Conoscere se stessi: la sfida più grande (e profittevole) che possiamo compiere

Tutti presumiamo di conoscerci, tuttavia ci ritroviamo spesso a compiere gesti o portare avanti comportamenti che non sono esattamente in linea con i nostri desideri e bisogni e facciamo fatica a spiegare le nostre scelte, gusti e preferenze in fatto sentimentale! Se è difficile capire se stessi, figuriamoci quanto possa essere difficile conoscere gli altri, comprenderne le intenzioni e capire se possiamo fidarci o se è necessario allontanarci!

Molte persone ritengono di possedere in modo innato la facoltà di conoscersi e comprendere gli altri, in effetti abbiamo anche dei neuroni (i neuroni specchio) che ci rendono “portati” per le relazioni sociali, tuttavia non è così semplice e nulla può essere dato per scontato.

Non si tratta di «forza di volontà a tutti i costi»

Proviamo a riflettere sulla nostra vita, quante volte avremmo voluto pronunciare un netto “no” ma abbiamo finito per cedere alle richieste di un amico? Quante volte avremmo voluto portare avanti una dieta, ma abbiamo finito per inciampare in un’alimentazione tutt’altro che sana? Ancora, quante volte avremmo voluto chiudere una relazione, ma non siamo riusciti a troncare il rapporto? In tutti questi frangenti emerge una forte incongruenza tra volontà e condotta, alla base di questa incongruenza non vi è una scarsa forza di volontà ma semplicemente una scarsa conoscenza di sé e delle proprie emozioni.

Oggigiorno il concetto di intelligenza emotiva è distorto, bistrattato e fin troppo sottovalutato. E’ l’intelligenza emotiva che ci direziona nella vita: ci mostra in modo chiaro e inequivocabile la strada da percorrere, i “no” e i “sì” da pronunciare, le scelte da compiere… e sì, ci rende anche in grado di gestire ed elaborare i nostri carichi emotivi.

L’intelligenza emotiva elimina le incongruenze che si creano tra la volontà e il comportamento assunto. Le emozioni possono essere preziose alleate: un individuo dotato di una buona intelligenza emotiva vive le emozioni senza farsi sopraffare. Le emozioni diventano disfunzionali solo quanto sono fuori controllo e percepite come “troppo intense”. L’elevata intensità emotiva ci induce alla reattività

Allora finiamo per mangiare come conseguenza di una nostra reattività emotiva, cediamo all’impulso dell’immediata ricompensa. Allora finiamo per rimanere intrappolati in una relazione perché ci sottomettiamo alla paura del distacco e dell’abbandono. Allora finiamo per dire un “sì” di troppo, perché non tolleriamo l’idea di deludere l’altro, di essere rifiutati o sgraditi.

Per conoscere noi stessi abbiamo bisogno di Intelligenza Emotiva

Come premesso, il costrutto di intelligenza emotiva è spesso distorto e sottovalutato. Molte persone confondono l’intelligenza emotiva con l’empatia ma l’empatia è solo una piccola sfaccettatura della complessità di tale costrutto. Quando parliamo di intelligenza emotiva, è imprescindibile pensare a noi stessi in relazione con l’altro. Se ci soffermiamo a riflettere, l’immagine che abbiamo di noi stessi è spesso viziata da come ci vedono gli altri: così, il complimento di una persona stimata può farci sentire meglio con noi stessi.

Ecco perché l’intelligenza emotiva prevede una sfera auto-riferita e una sfera che si apre all’esterno e che riguarda noi in relazione con gli altri. Per conoscere noi stessi, infatti, dobbiamo osservare anche le nostre relazioni, al modo in cui reagiamo alle critiche, alle persone che lasciamo entrare nella nostra vita, al modo in cui tolleriamo stress e pressioni e, in generale, a come ci poniamo con il prossimo nelle varie circostanze. 

Volendo sintetizzare, l’intelligenza emotiva può essere scissa in quattro diverse macro-categorie.  La prima racchiude la sfera della consapevolezza di sé e comprende:

  • auto-valutazione (conoscenza profonda di sé, dell’identità e dei propri limiti),
  • la fiducia in sé (entriamo nel dominio dell’amor proprio e dell’autostima),
  • coscienza emotiva (conoscenza delle cause che innescano i diversi stati emotivi che viviamo, conoscenza delle emozioni).

La seconda macro-categoria si esprime con le condotte (autogestione) e fa riferimento:

  • Autocontrollo emotivo (buona autoregolazione delle emozioni, buona elaborazione, le emozioni non innescano una marcata reattività comportamentale, la persona è in grado di auto-consolarsi e auto-rassicurasi).
  • Trasparenza (assenza di distorsioni cognitive, beases, auto-inganni).
  • Adattabilità (buona integrazione con l’ambiente che ci circonda, scarsa rigidità, assenza di competizione a favore della buona cooperazione).
  • Spirito di iniziativa (sottende una buona fiducia in sé).
  • Ottimismo (nasce dalla fiducia e dalla conoscenza delle proprie risorse, consente di assumere comportamenti pro-attivi e non distruttivi).

La terza e la quarta macrocategoria fanno riferimento alla sfera interpersonale. Qui ritroviamo l’empatia, l’orientamento alla cooperazione, la consapevolezza organizzativa (quindi anche il saper comunicare in modo assertivo, senza voler prevaricare sull’altro), la buona gestione dei conflitti, il lavoro di squadra, lo spirito collaborativo, la reciprocità, l’influenza e la leadership coinvolgente. 

Ognuno di questi punti può (e deve!) essere esplorato, analizzato e potenziato. Prestiamo molta attenzione alle calorie e alla qualità di cibo che mettiamo nel piatto ma, se abbiamo davvero a cuore la nostra salute, dovremmo prestare attenzione anche alla qualità delle conversazioni che teniamo con gli altri, alle relazioni che stringiamo e alle emozioni che “buttiamo giù” di giorno in giorno.

L’intelligenza emotiva non è un equipaggiamento di serie: si può sviluppare

L’intelligenza emotiva non è un equipaggiamento di serie ma è qualcosa che sviluppiamo durante la crescita. Purtroppo, i modelli educativi impiegati dai nostri genitori non sempre sono ottimali, anzi: troppo spesso i figli sono portati ad ammutinare le proprie emozioni per soddisfare i bisogni e le aspettative genitoriali. Non c’è un’età giusta per potenziare la propria intelligenza emotiva e, in aiuto, possono venirci diversi testi.

Continua a leggere l’articolo fonte https://psicoadvisor.com/conoscere-se-stessi-la-sfida-piu-grande-e-profittevole-che-possiamo-compiere-26242.html

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