Attacco di panico: il male più incompreso dei nostri giorni.

Quando il disagio diventa il leiv motive della condizione personale, ecco che si pongono le condizione perchè tutto ciò esploda nell’attacco di panico improvviso, lacerante.

Arriva, inspiegabilmente, è un attacco di panico.
È un vero e proprio fulmine a ciel sereno, qualcosa che assale improvvisamente, inaspettatamente.

All’improvviso si avvertono sensazioni come nausea, vertigini, aumento del battito cardiaco, perdita di contatto con se stessi.

Una ricerca condotta dal Ministero della Sanità pochi anni or sono, ha stimato che oltre 10 milioni di italiani, almeno una volta, provano questa terribile esperienza.

Le cause sono differenti e possono andare da un forte e prolungato stato di stress psico fisico, ad una condizione esistenziale permanente in cui la persona si viene a trovare, come contornata dal buio, tra la mancanza di speranza, è la paura e l’ incapacità di vedere e trovare vie di uscita.

È interessante notare come l’esperienza derivi dal significato del termine panico.

La parola “panico” deriva dall’antico Dio greco Pan, il cui significato deriva dal verbo paein ” pascolare”, ma letteralmente pan significa “tutto” perché, secondo la mitologia greca, Pan era lo spirito di tutte le creature naturali ed era legato alla foresta, all’abisso, al profondo.

Una condizione psicologica nella quale il termine profondo non è sinonimo di approfondimento o introspezione, ma significhi piuttosto incapacità di decifrare, equilibrare i propri stati d’animo.

L’attacco di panico lavora, nelle sue cause, in maniera silenziosa, anche subdola.

Si alimenta delle insicurezze personali, si nutre delle paure e delle guerre permanenti che ognuno si trova ad affrontare nella vita.

Quando il disagio diventa il leiv motive della condizione personale, ecco che si pongono le condizione perchè tutto ciò esploda nell’attacco improvviso, lacerante.

Gli psicologi, e studi sempre più approfonditi sul fenomeno, indicano nella ” rete di paura” quella parte del cervello umano che determina l’attacco di panico.

L’incapacità, anche per cause molto reali e concrete e quindi non immaginarie, di creare alternative a questo stato, di inibire queste memorie sedimentate, produce un vortice dal quale risulta sempre più difficile uscirne.

La mancanza di supporto e di relazioni importanti aumenta a dismisura il senso di isolamento, di abbandono, così da rendere chiaro al soggetto il suo stato e l’impossibilità di trovare appigli e poter combattere le proprie paure.

L’esplosione del fenomeno, perchè di questo si tratta, non a caso è divampato in questi anni di crisi, momenti segnati da una mancanza di speranza e di prospettiva.

Definire pertanto una vera emergenza sociale questa patologia non è inappropriato.

Perché sono proprio le condizioni di isolamento nelle quali si trovano i soggetti colpiti dagli attacchi di panico, che dimostrano il peso e la responsabilità che la società nel suo complesso ha nel definire o meno le condizioni affinchè questo accada.

Non è un caso, come dimostrano sempre le ricerche condotte, che in comunità coese, ricche di relazioni, nelle quali il fallimento non è visto come l’anticamera dell’inferno, che fenomeni come questi siano episodi isolati e senza numeri preoccupanti come quelli che riguardano le società cosiddette evolute.

Non è una questione di mero benessere o di facili comodità.

L’esperienza condotta a livello di comunità internazionale sullo Stato di Israele, Paese perennemente in guerra, ed esposto a pericoli continui e costanti, ha dimostrato come il forte senso di appartenenza e di aiuto comunitario lo situi addirittura ai vertici come società felice ed appagata.

C’è da riflettere quindi, e parecchio, sulla fondamenta del nostro vivere insieme.

Fonte: https://www.giornodopogiorno.org/2019/02/15/attacco-di-panico-il-male-piu-incompreso-dei-nostri-giorni/

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