Creatività e adattamento psicosociale in età evolutiva

La creatività è un’attività mentale che fa parte del “pensiero divergente”, cioè quel tipo di pensiero che permette di generare risposte originali ed alternative di fronte a un determinato problema (Gryazeva-Dobshinskaya et al., 2020). 

Data la sua relazione con il pensiero flessibile e il problem solving, la creatività riveste un ruolo importante nel funzionamento dei bambini durante il processo di sviluppo. Il pensiero creativo implica la considerazione di termini astratti e l’adozione di più punti di vista su un’attività. Questo decentramento, inteso come la capacità di prestare attenzione a molteplici aspetti di una situazione favorito dall’impegno in compiti creativi, è stato collegato a una maggiore intelligenza emotivo-sociale, definita come una maggiore capacità di comprendere ed esprimere noi stessi, comprendere e relazionarsi agli altri e far fronte alle richieste quotidiane considerando o valutando le conseguenze di azioni immaginate. Impegnarsi in attività creative incoraggia la perseveranza e la capacità di contrastare la noia, il che porta a una maggiore autodisciplina e motivazione. La creatività è anche stata associata ad una maggiore auto-accettazione ed ad una migliore capacità di pianificazione e creazione di regole che i bambini possono poi seguire per regolare il proprio comportamento.

Secondo, la “Teoria della soglia intellettuale” di Torrance (1974) esiste una relazione tra intelligenza cognitiva e creatività per cui quando il QI è inferiore a 115-120, i due costrutti formano un unico fattore; invece, con un QI superiore a 120, essi diventano fattori indipendenti.

Inoltre secondo Torrance (1974), la creatività è caratterizzata da due aspetti chiave, cioè l’originalità e l’elaborazione. La prima si riferisce all’abilità di ideare cose nuove; la seconda, invece, fa riferimento alla capacità di approfondire ed integrare le idee iniziali con nuove informazioni, in modo da renderle più complesse ed ottenere una prestazione migliore. A tal proposito, Tunik (2013) ha rilevato che i bambini originali mostrano una maggior tendenza all’esplorazione e all’indipendenza, mentre i bambini che eccellono nell’elaborazione tendendo ad avere il sopravvento e sono emotivamente insensibili.

Per quanto riguarda l’adattamento psicosociale, cioè il funzionamento efficace in ambito affettivo, relazionale e lavorativo, la recente letteratura scientifica ha evidenziato come la creatività e l’intelligenza, in particolar modo quella emotiva, siano due risorse importanti per l’adattamento, soprattutto durante l’infanzia e il periodo scolastico (Salavera et al., 2014). In particolare, gli studi scientifici hanno approfondito il ruolo dell’intelligenza emotiva, cioè della capacità di saper riconoscere e regolare le proprie emozioni e quelle altrui, sull’adattamento psicosociale. Gli individui con alti livelli di intelligenza emotiva sono più abili nel risolvere i problemi di vita quotidiana e mostrano livelli di adattamento psicosociale e di benessere maggiori.

Per quanto riguarda la relazione tra adattamento e creatività, essa è stata indagata soprattutto nell’ambito della psicologia scolastica, in termini di progresso accademico e metodologia didattica.

