La musica: quel linguaggio simbolico che tocca le emozioni

La musica parte da un compositore che traduce un’emozione in qualcosa in modo che gli ascoltatori possano raccoglierla e sperimentarla in prima persona

Ascoltare musica attiva la produzione di endorfina, una sostanza chimica che stimola le aree cerebrali che producono piacere all’organismo, funziona come inibitore del dolore fisico e aiuta a ridurre lo stress.

La musica nasce insieme all’uomo che da sempre ha manifestato il bisogno di esprimersi attraverso di essa, inizialmente quando la comunicazione verbale non era ancora sviluppata e, in seguito, affiancando queste due forme di linguaggio, quasi a voler integrare il linguaggio verbale con una forma di comunicazione in grado di raggiungere in modo più rapido e profondo la sfera emotiva.

Il fatto che i suoni siano più difficili da razionalizzare in quanto sono privi di caratteristiche logico-deduttive, li rende una via di accesso privilegiata alla nostra sfera emotiva.

Un linguaggio simbolico

A differenza della comunicazione basata sul linguaggio, con la musica la condivisione di un codice perde la sua centralità, all’ascoltatore non sono richieste competenze musicali specifiche, chiunque è in grado di ascoltare musica e di trarne qualcosa, ma non va comunque dimenticato che il contesto culturale e sociale in cui si vive contribuisce a far assimilare una serie di informazioni che anche a nostra insaputa danno vita a quella specifica sensibilità musicale che ciascuno di noi possiede.

Anche un linguaggio simbolico come la musica segue delle regole: si basa su convenzioni, facoltà e libertà espressive, funzioni sociali, che si adattano e si modificano in funzione dell’epoca e del luogo. Così come anche il contesto in cui si ascolta musica risulta estremamente importante a determinare il modo in cui il messaggi stesso verrà percepito.

Il modello di comunicazione emotiva in musica

Il messaggio musicale parte da un compositore che ha il difficile compito di tradurre un’emozione in qualcosa di senso compiuto in modo che altri (gli ascoltatori) possano raccoglierla e sperimentarla in prima persona. Non dimentichiamo che egli è a sua volta ascoltatore di moltissimi altri messaggi musicali provenienti da diverse fonti che possono influenzare il suo lavoro, dando un carattere circolare a questa forma di comunicazione.

Partendo dalla teoria elaborata del linguista russo Roman Jakobson, possiamo individuare questi passaggi:

  • il messaggio emotivo è ciò che si vuole trasmettere, e risponde a un insieme di regole che devono essere valide e comprensibili anche per persone che non padroneggiano il codice specifico della musica, detto codice musicale;
  • per trasmettere questo messaggio si utilizza un canale, che può consistere per esempio in uno strumento, nella voce, o anche in strumenti quali una radio o un lettore CD;
  • in questo tipo di comunicazione il contesto ha un ruolo fondamentale, inteso come ambiente e contesto socio-relazionale, che può a sua volta condizionare un altro elemento della comunicazione: lo status emotivo;
  • lo status emotivo è rappresentato dalla situazione emozionale in cui si svolge la comunicazione; da tenere presente che per trasmettere un’emozione è necessario che colui che riceve il messaggio sia nella disposizione d’animo giusta per essere aperto e disponibile a entrare in sintonia con il messaggio, fino a modificare il suo stato emozionale;
  • a disturbare la corretta ricezione del messaggio subentra il rumore, inteso come elemento di disturbo in senso generale, non solo sonoro ma anche emotivo, che distrae o distorce il significato del messaggio;
  • infine, a rendere fattibile il passaggio del messaggio emozionale dal compositore all’ascoltatore è l’esecutore.

Compositore, esecutore e ascoltatore sono legati fra loro da un meccanismo di feedback che influenza vicendevolmente il comportamento degli elementi coinvolti.

L’importanza del fattore umano

Per valutare l’importanza del fattore umano nell’esecuzione di un brano, alcuni studi hanno indagato le risposte dei neuroni, misurate attraverso una risonanza magnetica in grado di fornire un riscontro di come il flusso di sangue derivante dall’attività neurale del cervello cambiasse con l’ascolto di musica dal vivo particolarmente coinvolgente, per poi compararlo con la reazione all’ascolto dello stesso brano suonato da un computer.

