Scuole chiuse? Sappiate che la noia fa bene ai bambini

La noia è uno stato mentale specifico molto “generoso”.

Scuole chiuse? Sappiate che la noia fa bene ai bambini

L’allerta coronavirus lascia a casa i bambini di tutta Italia e conferma lo stop ad attività sportive, visite museali e gite in alcune delle regioni più colpite. Se pensate che intrattenerli sia un problema, sappiate che la noia è uno stato mentale specifico molto “generoso”. Parola di psicologa

Con le scuole chiuse e la riapertura rimandata a data da destinarsi,  organizzare le giornate dei bambini che restano a casa non è certo semplice. In iniziano ad accusare “la noia”. Ebbene, questa pausa da tutto, questo spazio lento e libero in cui navigare, potrebbe far loro bene.

Il motivo: abbiamo bisogno della noia per sentire noi stessi, di calmare il rumore fuori, di spegnere il mondo in certi momenti per collegarci con ciò che abbiamo dentro. È importante non essere distratti per avvertire animarsi qualcosa in noi. Un black out di stimoli esterni più smobilitare grandi risorse costruttive.
Anche ai bambini sono necessari momenti vuoti nei quali non fare niente. La loro vita è in gran parte pressata, movimentata, una catasta di cose da fare tra compiti, appuntamenti, attività, corsi, giochi, feste, sport. Tutto tempo importante, certo, ma nella loro agenda così piena manca quasi sempre quello spazio lento e libero che permette di stare sulle emozioni, di sentire cosa si prova e di imparare così a gestire la propria vita emotiva.

Sembra un paradosso, ma in questi giorni di reclusione forzatapossiamo rendere i nostri figli più sereni donando loro un po’ di noia, oltre ai giochi. Salviamoli dallo tzunamisensoriale ed emotivo scatenato da oggetti sonori, schermi lampeggianti,joystick colorati, proposte, offerte, intrattenimenti, svaghi, richieste. Perché poi, non è raro vederli passare da un pacchetto all’altro eccitatissimi e, poco dopo, ritrovarli nervosi, svuotati oppure lagnosi. Ci impegniamo così tanto per renderli felici, ma sembra quasi non siano pronti a metabolizzare troppi stimoli, spesso non dimostrano nemmeno interesse per gli oggetti che ricevono.

Come genitori ci sembra necessario occupare ogni momento della loro vita, programmare il tempo in modo che la loro attenzione sia sempre orientata su qualcosa. “Mi annoio” sono parole che allarmano, alle quali sentiamo di dover rispondere immediatamente perché pensiamo che lasciarli annoiare è un po’ come trascurarli. Li vogliamo liberare dalla noia che noi stessi temiamo. La tecnologia spesso è la risposta più comoda, sembra necessaria per fare più cose, imparare, comunicare e vivere di più. Poi però ci lamentiamo perché i bambini non sanno stare sulle cose, sono incapaci di stare fermi, di rimanere attenti, di aspettare, di approfondire, di tollerare frustrazioni.

Impariamo a pensare, invece, che il tempo vuoto ha valore. Che è meglio abbassare i toni, smorzare gli stimoli, incontrare il nulla di tanto in tanto. Non lasciamo che sia sempre il mondo esterno a fornire eccitazione e novità. La noia non è depressione o apatia ma uno stato mentale specifico molto generoso, offre l’occasione ad alcune parti “dormienti” del nostro cervello di accendersi con idee, immagini, intuizioni che altrimenti perderemmo. Lasciamo che i bambini tollerino a volte il vuoto apparente, accettiamo di non poterci fare carico di questo disagio, cerchiamo piuttosto di avere fiducia nella loro capacità di farvi fronte, recuperiamo il potere dell’immaginazione e della creatività. Quando dicono “Mi annoio” stanno guardando solo ciò che è fuori da loro alla ricerca di qualcosa che li intrattenga, se offriamo subito qualcosa è come dire indirettamente che c’è bisogno di qualcos’altro oltre loro stessi per stare bene, che da soli non bastano.

La mancanza di cose da fare o da vedere invece spinge ad impegnarsi e attingere dentro di sé in senso creativo, immaginativo ma anche conoscitivo, trasformativo. Una programmazione eccessiva, suggeriscono le ricerche, impedisce ai bambini di scoprire ciò che li interessa veramente. Gli studi dimostrano invece che la noia facilita la soluzione di compiti creativi. Una mente costruttivamente annoiata è pronta a scoprire, a creare, a immaginare, non è un cervello intorpidito! Ma non è solo questo. Uno spazio nel quale annoiarsi offre l’opportunità di sentire cosa proviamo, di collegarci con le emozioni, di prenderne confidenza. Fa crescere il senso di sé. Aiuta a consolidare la relazione con noi stessi, ad evitare il disagio stando soli, a sentire che non c’è bisogno di cercare distrazione o compagnia per forza, che Se stesso è un posto dove stare bene. I bambini non sono vuoti da riempire con intrattenimento e informazioni. Hanno bisogno di pensare da soli a cosa sia meglio, di farsi domande, di capire cosa provano, di sentire che le risposte possono arrivare da dentro e non solo da fuori.

Così, non solo lasciamoli annoiare, ma pianifichiamo accuratamente per inserire “momenti di niente” nella loro giornata. All’inizio saranno infastiditi, protesteranno, dovranno allenarsi con il tempo a questa nuova esperienza libera, eppure stiamo attenti a non offrire proposte per riempire quel vuoto. La noia riserverà sorprese, vediamo cosa ne faranno.

Fonte: https://d.repubblica.it/life/2019/12/24/news/perche_la_noia_fa_bene_ai_bambini_diritto_alla_noia_consigli-4647199/

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