A tal proposito, Gryazeva-Dobshinskay e colleghi (2020) hanno condotto uno studio volto ad indagare la creatività, l’intelligenza e le risorse di adattamento personale in bambini in età prescolare per individuare possibili strategie di sviluppo delle stesse. Essi hanno riscontrato che l’intelligenza non è l’unico fattore che favorisce l’adattamento psicosociale del bambino, ma esso è influenzato anche dalla creatività, soprattutto durante l’infanzia e il periodo scolastico. Gryazeva-Dobshinskay e colleghi (2018) hanno evidenziato che i bambini con un QI elevato e capacità creative elevate mostravano un miglior adattamento psicosociale. In particolare, i fattori della creatività che favoriscono maggiormente l’adattamento sono l’originalità e l’elaborazione. L’originalità è intesa come la capacità di creare nuove idee, uscendo dagli standard prestabiliti e adottando un atteggiamento di curiosità ed esplorazione dell’ambiente esterno. L’elaborazione, invece, si riferisce alla capacità di approfondire ed integrare le idee iniziali, attraverso un approccio analitico che permette di produrre soluzioni più dettagliate ed elaborate rispetto a quelle abitudinarie. Tali dimensioni sono però sollecitate anche da variabili ambientali, evidenziate dai risultati della ricerca di Dijk e colleghi (2020). Essi hanno mostrato che la percezione di stimoli ambientali ha un impatto sulla creatività, che si differenzia in base a quali indicatori vengono presi in considerazione, alle capacità di attenzione selettiva e al tipo di processi di pensiero innescati.

Un’altra evidenza proviene dallo studio longitudinale di Fancourt e Steptoe (2019), il quale ha esplorato le associazioni tra la creatività e l’adattamento nei bambini. I ricercatori hanno riscontrato che una maggior creatività misurata all’età di 7 anni era associata a un rischio inferiore di instabilità sociale e comportamentale e disadattamento all’età di 11 anni. In particolare, la creatività costituisce un fattore di protezione per i problemi comportamentali, sia internalizzanti, come ansia e depressione, che esternalizzanti, come aggressività e irrequietezza.

Il ruolo che la creatività ha nell’influenzare l’adattamento psicosociale del bambino, crea la necessità di formare gli studenti ad un futuro che richiederà l’utilizzo di un problem solving non solo strategico ma anche originale, efficace e di valore. Tuttavia, la creatività è un’abilità che viene coltivata poco all’interno della scuola, a causa dei vincoli imposti dal programma didattico, dal tempo e dallo spazio. La creatività, infatti, è un costrutto che viene applicato solo ad alcune discipline, come l’arte, quando, in realtà, è una pratica transdisciplinare che influenza tutti gli aspetti dell’apprendimento (Berghetto et al., 2010). Dunque, sarebbe opportuno fornire agli insegnanti degli strumenti pedagogici e didattici che gli permettano di promuovere la creatività all’interno dell’ambiente scolastico, favorendo un approccio originale ad ogni materia e disciplina insegnata. Un altro aspetto importante da considerare è che la creatività non è influenzata solo da variabili individuali e di personalità che, pur essendo importanti, non sempre offrono strategie pratiche agli insegnanti ed educatori, ma è strettamente connessa anche all’ambiente di apprendimento in cui è inserito il bambino. In particolare, essa è favorita da un ambiente ricco di stimoli diversi tra loro che, in seguito a processi di attenzione, possono essere selezionati ed utilizzati in modo unico per generare risposte nuove ed originali. McCoy e Evans (2002) hanno mostrato come un gruppo di bambini era in grado di produrre un maggior numero di risposte originali ad un compito manuale se inserito in un contesto ricco e con un’ottima qualità estetica, rispetto a quando eseguivano lo stesso compito in contesto più povero e scarno. Tuttavia, l’ambiente non si esaurisce nel mero contesto fisico in cui il bambino lavora, ma comprende anche fattori psicologici e pedagogici. A tal proposito, diversi studi, come quello di Chan e Yue (2014), hanno mostrato come la passione, la collaborazione, l’aiuto reciproco, la valorizzazione delle idee e la visione dell’errore come un processo essenziale per l’apprendimento siano fattori che supportano la creatività. In altre parole, l’adattamento psicosociale del bambino è migliore quando quest’ultimo viene inserito in un contesto che promuove e sostiene il pensiero creativo, poiché esso stimola la capacità di pensiero e di ragionamento, il senso di autoefficacia, la resilienza e la motivazione, spingendo il bambino ad acquisire maggior sicurezza in sé stesso e ad impegnarsi di più nell’affrontare le sfide e le difficoltà.

