Non ti vai a cercare una violenza sessuale. È così difficile capirlo?

Quando una donna subisce uno stupro, non dobbiamo mai scordarci che nessuna vittima se la “va a cercare”, perché nessuna donna vorrebbe mai subire una violenza e che l’ingenuità, qualora ci fosse, non può avere un prezzo così alto. Purtroppo alle vittime di violenza sessuale  (che sia donne, o che siano bambini) nessuno renderà mai veramente giustizia, non ci può essere una pena congrua e giusta in grado di andare a colmare il vuoto e il dolore creato.

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“Quando subisci uno stupro, l’errore più grande che si possa fare, e che fanno tutti, è pensare che finisca lì, senza sapere che invece è solo l’inizio, che la parte più difficile deve ancora cominciare. Devi imparare a far finta di sorridere, a fingere che non sia cambiato niente nella tua vita, soprattutto per evitare di insospettire gli altri, perché non vuoi che nessuno venga a conoscenza di ciò che ti è accaduto. Hai paura del confronto con chi ti circonda, del loro giudizio, delle loro critiche, del loro dito puntato. Hai paura di guardare le persone in faccia e vedere lo sguardo dello schifo o della compassione. Nessuno comprende che quando subisci una violenza sessuale vorresti solo dimenticare e sentirti il più normale possibile, non hai bisogno della pietà degli altri”.

Sono parole vere, tratte dal mio ultimo libro “Ragazzi violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori”, edito da Imprimatur. Sono anche le parole che dovremmo leggere ogni giorno per cercare di stamparci tutti chiaro in mente, in particolare prima di aprire la bocca e dare fiato a quelle trombe distorte da una cultura ancora troppo misogina e sessista, che una donna violentata non è un oggetto, ma è un essere umano in carne ed ossa con emozioni e sentimenti.

Fin da piccoli ci insegnano a stare attenti a quelli brutti e cattivi, e la maggior parte delle volte rimaniamo scottati da quelli belli e ben vestiti, o meglio, ben mascherati, che tessono delle trappole con dei fili invisibili o addirittura dorati, nascosti troppo di frequente dietro maschere di “normalità”, per poi svelarsi nella loro profonda crudeltà.

Non abbiamo ancora capito che i mostri possono essere molto più vicini a noi di quello che possiamo pensare, che un pedofilo o un aggressore sessuale, sono persone che in ambito professionale possono essere anche adattate e insospettabili, e nel contempo covare dentro il germe della violenza.


Chi violenta una donna, non violenta tutte le donne, chi abusa sessualmente di un bambino, non lo fa con tutti i bambini, questo è l’aspetto che spesso ci porta a fare errate interpretazioni del pericolo reale e potenziale. In alcuni casi, soprattutto quando si è piccoli, si può peccare di ingenuità, ma quanto è caro il prezzo che una ragazza o una donna deve pagare?


È facile giudicare e parlare quando non si è coinvolti in prima persona, dimenticandoci che tutti noi viviamo con zaini sulle spalle strapieni di raccomandazioni che ciclicamente ci dimentichiamo. Il fatto che magari una persona possa eventualmente anche aver peccato di ingenuità e non abbia prestato le “dovute attenzioni”, NON significa che debba pagare un prezzo così caro.

Violenza significa imposizione fisica e/o psichica NON consensuale.

Io posso essere d’accordo ad allontanarmi con te, ad uscire con te, ad incontrarmi con te, ma non sono d’accordo a subire una violenza o a ricevere un trattamento che per te è un “piacere” esaltato dalla tua distorta visione della donna e delle dinamiche relazionali, e per me, è invece un massacro del corpo e della mente. Questo aspetto, purtroppo, non è chiaro a troppe persone o ai tribunali social.

Ci districhiamo, infatti, in un mondo in cui vige non troppo silente, tra uomini e donne, il “se l’è andata a cercare”, “se non fosse andata con quello”, “se non avesse accettato l’invito non le sarebbe accaduto niente”, “se fosse stata attenta” o “poteva pensarci prima”, argomentazioni che esprimono tare mentali che pesano come macigni nella psiche delle vittime ulteriormente violentate da una cultura che grida “denuncia” e porta solo ad un doloroso e solitario silenzio.

Se vogliamo creare una cultura dell’accoglienza, dobbiamo partire dall’ascolto e dalla comprensione, scordandoci i giudizi. Non dobbiamo dimenticarci che una vittima legge i giornali, tutto ciò che viene scritto sui social e sente tutto ciò che viene detto, troppo spesso a sproposito.

Ogni parola, ogni immagine, ogni titolo di giornale, ogni frase, sono un’ulteriore pugnalata, ma a quanto pare, non ci rendiamo che ormai siamo immersi nella violenza perdendo il punto di vista delle vittime e soprattutto il concetto di TUTELA.

Persone che fatico a definire uomini, dopo aver distrutto fisicamente e psicologicamente quello che diventa oggetto-preda, non hanno pietà e rimorso, ma piacere per quello che hanno fatto. Trovano anche giustificazioni, tentano addirittura di infangare la vittima, di accusarla di aver partecipato consensualmente.

Per questa ragione tante ragazze non denunciano, hanno paura di non essere credute, di finire in un frullatore mediatico e giudiziario, di essere accusate a loro volta e quindi di essere ulteriormente violate. Il dolore sommato alla paura.

In più, non dobbiamo scordarci che tante volte, queste violenze vengono agite sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e che lo stato di alterazione dato da droghe e/o alcol fa perdere il senso della misura e dei limiti per cui, in base anche alla personalità del soggetto, non riescono a mettersi un freno e si spingono oltre, come dimostrano numerosi casi di cronaca, fino a massacrare letteralmente una persona, in quel momento spogliata di tutti i suoi lati umani.

Purtroppo alle vittime di violenza sessuale nessuno renderà mai veramente giustizia, non ci può essere una pena congrua e giusta in grado di andare a colmare il vuoto e il dolore creato. Non dobbiamo mai scordarci che nessuna vittima se la va a cercare, perché nessuna donna vorrebbe mai subire una violenza e che l’ingenuità, qualora ci fosse, non può avere un prezzo così alto.

Fonte: http://www.adolescienza.it/aggressivita-devianza/non-ti-vai-a-cercare-una-violenza-sessuale-e-cosi-difficile-capirlo/

Un pensiero riguardo “Non ti vai a cercare una violenza sessuale. È così difficile capirlo?

  1. Avulso ed esterrefatto a quanto gli uomini ( genere maschile) sia superficiale additando una vittima di aver voluto essere preda per poi pentirsene, è penoso. Rispetto per tutte le donne, a prescindere dalla loro fisicità e come decidono di farla vedere, vedere.

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