Limiti inconsci che devi assolutamente superare

Quando ci succedono delle cose negative ci piace credere che possiamo cambiarle, influenzare il loro corso e trasformarle in qualcosa di positivo. Ma non è sempre così, e quando le persone sentono di non avere alcun controllo su ciò che accade, tendono a rinunciare e accettano il loro destino. Parliamo di convinzioni limitanti…limiti inconsci che ci condannano all’infelicità.

Le convinzioni limitanti sono tutti quei pensieri che diventano una barriera per sviluppare le nostre potenzialità. Poiché queste convinzioni tendono ad essere incorporate nel subconscio, non sono sempre facili da identificare, ma influenzano le nostre decisioni, atteggiamenti e comportamenti. Ad esempio, se pensiamo che “gli errori sono negativi “, avremo la tendenza ad evitare certe esperienze, solo perché avremo paura di sbagliare. Tuttavia, queste esperienze potrebbero diventare una fonte di apprendimento o un’opportunità per apportare un cambiamento positivo nella nostra vita.

“Spesso, ci poniamo noi stessi dei limiti e ci obblighiamo a vivere nel nostro quotidiano, nella nostra zona di comfort, ma continuando a fantasticare su “ciò che sarebbe potuto accadere se…”

Le convinzioni limitanti…. paura di fallire

Le convinzioni limitanti non sono altro che delle “percezioni condizionate” che iniziano a formarsi nei primi anni di vita, grazie alle varie esperienze che facciamo da bambini; ogni esperienza infatti, viene registrata a livello emozionale e immagazzinata nel cervello, al fine della sopravvivenza e ci aiuta a sapere nuovamente come affrontare una situazione al suo verificarsi, e cosa fondamentale, cercano in tutti i modi di evitare un nuovo dolore, o esperienza dannosa per la persona.

A tal proposito è bene precisare  che queste credenze (quello che noi crediamo sia vero), non sono dogmi assoluti non opinabili, anzi proprio il contrario. Esse sono solamente la conclusione delle nostre esperienze infantili, adolescenziali e in generale passate, pertanto assolutamente soggettive. Pertanto, se i nostri genitori trasmettono il messaggio che “il mondo è pericoloso” o che “non ci si può fidare delle persone”, tali credenze le includeremo nel nostro subconscio e agiremo di conseguenza.

Per rendere meglio il concetto immaginiamo un Iceberg: la punta che fuoriesce dall’acqua è la nostra parte conscia, tutto quello che è sommerso (e molto più grande e potente) è la parte inconscia, mentre quello che fa muovere l’iceberg (ovvero la corrente marina) sono le nostre credenze, o convinzioni. Quando ci troviamo a dover decidere qualcosa, il processo avviene in maniera totalmente inconscia e automatica;  magari prendiamo delle decisioni in modo cosciente, ci ragioniamo su, ma tutto quel che ci fa decidere è dettato in realtà dalle nostre convinzioni profonde o paure.

I primi studi sull’impotenza appresa sono stati eseguiti sugli animali. Lo psicologo Martin Seligman vide che quando questi venivano sottoposti continuamente a stimoli negativi e non avevano la possibilità di fuggire, ad un certo punto semplicemente smettevano di tentare di evitare lo stimolo, si arrendevano e si comportavano come se fossero completamente indifesi. La cosa peggiore è che, quando gli si dava l’opportunità di fuggire, non ne approfittavano, perché in passato avevano appreso che non potevano fuggire.

La storia dell’elefante incatenato di Jorge Bucay esprime appieno in concetto di convinzione limitante:

Mi piaceva molto il circo quando ero piccolo. Amavo gli spettacoli con gli animali, e l’animale che mi affascinava di più era l’elefante. Mi impressionavano le sue dimensioni e la sua enorme forza. Ma dopo lo spettacolo, mentre uscivo dalla tenda, rimanevo sorpreso vedendo l’animale legato con una catena a un palo conficcato nel terreno. 

La catena era spessa, ma il palo era un piccolo pezzo di legno piantato a pochi centimetri di profondità. Era evidente che un animale in grado di sradicare un albero secolare avrebbe potuto liberarsi facilmente da quel paletto e scappare. Perché non lo sradica e scappa? – Chiesi ai miei genitori”

Mi dissero che era perché era addestrato. La risposta non mi soddisfò. – Se fosse stato addestrato, perché lo tenevano legato? – Chiesi a parenti e insegnanti. Passò molto tempo prima che qualcuno molto saggio mi desse una risposta convincente: – L’elefante del circo non fugge perché è legato a un paletto simile da quando era molto piccolo.

pubblicità

Allora immaginai l’elefante appena nato legato a un paletto. Sicuramente l’animale tirava disperatamente cercando di liberarsi. Quando terminava la giornata doveva essere esausto, perché quel palo era molto più forte di lui. Il giorno dopo riprovava senza risultato e il terzo giorno lo stesso.

