“Io non sono critico, sei tu che sei troppo sensibile”: gli effetti dell’emotività espressa nei giovani affetti da un disturbo dello spettro bipolare

Un recente studio si è proposto di verificare se la critica percepita e la sensibilità a quest’ultima fossero legate all’insorgenza del disturbo bipolare

“Io non sono critico, sei tu che sei troppo sensibile”: gli effetti dell’emotività espressa nei giovani affetti da un disturbo dello spettro bipolare

Secondo la letteratura, sia gli adolescenti che gli adulti con disturbo bipolare che hanno manifestato ricadute, avevano ricevuto critiche più incisive dai parenti rispetto ai controlli (Rosenfarb et al., 2001).

Nei disturbi dello spettro bipolare (BPSD) rientrano il bipolare I, caratterizzato da almeno un episodio maniacale o misto nel corso della vita, il bipolare II, definito da almeno un episodio ipomaniacale e uno depressivo maggiore, il disturbo ciclotimico, distinto da una rapida alternanza di fasi depressive e (ipo)maniacali di intensità lieve-moderata ed il disturbo bipolare non altrimenti specificato (American Psychiatric Association 2013).

Rispetto all’esordio, è stato dimostrato come alcuni fattori familiari possano incrementare il rischio, nonché la gravità di questi disturbi.

L’emotività espressa (EE) rappresenta la misura degli atteggiamenti critici, ostili e/o emotivamente coinvolti espressi da un membro della famiglia nei confronti di un paziente psichiatrico (Hooley & Hoffman, 1999) che, inevitabilmente, influenza negativamente la natura delle interazioni familiari.

La ricerca sugli adulti mostra che le interazioni interpersonali stressanti, possono essere correlate all’insorgenza di disturbi dell’umore (Hooley & Hiller, 2001) così come ad una più scarsa risposta al trattamento e ricadute più veloci (Perlis et al., 2004).

Tra le dimensioni dell’emotività espressa vi è la critica percepita (PC), che riguarda i livelli di critiche e rimproveri che un individuo percepisce dai comportamenti di un membro della famiglia (Masland & Hooley, 2015).

In generale, secondo la letteratura, sia gli adolescenti che gli adulti con disturbo bipolare che hanno manifestato ricadute, avevano ricevuto critiche più incisive dai parenti rispetto ai controlli (Rosenfarb et al., 2001).

In un altro studio, i pazienti che avevano manifestato una maggiore angoscia in risposta alle critiche percepite dai familiari hanno sperimentato sintomi maniacali più gravi al follow-up rispetto ai pazienti che erano meno angosciati rispetto alle critiche (Miklowitz et al., 2005).

Un’ulteriore dimensione correlata all’emotività espressa è la sensibilità alla critica (SC), che rappresenta la misura in cui un individuo percepisce una situazione come critica e quanto si sente ferito in risposta a quest’ultima (Cutting et al., 2006). La letteratura suggerisce che PC e SC possano essere correlate a un funzionamento peggiore in pazienti adulti con BPSD rispetto ad altre diagnosi (Miklowitz et al., 2005) e ciò supporta la possibilità che essi producano effetti simili nei giovani. Inoltre, la ricerca precedente suggerisce che i giovani con BPSD tendono anche a sperimentare una maggiore labilità dell’umore rispetto ai giovani con depressione unipolare e alti tassi di suicidalità, entrambi associati ad un funzionamento disfunzionale della famiglia (Algorta et al., 2011). Questi risultati suggeriscono che la critica e la SC possono essere più strettamente associate al funzionamento dei giovani con BPSD rispetto ai giovani con altre diagnosi psichiatriche.

Dunque, si ritiene che vi possa essere una correlazione tra i costrutti appena descritti e i sintomi dei BPSD, ma attualmente le ricerche sono state condotte principalmente su campioni costituiti da pazienti adulti.

Prendendo atto delle lacune presenti nella letteratura, Schudlich e colleghi (2020) si sono proposti di verificare se la critica percepita e la sensibilità a quest’ultima fossero legate all’insorgenza del BPSD e alla maggiore gravità dei sintomi, in linea con i risultati riguardanti gli adulti. In particolare, essi hanno ipotizzato che livelli più elevati di PC e SC sarebbero associati a un quadro clinico peggiore. Inoltre, il team si è posto l’obiettivo di esaminare la misura in cui PC e SC fossero associate a questo profilo sintomatico più grave specificamente nei casi con BPSD rispetto ai casi con differente diagnosi.

Allo studio hanno preso parte 828 giovani, di cui il 18,5% soddisfaceva i criteri per i disturbi dello spettro bipolare, la restante parte era costituita da pazienti che avevano ricevuto diagnosi differenti e l’1,8% era costituito da soggetti sani.

È bene specificare che in questo studio gli autori hanno utilizzato unicamente i dati riferiti dai genitori: questi ultimi hanno dunque valutato il proprio atteggiamento critico nei confronti dei figli e quello dei figli nei loro confronti e le reciproche reazioni di rabbia alle critiche.

I risultati ottenuti hanno sostenuto una associazione significativamente positiva tra i resoconti dei genitori sull’atteggiamento critico dei giovani e i sintomi maniacali e depressivi più gravi, una maggiore labilità dell’umore, una maggiore suicidalità e un funzionamento globale peggiore.

Questi risultati sembrano essere i primi a suggerire che gli stili di comunicazionenei giovani con BPSD – in particolare la critica – possono essere direttamente correlati al loro disturbo. I giovani che sperimentano una labilità dell’umore possono essere più propensi a criticare gli altri e ciò dà origine a forti malintesi all’interno dell’ambiente familiare in quanto, al polo opposto, vi è una difficoltà dei caregiver nel dare un senso a tali manifestazioni. Inoltre, i giovani che erano più sensibili a ricevere critiche dai loro genitori hanno sperimentato sintomi depressivi e maniacali più gravi e una suicidalità significativamente più alta.

Nel complesso, questi risultati si allineano con la teoria dei sistemi familiari (Cox & Paley, 1997) che sostiene l’idea che il BPSD non sia solo un disturbo del singolo ma abbia ripercussioni sull’intera unità familiare. Alla luce di questa teoria, e basandosi sull’ereditarietà delle disregolazione emotiva (Morris et al., 2007), è possibile che i sintomi più gravi dei giovani possano suscitare maggiori critiche da parte dei caregiver, che poi portano ad un maggiore peggioramento dei sintomi nei giovani, con conseguente modello ciclico.

Rispetto al secondo obiettivo, anche se sono state riscontrate alcune interazioni significative tra la critica e la sensibilità della famiglia e i sintomi dei giovani con BPSD, tali associazioni non riguardavano unicamente queste tipologie di disturbi. Ad ogni modo, i risultati sono coerenti con la ricerca precedente che dimostra che l’EE può essere osservata in famiglie con una ampia gamma di diagnosi di malattie mentali (Hooley, 2007).

Concludendo, la ricerca suggerisce che gli stili di interazione familiare si associno alla gravità dei sintomi, alla suicidalità e alla labilità dell’umore nei giovani con BPSD. Dunque, puntare sulla sensibilità alla critica del ragazzo e sulla sua criticità verso la famiglia, nonché coinvolgere quest’ultima nel trattamento, fornendo una psicoeducazione sullo sviluppo dei sintomi, costruendo contestualmente abilità di comunicazione e di regolazione emotiva, potrebbero essere interventi di successo per il trattamento di giovani con BPSD.

Fonte: https://www.stateofmind.it/2021/03/disturbo-bipolare-emotivita-espressa/

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