Alla luce di queste evidenze, lo sviluppo del potenziale creativo degli studenti può essere favorito e sviluppato grazie all’azione degli insegnanti e degli educatori, come anche degli amministratori di livello superiore, come i politici addetti al finanziamento d’iniziative a supporto delle scuole, i quali potrebbero attuare delle politiche d’intervento per la promozione della creatività all’interno dell’ambiente educativo. A tal proposito, Richardson e Mishra (2018) hanno ideato un programma che permette agli insegnanti e agli amministratori di valutare quanto e come un ambiente scolastico e di apprendimento sostenga la creatività degli alunni. Il programma, denominato Support for Creativity in a Learning Environment (SCALE), è costituto da 14 item suddivisi in tre categorie, cioè Physical Environment (ambiente fisico); Learning Climate (clima di apprendimento); e Learner Engagement (impegno dello studente). La categoria Physical Environment valuta gli aspetti fisici dell’ambiente di apprendimento in termini di organizzazione dello spazio. Un ambiente a supporto della creatività dovrebbe essere aperto e contenere mobili flessibili, che permettano di modificare lo spazio in modo diverso in base alle attività e creare anche piccoli gruppi che possano lavorare insieme. Inoltre, questa categoria di item valuta anche la disponibilità di materiale accessibile e facilmente utilizzabile, come libri, carta, pastelli, pennarelli, stampanti, strumenti tecnologici e altre forniture.

La categoria Learning Climate valuta l’atmosfera che si crea all’interno della classe, ed in particolare, le interazioni tra insegnante e studenti e tra studenti e il clima in generale. La creatività è supportata da un clima di cooperazione e condivisione, in cui gli alunni possono esprimere liberamente le proprie idee, senza essere giudicati, e in cui sbagliare è un passo fondamentale per apprendere e crescere. Un ambiente chiuso e con standard rigidi di comportamento limita l’espressione volontaria dello studente, il quale si sente inibito dal rispettare delle regole prestabilite e da un ambiente che promuove un apprendimento lineare e unidirezionale insegnante-alunno. Allo stesso modo, l’insegnante deve riuscire a stimolare il potenziale di ogni studente, accettandone le peculiarità e le differenze di pensiero e integrando ogni punto di vista per creare un contenuto comune, condiviso e diversificato. Infine, la categoria Learner Engagement concerne tutti i compiti e le attività in cui gli studenti vengono coinvolti durante le ore scolastiche. I compiti che supportano la creatività coinvolgono l’apprendimento attivo e l’esplorazione, dove tutti i membri dell’ambiente sono visti come co-docenti e co-insegnanti, con un’enfasi sul processo e non sul risultato. È importante porre attenzione più sui compiti effettivi in cui gli studenti sono impegnati piuttosto che sull’obiettivo o lo scopo dell’insegnante, poiché questo potrebbe differire dal lavoro effettivo che gli studenti stanno facendo.

Sebbene, il programma SCALE sia di recente realizzazione e necessita di ulteriori analisi e valutazioni di efficacia, costituisce un esempio di strumento utile per gli insegnanti e gli amministratori che vogliono favorire lo sviluppo della creatività all’interno della scuola. Inoltre, questo programma è anche uno strumento potenziale nel guidare la ricerca e la pratica futura per migliorare la comprensione di ciò che significa creare tipi di ambienti in cui la creatività viene promossa e valorizzata. Nonostante le evidenze scientifiche sostengano che la creatività sia un fattore essenziale per l’adattamento psicosociale del bambino, sono necessari ulteriori studi per comprendere come si combinano tra loro le caratteristiche ambientali ed individuali e i loro effetti sulla creatività, considerando sia gli aspetti qualitativi del processo creativo, che quelli quantitativi, cioè misurabili attraverso test psicometrici.

Continua a leggere l’articolo fonte: https://www.stateofmind.it/2021/07/creativita-eta-evolutiva/

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