avverso ed estenuante. Si tratta di una serie di fenomeni che, a poco a poco, vengono proiettati nel cibo e nel modo in cui ci “relazioniamo” a esso.

Angoscia mentale e alimentazione: un rapporto diretto

Durante l’ultimo anno, molte persone ne hanno approfittato per iniziare la dieta. Tuttavia, in alcuni casi, l’isolamento e l’angoscia mentale hanno finito per portare questo scopo ad estremi malsani. Il digiuno, le abbuffate e i comportamenti di eliminazione sono stati comuni in gran parte della popolazione.

Allo stesso modo, è apparso un altro fattore: l’alterazione della routine. All’improvviso la vita è diventata più sedentaria, non era più necessario rispettare orari fissi trovandosi sempre a casa. Oltre a ciò, chi prima era abituato a mangiare fuori durante il lockdown o ancora oggi ha dovuto farlo a casa e questo non sempre si traduce in abitudini alimentari migliori.

Si mangia peggio e quando l’angoscia mentale attanaglia, molti trovano la loro catarsi quotidiana nel cibo. Mangiare diventa una via di fuga emotiva e, a sua volta, un meccanismo che prima o poi creerà un serio problema di salute fisica e mentale. Nei prossimi mesi è prevista una maggiore ondata di disturbi mentali: pare che la depressione e i problemi legati all’alimentazione saranno ancora i più comuni.

Cause che collegano la depressione con i disturbi alimentari

Depressione e disturbi alimentari hanno sempre mostrato una relazione. Tuttavia, in questo momento di crisi sono due realtà cliniche interdipendenti. Le cause alla base di questo fenomeno sono molteplici:

  • L’isolamento sociale che abbiamo vissuto per mesi. Di fronte all’angoscia vissuta in questo contesto, molte persone scelgono di fare la dieta, oppure di “ripulirsi” vomitando o usando dei lassativi. Anche fare esercizio fisico diventa un meccanismo per mantenere il controllo sulla propria vita.
  • In molti casi, questo rapporto malsano con il cibo nasce dagli alti e bassi emotivi provocati dal contesto di incertezza.
  • Maggiore utilizzo delle videoconferenze, situazioni in cui le persone si sentono più esposte, per cui devono prendersi cura della propria immagine. Questa insoddisfazione può portare molte persone a soffrire di disordini alimentari.
  • Anche la perdita del lavoro e le difficoltà finanziarie sono alla base dell’insorgere della depressione e dei disturbi alimentari.
  • Infine, ma non meno importante, la mancanza di prospettive future.

I periodi di crisi e di incertezza peggiorano o rivelano problemi di salute mentale preesistenti

In una situazione storica come quello attuale, le persone che soffrivano già di problemi di salute mentale sono state trascurate. Questo gruppo è particolarmente vulnerabile in un contesto sociale incerto ed avverso. Le unità di attenzione ai disturbi alimentari, ad esempio, non hanno saputo rispondere al 100% a tutte le esigenze. Ora il sistema minaccia di collassare.

Allo stesso modo, le persone che hanno già superato una depressione o che hanno avuto un disturbo da stress post-traumatico hanno sperimentato delle ricadute. A ciò si aggiunge il fatto che non tutti hanno la possibilità di affidarsi ad un aiuto professionale.

La solitudine, la disattenzione e l’isolamento hanno esacerbato i problemi psicologici già latenti, intensificandoli e aggiungendone di nuovi.

Depressione, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, dipendenze, fobie… Per coloro che erano già vulnerabili, a sofferenza si è intensificata fino a diventare devastante. Altri invece hanno scoperto per la prima volta di avere una psicopatologia di cui non avevano mai immaginato di soffrire.

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