Quali sono i disturbi di personalità del DSM V?

Il DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) classifica i disturbi di personalità in tre cluster (raggruppamenti). Al Cluster A appartengono il disturbo paranoide di personalità, il disturbo schizoide e il disturbo schizotipico di personalità. Il Cluster B è composto dal disturbo antisociale di personalità, dal disturbo istrionico, narcisistico e borderline. Al Cluster C appartengono il disturbo dipendente di personalità, il disturbo evitante e il disturbo ossessivo compulsivo di personalità.

Nel DSM V, i disturbi di personalità rappresentano solo una piccola parte del manuale, sono discussi da pagina 747 a pagina 793; in altre parole occupano solo 46 delle 1062 pagine (indice escluso) del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, eppure richiamano estrema attenzione tra professionisti e non.

Il DSM è consapevole che non è possibile raggruppare tutti i tipi di disturbi di personalità in soli tre cluster, così, in modo parallelo, propone ai clinici una criterio diagnostico dimensionale atto a valutare la personalità dell’individuo nel suo funzionamento e come questo funzionamento si adatta al mondo.

Quali sono i disturbi di personalità del DSM V

Prima di elencare tutti i disturbi di personalità, un’altra considerazione da fare sta nel tipo di approccio impiegato nel DSM V. Il Manuale diagnostico dei disturbi mentali è ateorico, nella sua classificazione spiega i disturbi di personalità mediante dei criteri sintomatici (ciò che è evidente all’esterno). Il PDM (Manuale diagnostico psicodinamico) usa un approccio psicodinamico per descrivere gli stessi (o quasi) disturbi.

In seguito, elencheremo i disturbi di personalità presenti nel DSM V ma per comprendere come tale descrizione possa cambiare in base all’approccio teorico, per alcuni disturbi proporremo una spiegazione alternativa. Iniziamo con i disturbi del cluster B: antisociale, narcisistico, borderline, istrionico.

Antisociale

L’antisociale è completamente privo di rimorso, è pronto a ferire chiunque intralci il suo cammino. Non aderisce minimamente alle norme sociali e non rispetta l’autorità. La sua è l’unica legge. Questo disturbo della personalità è spesso sovrapposto con la figura dello «psicopatico a basso funzionamento»: impulsivo, bugiardo patologico, indifferente ma anche incapace di fare programmi e calcoli. All’opposto, lo psicopatico ad alto funzionamento è calcolatore, freddo e all’apparenza aderisce alle norme sociali.

Narcisistico

Il disturbo è egosintonico, ciò significa che il narcisista non soffre per i suoi sintomi, sono piuttosto le persone che lo circondano a risentirne. La caratteristica predominante del disturbo è un senso di grandiosità. Il senso di grandiosità del narcisista è accompagnato da un «senso di diritto», cioè l’irragionevole aspettativa di avere trattamenti speciali o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative. E’ assorbito da fantasie di potere, ha bisogno di ammirazione. E’ spesso invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino. L’arroganza e la presunzione sono palesi. Per la descrizionepsicodinamica del disturbo narcisistico di personalità, vi rimandiamo all’articolo: i meccanismi di difesa del narcisista (Otto F. Kernberg, 1978, 2005).

Borderline

Il borderline è estremamente facile alla rabbia. Ha un’immagine di sé mutevole e presenta forte instabilità nei rapporti personali. La frase originale di Beck associata a questo disturbo è: «merito di essere punito». Intimamente il borderline si sente sbagliato e -involontariamente- ce la mette tutta per auto-sabotarsi nella vita. L’impulsività e la facilità alla rabbia sono le caratteristiche più pervasive.

Nella prospettiva psicodinamica, il disturbo borderline di personalità è stato fortemente approfondito da Otto Kernberg. Secondo l’autore, le persone con disturbo borderline di personalità, la cui caratteristica è l’instabilità (soprattutto relazionale), non sono in grado di raggiungere un’identità personale completa e stabile a causa di un’incapacità di integrare e riconciliare gli “oggetti” problematici interiorizzati durante l’infanzia.

A causa della loro incapacità di strutturare in modo stabile il loro mondo interno, non riescono a riconoscere contemporaneamente nelle persone (e in se stessi) una miscela di tratti buoni e cattivi e questo viene generalizzato al mondo esterno che viene quindi percepito in due estremi opposti (visione dicotomica). La prospettiva psicoanalitica riesce a descrivere i disturbi di personalità mediante un ricorso eccessivo ai meccanismi di difesa. I meccanismi difensivi più rappresentati nel disturbo borderline di personalità, sono: scissione, identificazione proiettiva, idealizzazione e svalutazione.

Istrionico

L’istrionico ha un’emotività eccessiva, usa un linguaggio impressionistico e l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da contatto fisico. Nell’interagire con gli altri assume un atteggiamento provocante o seduttivo. Usa l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé e per questo può indossare accessori o capi appariscenti. E’ suggestionabile e reputa le relazioni che stringe più intime di quanto non lo siano in realtà. Tende a stringere numerose relazioni ma senza mai raggiungere un contatto profondo. Anche in questo contesto, per avere più informazioni vi rimandiamo a un approfondimento specifico: disturbo istrionico.

