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Il bullismo uccide ancora, è ora di intervenire prima di gesti estremi


Purtroppo sembra che solo davanti ad un gesto così estremo ci si renda conto della reale gravità della situazione, ci si pongono delle domande per capire come si possa arrivare a togliersi la vita per colpa di alcuni ragazzi privi di ogni competenza relazionale e sociale, di senso dell’altro e di empatia, di emozioni di base e di un senso morale che riesca ad un certo momento a far capire che si sta andando oltre e che l’altro è nella strada del non ritorno. Il bullismo uccide da un punto di vista psicologico, la costanza e ripetitività non viene tollerata e può portare ad attaccare il proprio corpo, a fargli del male, quel male che si reprime, che non si riesce a tirar fuori in altro modo, fino, nei casi più gravi al suicidio.Ci si sente come un sacco in balia dei pungi e calci dei compagni, non solo quello fisici, anche e, soprattutto, quelli psicologici e verbali. Purtroppo non si capisce il dolore che generano le parole, i gesti, gli sguardi, la disapprovazione, il rifiuto, il sarcasmo, l’essere un bersaglio, essere al centro della loro attenzione, senza sosta e senza pietà. Perché non si tratta di una battuta fuori luogo, un gioco pesante o di uno scherzo di cattivo gusto in cui si rimane male ma poi si riesce a superare, si tratta di una sistematicità, di una mancanza di sensibilità, di una intenzionalità di quei comportamenti. Questi ragazzi non solo vittime dei bulli, sono vittime di tanti e troppi silenzi, sono vittime dell’omertà di quei compagni che sanno e non parlano, di tutti coloro che hanno gli strumenti per fronteggiare i bulli e non lo fanno. A volte fa più male essere in balia dei compagni omertosi che si comportano in maniera più violenta dei bulli, non intervenendo

Sul settimanale MIO di questa settimana, uscito mercoledì 21 marzo 2018, in un articolo di Antonio Murzio, una approfondita intervista alla dott.ssa Maura Manca sul fenomeno del bullismo e sulle sue drammatiche conseguenze, a partire dal suicidio di Michele, il diciassettenne piemontese che ha scelto di togliersi la vita in seguito all’isolamento, alle prevaricazioni e alle aggressioni verbali dei coetanei.

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Le vittime privilegiate dei bulli sono ragazzi timidi, introversi, che non sanno difendersi e che, per paura di ritorsioni, non dicono nulla e non raccontano quanto gli sta accadendo. Spesso la loro unica “colpa” è quella di essere diversi.

 

Si leggono sempre più casi di ragazzi che tentano il suicidio o che si sono tolti la vita cercando di essere ascoltati e credendo che solo attraverso queste azioni estreme si possa mettere fine alle loro sofferenze. Sono gesti che nascono da un profondo dolore, da un percorso in cui giorno dopo giorno si perde la forza vitale.

Quali sono i pensieri che scattano nella mente di un ragazzo vittima di bullismo? Perché i ragazzi non ne parlano con i genitori che capiscono, spesso, quando ormai è troppo tardi?