Ma le cattive madri esistono?

Le cattive madri esistono e possono essere divise in due categorie: quelle che non vivono la maternità come un piacere e nonostante ciò accudiscono nel modo a loro più agevole i figli e quelle che non riescono ad amare i figli e ne danneggiano la crescita psico-emotiva

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Diventare madre è un evento che sconvolge l’esistenza, quasi sempre in positivo, ma per alcune donne anche in negativo. Nel senso comune l’idea di affiancare ad un ruolo così importante un aggettivo tanto negativo non è neppure pensabile; finchè un film nel 2016 (Bad Moms) e la protezione dell’anonimato garantito dai social network non hanno fatto cadere il velo di ipocrisia che si tiene sul ruolo materno.

Probabilmente il titolo di questo film ha dato l’input per far cadere ogni velo di vergogna e pudore, e far emergere un binomio fino ad allora inaccettabile. Nell’anonimato della rete molte storie sono apparse per descrivere una maternità non voluta, non accettata, percepita come ingombrante e comunque come esperienza insoddisfacente.

Ecco qui che il velo è caduto, tante esperienze di maternità deludenti sono venute fuori, tante madri che non vivono in maniera così idilliaca i ripetuti cambi di pannolino, le coliche, i pianti; donne che nel segreto della rete possono mettere da parte la vergogna e la paura del giudizio altrui e tirare fuori sentimenti inconsueti e taciuti, scoprendo anche di non essere le sole, madri pentite del ruolo e che confidano che tornando indietro farebbero altre scelte.

Dunque le cattive madri esistono, ma potremmo dividerle almeno in due categorie: le cattive madri che non vivono la maternità come un piacere e nonostante ciò accudiscono nel modo a loro più agevole i figli; e le cattive madri che non riescono ad amare i figli e con i gesti ed i comportamenti danneggiano la crescita psico-emotiva degli stessi, ponendo le basi per una personalità adulta traumatizzata e segnata nel profondo. Ecco dunque che l’aggettivo “cattive” può assumere due connotazioni diverse.

Nel primo caso la donna può avere una chiara consapevolezza della propria insoddisfazione nei confronti del ruolo materno, vive la relazione genitoriale in maniera distaccata, senza empatia e coinvolgimento emotivo, ma comunque adempie al ruolo accuditivo: fornisce sostegno economico e operativo per la crescita. Ma le dinamiche relazionali fra madre e figlio si compongono anche e soprattutto di emozioni, e sicuramente il distacco emotivo di questo tipo di madri priva il minore di un apprendimento, oltre che di una base sicura su cui costruire la propria personalità, radici solide di riconoscimento del proprio valore personale e di un’immagine di sé come persona degna di essere amata.

La personalità di ognuno di noi vede una prima costruzione proprio all’interno della relazione primaria materna, in essa strutturiamo l’immagine di noi stessi e la convinzione di essere persone capaci ed amabili. Fare esperienza di una madre fredda lede la struttura emozionale del bambino impedendogli di conoscere il mondo esterno, se stesso e gli altri, attraverso la condivisione di sensazioni e stati d’animo. Senza questa conoscenza non potrà sviluppare quella comunicazione affettiva necessaria ed implicita in ogni relazione.

Se già questo tipo di esperienza causa danni nello sviluppo psicologico del figlio, ancor più gravoso è fare esperienza di una madre che non ama la creatura che ha messo al mondo e non fa nulla per nasconderlo. Esistono cattive madri che non solo privano i figli della gioia di sentirsi amati, accolti ed apprezzati come individui, ma si spingono con le loro azioni a danneggiare fisicamente e psicologicamente i figli, con lesioni fisiche e carenze profonde perfino nelle cure primarie. Trascurare un figlio, rivolgersi a lui sempre con toni aspri e duri, con parole sgradevoli ed urla costanti, impedisce al figlio di crescere sereno e strutturare una personalità sicura e capace di esprimere la propria individualità, oltre che segnare profondamente lo stato emotivo del minore.

Dunque le cattive madri esistono e, forse non del tutto consapevolmente, causano traumi e danni psico-emotivi che possono protrarsi fino alla vita adulta, se non compensate da altre relazioni significative. Ritengo per questo che sia importante rendere evidenti i danni che certi atti comportano ed accettare come dato di realtà che essere madre è un’esperienza come le altre ed in quanto tale può essere vissuta in tanti modi diversi, ma il modo in cui si sceglie di viverla ha ripercussioni profonde e durature sullo sviluppo emotivo e psicologico della persona che mettiamo al mondo.

Fonte: https://www.psiconline.it/articoli/infanzia-e-adolescenza/ma-le-cattive-madri-esistono.html

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