La metafora dell’iceberg di Freud

La metafora dell’Iceberg, che forse non tutti sanno trae le sue origini da un piccolo libro di Hemingway ”Il principio dell’Iceberg”, è un’immagine che è stata applicata a diversi ambiti nel corso della storia, come quello letterario e a quello delle risorse umane. Ma è soprattutto nota per l’uso che se ne fa in psicologia per spiegare la struttura della nostra mente secondo  il modello freudiano.

Sulla scia delle riflessioni elaborate attorno allo studio dell’isteria, Freud  sviluppò un modello topografico della mente, che gli permise di elaborare  le caratteristiche e la funzione della mente stessa. A tale scopo, utilizzò un’analogia che è familiare a noi tutti: quella dell’iceberg.

L’attività cosciente, ovvero, tutte le riflessioni che facciamo, delle quali siamo pienamente consapevoli, rappresenta la punta di un  iceberg (conscio). Ma la maggior parte della nostra attività psichica si svolgerebbe in un mondo sommerso, invisibile e perciò inconsapevole. Dietro ogni azione e/o decisione solo apparentemente razionale e volontaria c’è l’inconscio, formatosi sulla base delle nostre esperienze, soprattutto di quelle precoci e di cui non si ha memoria.

Semplificando, Freud sostiene che buona parte dei nostri pensieri e delle azioni che ne conseguono sono determinate da forze psichiche che non sono sotto il nostro controllo, ma inconsapevoli: ad esempio quando ci arrabbiamo o ci innamoriamo, non è la nostra consapevolezza a scegliere e  a monitorare queste scelte, ma una parte della nostra mente che non è sotto il nostro controllo… Allo stesso modo quando siamo fortemente in ansia, e così via…

Inconscio, preconscio e coscienza

Entrando più nello specifico, Freud sostiene che la mente di ognuno di noi è formata da tre parti, o meglio “sistemi”:

1- Il sistema inconscio

E’ formato da tutta una serie di contenuti mentali che sono stati rimossi e dunque dei quali non abbiamo memoria o consapevolezza. Secondo Freud, nella mente umana opera un meccanismo psicologico di difesa, definito rimozione, che spinge l’individuo a dimenticare, col passare degli anni, gli episodi più traumatici e dolorosi della sua esistenza. I ricordi rimossi scompaiono così dalla sua esistenza. I ricordi rimossi scompaiono così dalla coscienza, ma continuano a esercitare la loro influenza negativa dall’inconscio, provocando disagio, sensi i colpa, inibizioni, che sfociano nel comportamento nevrotico.

Secondo la teoria freudiana, dunque, l’inconscio è il luogo nel quale si depositano tutti gli elementi mentali che hanno subito una rimozione. Inoltre, è importante sottolineare che molti sintomi delle sue pazienti isteriche erano secondo Freud causati proprio da questi elementi rimossi che, non potendo accedere alla coscienza, in qualche modo si esprimono appunto attraverso i sintomi psicopatologici (paralisi, tremori, convulsioni…)

Così si spiega la difficoltà che si incontra quando sorge un sintomo, di natura psico/fisica (ansia, angoscia, depressione, tic nervosi, ecc…) o relazionale (difficoltà nelle relazioni intime o sociali), che vorremmo eliminare o gestire, ma senza riuscirci mai in modo concreto e definitivo; esistono una serie di meccanismi inconsci che fanno si che il sintomo torni sempre uguale al di la della nostra volontà

2- Il sistema preconscio

E’  formato da tutta una serie di contenuti che non si trovano attualmente nel campo della coscienza ma che potrebbero diventarlo con un piccolo sforzo mentale… Banalizzando: probabilmente non vi ricordate bene cosa avete mangiato ieri a cena, ma basta un piccolo sforzo e il ricordo può emergere! Lo stesso si può dire per ricordi relativi alla vostra vita affettiva, al vostro rapporto con i genitori, ecc..

3-  Il sistema della coscienza

E’ la parte dell’apparato psichico che, attraverso gli organi di senso, si trova a diretto contatto con il mondo esterno e consapevolmente utilizza pensieri, ricordi e desideri per compiere azioni volontarie nella propria vita, esaminando con attenzione la realtà.

La metafora dell’iceberg ha un messaggio che va oltre la strutturazione dei livelli di pensiero. Vuole anche trasmettere il messaggio che, in molte occasioni, il problema sta in una parte scarsamente visibile della realtà. Come con gli iceberg. Secondo questa teoria, la parte cosciente dell’essere umano equivale alla punta dell’iceberg: un piccolo frammento che spesso interpretiamo come la totalità del nostro pensiero o “psiche”. Tuttavia, sotto questo pensiero ci sono altri livelli meno visibili. Le opere manifesto di questa teoria furono “L’interpretazione dei sogni” (1900) e “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901).

Dal modello topico al modello strutturale “Es, Io e Super-Io”

Presto Freud si scontra con i limiti del modello topografico. Il modello topico risultò insufficiente a rappresentare il conflitto; i desideri e gli impulsi non sono in conflitto con il preconscio e il conscio, ma con le difese, inconsce anche loro. Questo porta Freud ad elaborare il modello strutturale tripartito di Io, Es e Super-Io

L’Es è l’inconscio, la parte impulsiva, irrazionale, animalesca, priva di logicità, di moralità: è lo spazio in cui le potenzialità espressive si formano. E’ la parte oscura, l’insieme caotico e turbolento delle pulsioni. E’ il livello fisico, le Radici dell’Albero della Vita.
L’Io è la coscienza mediatrice tra i bisogni pulsionali dell’Es e il mondo esterno. L’Io si può tradurre come un continuo tentativo di equilibrio. E’ il livello emozionale, il piano del divenire, il Tronco dell’Albero della Vita.
Il Super-Io è la coscienza morale che sorge gradualmente nell’uomo, ciò che tende a reprimere gli impulsi dell’Es. Un sistema di censure che giudica gli atti e i desideri istintivi dell’uomo.

Continua a leggere l’articolo fonte https://psicoadvisor.com/la-metafora-delliceberg-di-freud-25813.html

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