L’utilizzo della realtà virtuale in pazienti affetti da fobia sociale


La fobia sociale (social anxiety disorder – SAD) è caratterizzata da un’eccessiva paura del giudizio e delle reazioni degli altri e da intensa paura dell’imbarazzo e dell’umiliazione provati in contesti sociali (APA, 2013).

Tali individui, infatti, provano ansia in una vasta gamma di contesti sociali e nelle situazioni in cui devono compiere una performance (es. parlare in pubblico); la prevalenza di tale disturbo si attesta tra il 2 e il 13% (De Graaf, Ten Have & Van Dorsselaer, 2010; Kessler, Petukhova, Sampson, Zaslavsky & Wittchen, 2012)

In accordo con le linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence, 2013), la terapia cognitivo-comportamentale risulta un trattamento d’elezione per la fobia sociale e una componente centrale di tale terapia risulta essere l’esposizione. Tale tecnica prevede che i pazienti si confrontino direttamente con quegli stimoli che generano ansia e paura, così da sperimentare in prima persona che le conseguenze negative temute in realtà non si verificano. Le teorie alla base sono due: l’Emotional processing theory (Foa & Kozak, 1986) e l’Inhibitory learning model (Craske et al., 2008), ed entrambe ipotizzano che il confronto con lo stimolo temuto consenta all’individuo di apprendere un nuovo tipo di informazione corretta e non spaventosa. Tuttavia, data la natura stessa del disturbo e la tendenza alla messa in atto dell’evitamento come comportamento di sicurezza, le situazioni sociali in cui praticare l’esposizione sono considerate spaventose per il paziente e, in alcuni casi, difficili da riprodurre per l’impegno e il tempo richiesto ai terapisti, anche in funzione della personalizzazione degli eventi trigger (Krijn, Emmelkamp, Olafsson & Biemond, 2004; Vanni et al., 2013). Infine, le esposizioni vengono spesso eseguite come esercizi a casa, sui quali viene fornito un feedback retrospettivo e fortemente dipendente dai report soggettivi del paziente. Per questo l’esposizione mediante realtà virtuale (VRET) è diventata un importante strumento terapeutico, utile per simulare quei contesti sociali che provocano un distress al paziente e che permettono così al terapeuta di mettere in atto un intervento efficace (Kampmann, Emmelkamp & Morina, 2016; Freeman et al., 2017).

continua a leggere l’articolo fonte: https://www.stateofmind.it/2021/05/fobia-sociale-realta-virtuale/

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