Psicologia dell’odio: perché esiste, come affrontarlo

È un sentimento difficile da gestire eppure nessuno ne è immune: sapere perché nasce e cosa significa realmente nella psiche profonda aiuta a viverlo in modo sano dentro e fuori di noi

Psicologia dell'odio: perché esiste, come affrontarlo

L’odio è un sentimento di forte inimicizia e avversione nei confronti di qualcuno o qualcosa; chi odia vorrebbe che l’oggetto del suo odio venisse umiliato, distrutto, cancellato. Pare che gli animali non provino questo sentimento, perché in molti casi l’oggetto del loro odio dovremmo essere noi…
Al contrario, gli esseri umani coabitano da millenni con questa esasperata aggressività, perché di questo si tratta: la rabbia che lo caratterizza è figlia della paura. Ai nostri tempi questo sentire, tanto simile a un virus, si propaga e si auto alimenta velocemente: sta alla sociologia e alla psicologia delle masse studiare il fenomeno, ma si può dire che questa emozione trova terreno fertile nell’insicurezza e nell’ignoranza.

Provare odio può farci star male

Purtroppo, l’odio può anche essere insegnato ed è molto facile apprenderlo, perché interpreta la realtà nel modo più comodo e facile, senza sfumature né analisi. Un fatto è certo: l’uomo in determinate circostanze abbia bisogno di un nemico e questo lo sanno bene i dittatori, ai quali serve sempre un nemico per consolidare il potere e far dimenticare le proprie nefandezze, addebitate regolarmente al demone di turno. Si tratta di un meccanismo psicologico estremamente elementare per il quale è sempre l’altro il mandante o l’esecutore di tutte le cattiverie, le slealtà, le crudeltà, le prepotenze in cui ci si imbatte nella vita quotidiana.

Il male espulso torna a tormentarci

In termini psicoterapici, gli esseri umani tendono a proiettare sul mondo esterno i loro aspetti peggiori, quelli che non vorrebbero avere ma che abitano l’inconscio e generano incubi e pensieri di cui ci vergogniamo: poiché non li vogliamo vedere, l’inconscio ce li mostra all’esterno, vivi e operanti. Si tratta di ciò che Carl Gustav Jung ha descritto come l‘Ombra, l’insieme di sentimenti torbidi, rabbie, angosce e colpe personali che facciamo di tutto per non portare alla luce, poiché molti di questi aspetti sarebbero incompatibili con la morale e l’etica vigenti. Condannato anche dalla religione il diavolo/odio si è rifugiato dentro….

Comprendere questa finzione scenica ideata dalla psiche è dunque essenziale per rendersi conto che il male abita dentro, e non fuori. Ma la consapevolezza non basta perché l’odio, che può arrivare a “possedere” totalmente il nostro Io,è difficile da controllare: su un piatto della bilancia ci sono i nostri valori, il nostro modo di essere e intendere la vita mentre sull’altro piatto sembra ci sia l’esatto opposto. Quando ci si sente sopraffare da questo sentimento occorre fermarsi e attivare un serrato dialogo interiore, talvolta sotto la guida di un terapeuta, per illuminare quali siano le micce personali che fanno detonare l’odio.

Conoscere il male per disinnescarlo

Piaccia o meno, in ognuno di noi vi è una riserva di forza aggressiva e per disinnescarla i divieti non bastano : abbiamo la possibilità di fare del male così come quella di fare del bene. Non siamo né saremo mai perfetti ed è quindi importante accettare le nostre imperfezioni, dialogare con loro e non fingere che non esistano: non siamo nati né cattivi né buoni ma abbiamo disposizioni ereditarie che hanno permesso il nostro successo evolutivo, suggerendoci anche che a volte che la miglior difesa è l’attacco; ma quando il nemico è dentro di noi? Bisogna capire per prima cosa che non è un nemico: anche l’appendice infiammata è pericolosa ma è un residuo della nostra evoluzione che non serve più. Forse l’odio atavico è la stessa cosa su un piano psichico: una parte di noi stessi che non serve più ma a cui occorre prestare attenzione e non indifferenza o peggio rimozione.

Fonte: https://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/7417/psicologia-dell-odio-perche-esiste-come-affrontarlo.html

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