Un disturbo alimentare invisibile

L’ortoressia nervosa è la preoccupazione ossessiva per il consumo di cibo ‘sano’ e focalizzata sulla qualità e sulla composizione degli alimenti

La persona con ortoressia non ricerca un programma alimentare dietetico con lo scopo di perdere peso o migliorare la propria salute, bensì sperimenta un’ossessione patologica per il consumo di cibi sani e biologici.

L’ortoressia nervosa (ON) è un termine introdotto da Steven Bratman nel 1997, in un articolo sulla rivista Yoga Journal (Atzeni, Converso e Loera, 2021), con criteri che descrivono una preoccupazione ossessiva per il consumo di cibo ‘sano’ e focalizzata sulla qualità e sulla composizione degli alimenti (Moroze et al., 2015). Nello specifico, i soggetti che ne soffrono tendono a seguire una dieta sbilanciata, che porta nel tempo all’esclusione di determinate classi di alimenti, in funzione della purezza alimentare: si sentono in colpa se ‘trasgrediscono’ mangiando cibo impuro (Moroze et al., 2015). I soggetti che ne soffrono temono di assumere cibo considerato ‘malsano’, evitando cibi composti da derivati, additivi o sostanze considerate nocive, spendendo molte ore (almeno più di due al giorno) e soldi per cercare un tipo di alimentazione salutare.

Tale preoccupazione eccessiva, che compromette la salute fisica e fa sperimentare ai soggetti un notevole stress a causa delle credenze sul cibo (Moroze et al., 2015), può essersi sviluppata come un’estremizzazione dell’attenzione dedicata alla qualità degli alimenti: come riportò Pollan (2006) nel Paradosso dell’onnivoro, tale focalizzazione attentiva può essere vista come una strategia di coping nei confronti del ‘cibo spazzatura’ occidentale, ipernutriente e contaminato da molti conservanti chimici, che porta al suo evitamento con la preferenza di prodotti orientali come zenzero, papaya o bacche di gogji (Pollan, 2006; Atzeni, Converso e Loera, 2021). La persona ortoressica non ricerca un programma alimentare dietetico con lo scopo di perdere peso o migliorare la propria salute, bensì sperimenta un’ossessione patologica per il consumo di cibi sani e biologici (Atzeni, Converso e Loera, 2021).

Teorie sull’ortoressia nervosa

Secondo la teoria di Bratman, l’ortoressia percorre due tappe specifiche: la prima, definita come ‘innocente’ e ‘meritevole’, consiste sostanzialmente nel cambiamento delle proprie abitudini alimentari in funzione di un miglioramento, sia in termini fisici che salutistici. Nella seconda tappa, con l’incremento del rigore alimentare rispettato e con il conseguente aumento di autostima, si sviluppa una vera e propria ossessione patologica nei confronti degli alimenti, ossessione che porta i soggetti alla ‘spiritualità della cucina’, cioè a spendere la maggior parte del tempo nella pianificazione, nell’acquisto, nella preparazione e nel consumo dei pasti (Atzeni, Converso e Loera, 2021).

Dopo la teoria di Bratman (1997), altri autori cercarono di dare una definizione all’ortoressia nervosa: Donini (2004) la definì come un ‘comportamento salutare fanatico’ che nasce dalla comorbilità tra un disturbo alimentare ed un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, mentre Bagci Bosi (2007) si focalizzarono sul desiderio alimentare e su ‘atteggiamenti altamente sensibili nel comportamento alimentare’ (Atzeni, Converso e Loera, 2021, p. 207). Nicolosi (2006) definisce questa società come ‘ortoressica’, in quanto si è sviluppata progressivamente non solo la preoccupazione per il cibo, bensì anche la relazione triadica tra corpo, ideologie simboliche-identitarie (si pensi ai canoni di bellezza femminili odierni) ed etico-ideologiche (ad esempio, il veganismo). Dato che Bratman (2017) precisò che i criteri per l’ortoressia nervosa devono discriminare lo stile alimentare sano dalle fissazioni ossessive e dai comportamenti compulsivi, sono stati coniati differenti strumenti utili a misurare i sintomi correlati a questo disturbo.

Strumenti per rilevare l’ortoressia nervosa

Il primo strumento, coniato da Bratman e Knight (2000), è il Bratman Orthorexia Test (BOT) per indagare il tempo dedicato alla pianificazione alimentare, la quantità del cibo, la compromissione della qualità di vita correlata ad una rigida alimentazione sana, l’autostima, il perfezionismo e l’isolamento sociale (Atzeni, Converso e Loera, 2021). È composto da dieci domande a cui si può rispondere in modo affermativo o negativo. La scala più diffusa è la ORTO-15 (Domini et al., 2004; 2005), utile per rilevare la presenza di un’abitudine ossessiva nella scelta, nell’acquisto, nella preparazione o nel consumo di specifici alimenti: tale batteria, composta da 15 item, può essere utilizzata come screening (Atzeni, Converso e Loera, 2021). Gli strumenti messi a punto negli ultimi anni sono l’Eating Habits Questionnaire (EHQ; Gleaves et al., 2013) che è composto da 21 item utili a indagare i comportamenti alimentari salutari, le sensazioni positive ed eventuali problemi correlati ad uno stile alimentare disequilibrato. La Duesseldorf Orthorexia Scale (DOS; Barthels et al., 2015; Depa et al., 2017), suddivisa in tre sottoscale indaganti il comportamento alimentare ortoressico, l’evitamento degli additivi e la fornitura di minerali. La Teruel Orthorexia Scale (TOS; Barrada e Roncero, 2018) è comporta da 17 item per identificare i fattori correlati all’ortoressia sana e nervosa, infine la Barcelona Orthorexia Scale (BOS; Bauer et al., 2019) è stata sviluppata per identificare sei sottocategorie dell’ortoressia nervosa: dominio cognitivo, emotivo, comportamentale, conseguenze negative per la salute, negative per l’ordine sociale e la diagnosi differenziale (Atzeni, Converso e Loera, 2021).

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO FONTE  https://www.stateofmind.it/2022/01/ortoressia-nervosa/

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