Disturbi del cluster C

Passando ai disturbi del cluster troviamo, il disturbo evitante di personalità, il disturbo dipendente e il disturbo ossessivo compulsivo di personalità.

Evitante

L’evitante si sente socialmente inadeguato, per lui è tutto un “vorrei ma non posso”, vorrebbe avere relazioni, fare vita sociale, uscire… ma non può, non può perché la sua più grande paura è il giudizio.

Secondo la teoria di T. Millon, i soggetti con disturbo evitante di personalitàottengono pochi rinforzi positivi da se stessi e dagli altri, tanto da cadere in una sorta di insicurezza cronica. Sono circospetti e sempre in allertapronti a mantenere le distanze per evitare l’ansia anticipatoria delle esperienze di vita dolorose. Le loro strategie di adattamento riflettono timore e sfiducia negli altri, oltre che sfiducia nelle proprie risorse. Queste persone mantengono uno stato di vigilanza continuo nel tentativo di impedire che i loro impulsi e il loro desiderio di affetto provochino il ripetersi del dolore e dell’angoscia sperimentati nelle esperienze pregresse. Riescono a proteggersi dal dolore solamente attraverso un ritiro attivo. Nonostante il loro desiderio di stabilire relazioni con gli altri, hanno imparato che è meglio negare questi sentimenti e mantenersi a una distanza interpersonale di sicurezza.

Dipendente

Il dipendente non ha un senso di autonomia. Lascia che siano gli altri a prendersi le responsabilità delle proprie azioni, in cambio si sottomette completamente ed è disposto a tutto per non correre il rischio dell’abbandono.

Secondo Theodore Millon (un fisico, matematico e teorico che ha contribuito a stilare il DSM) le personalità possono essere descritte con un approccio che valuta il modello di adattamento al mondo (attivo o passivo) e lo stile interpersonale (se centrato su di sé o sull’altro). Secondo questa prospettiva teorica, il dipendente è passivo e basa la sua identità sull’altro.

In dettaglio: i soggetti dipendenti hanno imparato non solo a rivolgersi agli altri per ottenere attenzioni e sostentamento, ma anche ad aspettare passivamente che in virtù delle loro capacità costoro provvedano ai loro bisogni. Questi soggetti sono caratterizzati da una continua ricerca di rassicurazioni. Con le esperienze familiari precoci hanno imparato che assumere un ruolo passivo nei rapporti interpersonali assicura loro dei benefici. Accettare la protezione e il sostegno che vengono loro offerti ed essere pronti a sottomettersi ai desideri degli altri permette loro di conservarne l’affetto.

Ossessivo-compulsivo

L’ossessivo-compulsivo incentra la sua vita sul controllo del mondo fisico e mentale. Non riesce a delegare i lavoro perché è convinto di essere l’unico capace di raggiungere determinati standard, in più, a causa di questi elevati standard, spesso non riesce a portare a termine i suoi lavori: niente è perfetto come vorrebbe. NB.: il disturbo ossessivo compulsivo di personalità non va confuso con il disturbo ossessivo compulsivo.

Disturbi del Cluster A

Questi disturbi sono caratterizzati da inadeguatezza sociale (evitante), deficit sociale (disturbo schizotipico di personalità) e distacco sociale (schizoide). Nel disturbo schizoide, i soggetti sono noti per la loro incapacità di provare desiderio, dolore o piacere in misura significativa: tendono a essere apatici, privi di iniziativa, distanti e asociali. Vediamo tutti i dettagli dei disturbi di personalità appartenenti al cluster A.

Schizotipico

Lo schizotipico è convinto che i benefici ottenuti dalle relazioni sociali siano inferiori ai danni che esse arrechino. Può essere eccentrico, avere un aspetto strano e particolareggiato, i suoi deficit lo rendono inadeguato ai rapporti interpersonali tanto da indurre sospettosità, idee di riferimento e altre bizzarrie: può pensare di avere doti “super-naturali” e sperimentare esperienze percettive insolite.

Paranoide

Il paranoico si sente virtuoso e, al contrario, crede che gli altri abbiano intenzioni malevole, che possano approfittarsi di lui o che possano ingannarlo in qualche modo, per questo è estremamente sospettoso e passa la maggior parte di tempo a fingere o indagare sugli altri.

Schizoide

Lo schizoide sperimenta una gamma ristretta di espressioni emotive, non è interessato all’intimità, non desidera ne’ prova piacere nelle relazioni affettive (incluso il far parte di una famiglia). Ha un’emotività appiattita, non ha amici stretti o confidenti, mostra freddezza emotiva e semplicemente sta sempre sulle sue.

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO FONTE https://psicoadvisor.com/quali-sono-i-disturbi-di-personalita-del-dsm-v-27469.html

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