Crisi dei rifugiati e prospettiva psicologica

È chiaro che qualsiasi movimento migratorio di massa avrà i suoi pro e contro, e i problemi che potrebbe sollevare raramente avranno una soluzione perfetta e unica. Da un punto di vista psicologico, la crisi dei rifugiati può essere spiegata in termini di pregiudizi cognitivilegati alla creazione del pensiero politico-sociale.

Quando entrano in gioco i pregiudizi, possiamo pensare in modo molto concreto e polarizzato, arrivando a credere che le nostre opinioni siano le uniche corrette.

I pregiudizi possono essere utili nella misura in cui non siamo preparati a elaborare tutte le informazioni che ci arrivano attraverso i sensi.

Ci aiutano a rimanere nella nostra zona di comfort mentale. I limiti della nostra memoria immediata, la mancanza di informazioni o l’incertezza sulle conseguenze delle nostre azioni inducono a ricorrere sistematicamente a euristiche o scorciatoie mentali. 

Le usiamo per semplificare la risoluzione dei problemi, ma ci portano a fare valutazioni basate su dati incompleti e parziali.

Perché è così difficile accettare l’opinione altrui?

Per capire la crisi dei rifugiati dobbiamo analizzare la posizione di tutte le parti coinvolte. Per questo è necessario capire come lavora la mente umana nella formazione dei pensieri.

Vi invitiamo a riflettere: la formazione delle nostre opinioni si basa su fatti misti a errori cognitivi che condizionano la nostra percezione della realtà (passata, presente e futura).

Eliminando gli errori di pensiero nell’elaborazione delle informazioni, ogni conflitto nasce perché esistono una o più posizioni contrapposte.

I contro dell’immigrazione si trovano nella difficoltà di identificazione tra le persone che arrivano in massa e il traffico mafioso e nei problemi di lavoro che possono incontrare cambiando paese.

I pro equivalgono a migliaia di persone che sfuggiranno alla povertà e ai conflitti armati nel loro paese, salvando così la loro vita e quella delle loro famiglie.

Oltre a migliorare la qualità della propria vita, migliaia di persone sono sfuggite alla povertà o hanno superato la carestia grazie all’immigrazione.

I problemi sociali compaiono quando scegliamo ed elaboriamo solo le informazioni che si adattano alle nostre aspettative, quasi senza preoccuparci se si tratta di realtà o di una bugia.

La realtà sociale ha tanti prismi quanti sono gli sguardi; i nostri errori nell’elaborazione delle informazioni ci portano a vedere uno solo dei prismi, generando opinioni forti e veementi.

Non siamo disturbati dalle cose, ma dalle opinioni che abbiamo di esse.

Errori di pensiero sulla crisi dei rifugiati

A seguito dei bias di conferma e di autogiustificazione, arriviamo a credere che l’unico modo per osservare e risolvere un conflitto debba partire dalla nostra percezione di esso, che reputiamo sempre fedele alla realtà.

Ma non siamo altro che vittime di questi errori di pensiero, prodotti dal nostro cervello per semplificare la risoluzione dei problemi.

Tutti commettiamo errori durante l’elaborazione delle informazioni. Io stesso, pernon turbare le mie convinzioni più profonde, per non abbandonare le mie idee sull’umanità, mostro la mia assoluta fiducia nell’essere umano, indubbiamente condizionato dall’euristica della conferma.

Non importa il contenuto dell’idea, la bontà o la cattiveria delle intenzioni. Nel momento in cui uno qualsiasi di questi contenuti mentali sarà isolato da ogni ragionevole dubbio, saremo pericolosamente vicini al fondamentalismo.

In riferimento al conflitto dei profughi siriani, quando riesco a liberarmi dei miei pregiudizi di pensiero, capisco le persone che, per paura o per situazioni personali, sono contrarie all’ingresso massiccio nel loro Paese.

Capisco il loro timore in merito alla possibilità che insieme a migliaia di persone innocenti ne arrivino anche altre che vogliono porre fine alla democrazia. Comprendo le loro obiezioni allo shock culturale e alle conseguenze che questo potrebbe avere.

Eppure…

Ma, soprattutto, e in parte a causa dei miei pregiudizi nell’elaborazione delle informazioni, sono più vicino alle persone che aiutano altre indipendentemente dal fatto che abbiano torto o meno nel loro modo di pensare.

Nei conflitti politici, ideologici o religiosi, tutto è lecito, ma quando si tratta di persone dovremmo affrontare la questione da una prospettiva umanitaria.

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