I risultati hanno confermato una maggior attività neurale durante l’ascolto dal vivo, in modo ancora più evidente nel caso si trattasse di ascoltatori che fossero anche esperti musicisti, e hanno messo in evidenza un aspetto forse ancor più interessante. Come era stato ipotizzato, attraverso un sistema di neuroni specchio, gli ascoltatori erano in grado di percepire le emozioni dell’esecutore dando luogo ad una forma di empatia tra le parti, grazie alla quale si rendeva possibile capire ed imitare l’azione e le intenzioni di chi si aveva di fronte, non attraverso il ragionamento concettuale, ma attraverso delle semplici sensazioni.

Musica registrata e musica dal vivo

La maggior parte della musica che ascoltiamo oggi è musica registrata, ci arriva da cd, radio e da molte altre fonti e accompagna il nostro quotidiano. Tuttavia molti tra noi saranno d’accordo nel dire che la musica che ci emoziona e ci coinvolge di più è quella che ascoltiamo dal vivo.

Provate ad immaginare una canzone che vi piace e immaginate di ascoltarla attraverso gli auricolari, seduti sul divano o camminando per la strada. Adesso pensate alla stessa canzone e immaginate di ascoltarla durante un concerto: già il solo pensiero vi avrà probabilmente suscitato emozioni molto diverse.

Come è cambiata la fruizione della musica

La scelta tra musica dal vivo e musica registrata è un’opportunità relativamente recente che coincide con la nascita dei primi strumenti di riproduzione del secolo scorso: prima di allora la musica si ascoltava esclusivamente dal vivo il che, se da un lato offriva un coinvolgimento emotivo maggiore, dall’altro comportava naturalmente anche un numero minore di occasioni d’ascolto. Un bene o un male per la musica?

Sicuramente la maggiore diffusione ha consentito il coinvolgimento di più persone, pensiamo a chi magari non aveva i mezzi economici per poter seguire spesso musica dal vivo, e ha permesso la diffusione della conoscenza di un patrimonio culturale.

Altrettanto sicuramente ha comportato un mutamento radicale nel modo di fruire la musica. Con l’avvento della musica registrata si incontrano più facilmente singoli pezzi piuttosto che il repertorio di un artista o un genere specifico presentato in uno stesso concerto, con il risultato che il livello di attenzione cala. Ci si distrae più facilmente durante l’ascolto, si accende e si spegne mentre una canzone è in corso, si usa la musica come sottofondo ad altre attività.

Musica registrata e musica dal vivo: un diverso modo di ascolto

Ascoltare musica attiva la produzione di endorfina, una sostanza chimica che stimola le aree cerebrali che producono piacere all’organismo, funziona come inibitore del dolore fisico e aiuta a ridurre lo stress. Ma quando parliamo di emozioni, la differenza tra musica registrata e musica dal vivo diventa netta.

L’ascolto della musica registrata è un tipo di ascolto molto diverso da quello che possiamo fare durante un concerto e anche il contesto è molto differente. Se possiamo ascoltare musica registrata in qualsiasi momento, indipendentemente dal fatto che siamo contemporaneamente impegnati in altre attività, diverso è quando decidiamo di uscire, recarci in un determinato luogo, prendere posto con la precisa disposizione d’animo rivolta all’ascolto, al coinvolgimento e alla partecipazione più o meno attiva.

La presenza dal vivo ci permette di cogliere meglio anche le varie sfumature di quello che ascoltiamo, la musica registrata non ha il fiato, le mani e la forza di chi suona. Ci permette di creare uno scambio emozionale più forte con l’esecutore e di sentirci veramente immersi nella musica più di quanto non potremmo fare nemmeno indossando le migliori cuffie presenti sul mercato. Senza contare che ascoltare un’esecuzione dal vivo non significa mai fruire dell’esatta riproduzione di un’altra esecuzione, sia pure degli stessi brani, come invece avviene per la musica registrata.

Altro elemento da considerare è la funzione socializzante della musica, vivere l’esperienza di un concerto dal vivo consente una condivisione e uno scambio emozionale anche con il pubblico presente, che è testimone insieme a noi di quell’esecuzione unica.

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO FONTE https://www.stateofmind.it/2022/03/musica-emozioni/

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