La terapia familiare per la schizofrenia

La schizofrenia non colpisce solo il malato, ma spesso ha un impatto considerevole anche sulla cerchia più intima. Di solito questa rete di sostegno è costituita dalla famiglia. 

Il ruolo della famiglia nel trattamento della schizofrenia ha iniziato ad acquisire importanza intorno agli anni ’50. Brown osservò nei suoi studi che i pazienti che tornavano nell’ambiente familiare presentavano molte più recidive rispetto a chi viveva solo o con altre persone. È così nato l’interesse verso la terapia familiare per la schizofrenia.

Si è concluso, quindi, che la famiglia potrebbe essere una variabile stressante in grado di generare nuovi scompensi. Lo scopo è sviluppare degli interventi finalizzati al controllo di tale stress. Brown e altri due ricercatori, Birley e Wing, ha ideato la Camberwell Family interview (CFI) della durata di quattro ore per prevedere e recidive.

La terapia familiare nel modello di Brown

Questi ricercatori hanno proposto il nuovo concetto di emozione espressa (EE), distribuito su 5 grandi scale, vale a dire: critica, ostilità, insoddisfazione, calore e coinvolgimento emotivo. L’indice delle emozioni espresse (SE) sarebbe una funzione della critica, dell’ostilità e dell’eccessivo coinvolgimento.

  • La critica si basa sui commenti critici che la famiglia fa costantemente sul comportamento del paziente.
  • L’ostilità, più generalizzata, implica un rifiuto totale del paziente come persona, non solo del suo comportamento specifico.
  • Infine, il coinvolgimento si riferisce all’eccessiva protezione del paziente da parte della famiglia, alla drammatizzazione di situazioni non importanti e all’esibizione di un grande disagio emotivo.

Ad oggi, si può concludere che l’elevata emotività espressa a livello familiare è il fattore di stress cronico che predice meglio le recidive. È per questo motivo che, a livello psicologico, la terapia familiare è essenziale per la schizofrenia.

Si tratta di terapie che di solito durano diversi anni – circa due per essere efficaci – ed è necessario un contatto regolare con i membri della famiglia. In questo articolo presenteremo i principali trattamenti psicologici orientati alla famiglia.

Si tratta di modelli di intervento che si sono concentrati principalmente sul dare informazioni sulla malattia, sulla modifica di alcune risposte emotive, sulla riduzione del contatto famiglia-paziente, sul miglioramento della comunicazione, sul fornire alle famiglie delle strategie valide per affrontare e risolvere i problemi e offrire supporto.

Modello di Anderson

Si basa sulla teoria della vulnerabilità e il suo obiettivo principale è la psico-educazione. Si articola in cinque fasi altamente strutturate i cui obiettivi sono promuovere un clima familiare adeguato, favorire l’adesione alle cure, evitare l’isolamento sociale così come le situazioni stressanti per il paziente. Le fasi sono le seguenti:

  • Legame con la famiglia. È un intervento monofamiliare in cui può essere presente il paziente. Si lavora principalmente sull’alleanza terapeutica, il senso di colpa, l’emozione espressa e le strategie per risolvere i problemi passati e presenti.
  • Workshop psico-educativo o seminario sulle abilità di sopravvivenza. È di natura multifamiliare e il paziente non è presente. Si tratta di un laboratorio psico-educativo in cui vengono fornite alla famiglia informazioni utili sulla malattia, sui farmaci e sull’importanza di prendersi cura di se stessi.
  • Reintegrazione nella comunità. Famiglia e paziente insieme nelle sedute. Durante questa fase, si lavora su come mettere in pratica quanto appreso nelle fasi precedenti. Ci possono essere sessioni di routine, telefoniche ed eccezionali nei momenti di scompenso.
  • Riabilitazione sociale e professionale.
  • Fine del trattamento. Le sessioni verranno interrotte una volta che il paziente e la famiglia avranno raggiunto gli obiettivi e li avranno seguiti nel tempo.

Modello di Leff

Continua a leggere l’articolo Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/la-terapia-familiare-per-la-schizofrenia/

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