E avanti così fino a quando, un triste giorno, l’elefante accettò la sua impotenza e si rassegnò al suo destino. Da allora l’elefante aveva impresso il ricordo della sua impotenza. E cosa ancor peggiore, non non mise mai più in dubbio quel ricordo e non tornò a mettere alla prova la sua forza

Senza dubbio, anche noi siamo vittime delle convinzioni limitanti. Possiamo vivere incatenati a pali che ci privano della libertà, specialmente quando pensiamo di non poter fare certe cose semplicemente perché una volta ci abbiamo provato e abbiamo fallito. In quel momento abbiamo registrato nitidamente nella nostra mente il messaggio “non posso farcela”. Infatti, è una situazione abbastanza comune nella depressione e nelle vittime di violenza.

Perché siamo incapaci di reagire a determinate situazioni?

Martin Seligman spiega che siamo incapaci di reagire alle situazioni dolorose perché a un certo punto del cammino, dopo aver cercato di cambiare il corso delle cose senza ottenere i risultati attesi, ci inibiamo e cadiamo in uno stato di passività. In altre parole, quando ci sentiamo impotenti e crediamo che non esista alcuna soluzione, gettiamo la spugna, fino al punto che non siamo in grado di vedere le opportunità di cambiamento che si presentano. È come se ci mettessimo la benda del passato sugli occhi e lasciassimo che questa determini il nostro futuro.

In un certo senso, questo automatismo disfunzionale diventa una sorta di meccanismo di adattamento psicologico. Quando sentiamo che le forze ci abbandonano, non siamo in grado di continuare a gestire tanto dolore e sofferenza, così riduciamo il livello di attivazione per preservare la poche risorse rimaste. Infatti l’incapacità di reagire è sempre il risultato di un profondo deterioramento psicologico.

Convinzioni limitanti, i sintomi

Nelle convinzioni limitanti sono coinvolte quattro aree fondamentali: motivazionale, cognitiva, emotiva e comportamentale. Queste danno luogo ad una serie di pensieri, sentimenti e comportamenti caratteristici.

  • Perdiamo la motivazione per continuare a combattere, gettiamo la spugna arrendendoci alle circostanze. In altre parole, assumiamo il ruolo e la mentalità della vittima, che si manifesta a livello comportamentale attraverso una profonda apatia.
  • Non impariamo dagli errori, riteniamo di non poter fare nulla per migliorare la nostra situazione e assumiamo il nostro destino come immutabile. Gli errori smettono di essere strumenti di crescita e diventano dimostrazioni dell’esistenza della fatalità.
  • Cadiamo in una depressione profonda e nella disperazione sviluppando una visione pessimistica del mondo. Ci convinciamo di essere incapaci di uscire da quella situazione.
  • Non riusciamo a prendere decisioni importanti perché riteniamo di non poter cambiare il corso della vita e di non aver alcun controllo sulla stessa, perciò ci chiudiamo in se stessa e subiamo passivamente le circostanze.

Come già accennato, molte delle nostre convinzioni limitanti provengono dall’infanzia, ma altre sono state formate da generalizzazioni errate che abbiamo fatto su situazioni specifiche . Ad esempio, se abbiamo commesso un errore sul lavoro, possiamo usarlo per sostenere convinzioni come “Non sono abbastanza bravo ” e ” Non valgo nulla ” oppure possiamo vederlo da una prospettiva positiva che ci porta a lavorare per migliorare le nostre abilità.

Nella maggior parte dei casi, gli eventi in sé non hanno connotazioni positive o negative, siamo noi a dargliele a seconda delle nostre aspettative, dei sentimenti e, ovviamente, delle esperienze di vita che abbiamo avuto. In alcuni casi, le convinzioni limitanti comportano addirittura un pesante fardello emotivo, in quanto generate da esperienze traumatiche. Quindi, anche se sappiamo da un punto di vista cognitivo che un certo pensiero è falso, continueremo comunque a crederci. A questo punto possiamo ricorrere a specifiche terapie in grado di liberare il disagio emotivo associato alla convinzione, come la tecnica EDR, una tecnica che ci aiuta a elaborare le esperienze più difficili legate alle convinzioni limitanti, rielaborando l’evento nel nostro cervello e annullandone la carica emotiva.

Quali sono le distorsioni cognitive più comuni?

Continua a leggere l’articolo fonte https://psicoadvisor.com/limiti-inconsci-ostacolano-vuoi-le-convinzioni-limitanti-9511.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close