“Mi piaccio così come sono”. Quali fattori favoriscono la concezione Body Positive?

Body positive: i fattori alla base di un’immagine corporea positiva

Il body positive è un movimento sociale che porta alla luce modelli corporei non corrispondenti agli iconici ideali di magrezza, snellezza, perfezione proporzionale o cutanea. 

Solitamente, è difficile trovare immagini di cosiddetti “corpi normali” in riviste, trasmissioni televisive e social networks, anche se negli ultimi tempi si sta creando una vera e propria inversione di tendenza. Questo movimento si sta infatti diffondendo sempre di più, generando consapevolezza, accettazione e positività in molte persone, in particolar modo in quelle giovani, limitando l’insorgenza di insoddisfazione corporea e problematiche correlate.

Le ricerche esistenti sulla body positivity hanno fornito informazioni fondamentali sull’importanza dell’immagine corporea positiva nelle vite delle giovani ragazze (Frisén & Holmqvist, 2010; Maor & Cwikel, 2016; McHugh et al., 2014; Wood-Barcalow et al., 2010). Ciononostante, la ricerca tende a trascurare la studio di quelli che vanno a costituire i fattori sottostanti un’immagine corporea positiva. Per questo motivo, Poulter & Treharne hanno scelto di svolgere uno studio il cui scopo era proprio quello di esplorare le prospettive di studentesse universitarie con un’immagine corporea positiva, al fine di identificare i fattori che sostengono questa concezione (Poulter & Treharne, 2020).

Facilitare un’immagine corporea positiva può aiutare a ridurre i tassi di suicidio e migliorare la salute mentale e il benessere dei giovani adulti. Proprio da questo presupposto nasce un particolare bisogno di una comprensione approfondita di come l’immagine corporea positiva sia vissuta dai giovani durante i loro primi anni universitari, nei quali molti di essi possono sperimentare nuove pressioni relative all’immagine corporea a cui può conseguire un modifica delle abitudini alimentari (Gilbert & Meyer, 2004).

Nell’esperimento di Poulter & Treharne, il campione era costituito da un gruppo di giovani donne neozelandesi aventi un’auto-dichiarata body positivity (Poulter & Treharne, 2020). Le ragazze, oggetto di ricerca, hanno quindi partecipato a cinque focus group, metodologia di ricerca qualitativa, ognuno dei quali era composto da cinque soggetti. Le attività sono state svolte in un laboratorio di ricerca all’interno del campus neozelandese, e sono durate dai 54 ai 90 minuti. L’analisi tematica svolta sugli argomenti trattati nei focus group ha prodotto quattro temi principali a supporto della visione body positive.

Il primo tema era rappresentato dal cambiamento positivo nell’immagine corporea verificato tra l’adolescenza e la prima età adulta. Le ragazze avevano infatti attribuito la loro maggiore body positivity alla modifica del gruppo dei pari, dapprima composto da membri acerbi e di strette vedute, e successivamente sostituito con uno più aperto all’autenticità e all’individualità. L’allontanamento dalla pressione e dalla conformità dei pari, caratteristiche maggiormente attribuibili ad adolescenti che frequentano le scuole superiori, ha permesso alle ragazze di sviluppare una percezione di un’immagine più positiva del proprio corpo. Ciò è coerente con l’idea secondo la quale una rete sociale di supporto possa influenzare l’immagine del corporea, teoria precedentemente confermata da Frisén e Holmqvist (2010), i quali hanno riferito che l’accettazione e il sostegno da parte di amici e familiari giocano un ruolo chiave nel contribuire ad un’immagine corporea positiva nei giovani.

Il secondo tema individuato nei focus group era rappresentato dall’occhio critico sviluppato dalle ragazze nei confronti dei messaggi sul corpo femminile letti all’interno dei social media. Parallelamente alle abilità critiche, le giovani hanno sostenuto di aver sviluppato consapevolezza, nonché svolto azioni consapevoli nelle piattaforme con cui hanno interagito.

Questi risultati sono coerenti con la ricerca precedente, che ha dimostrato che i giovani con un’immagine corporea positiva tendono ad elaborare i contenuti multimediali in modo critico (Holmqvist & Frisén, 2012; Wood-Barcalow et al., 2010). Nel presente studio, le partecipanti hanno descritto un processo attivo di selezione di canali mediatici che promuovevano dinamicità e accettazione, scegliendo ad esempio programmi TV con personaggi femminili responsabilizzanti e non convenzionali, così come piattaforme di social media che ritenevano consentissero un approccio attivo e critico al materiale, primo tra tutti, Tumblr.

Per ciò che concerne il terzo tema, è stata individuata nelle argomentazioni emerse una concettualizzazione funzionale del corpo. Le giovani donne nello studio hanno infatti descritto i loro corpi come mezzi per compiere azioni fisiche, piuttosto che in termini estetici. Ciò è coerente con altri studi sull’immagine corporea positiva in cui gli adolescenti avevano evidenziato le proprie capacità atletiche (Frisén & Holmqvist, 2010) e di svolgimento di compiti e attività quotidiane (Wood-Barcalow et al., 2010). Alleva e colleghi avevano inoltre scoperto che osservare la salienza della funzionalità del corpo piuttosto che l’estetica può ridurre l’impatto negativo della visione di immagini multimediali rappresentanti irrealistici ideali di magrezza (Alleva et al., 2016).

Il quarto tema riguardava l’identità religiosa e culturale, in quanto aspetti determinanti nella visione body positive per alcune delle partecipanti. Le giovani religiose o con etnie non occidentali si sono spesso riferite al modo in cui queste identità hanno modellato la loro immagine corporea. Questa scoperta dimostra come la religione e la cultura possano influenzare il rapporto che le ragazze hanno con il proprio corpo. Le partecipanti cresciute in paesi orientali, infatti, consideravano la mancanza di media occidentali come vantaggiosa, in quanto limitava la sovraesposizione all’ideale di perfezione. Allo stesso modo, alcune ragazze hanno riportato che la religione aveva contribuito a plasmare la propria immagine corporea positiva. Questo assunto è confermato da altri studi, i quali hanno suggerito che il concreto ruolo della religione è dovuto alla convinzione che le persone siano state appositamente create con certe fattezze, ed in quanto tali, risultino giuste così come sono (Wood-Barcalow et al., 2010). È stato inoltre dimostrato che la sola esposizione a stimoli religiosi possa rafforzare efficacemente sentimenti positivi relativi al proprio corpo (Boyatzis et al., 2007).

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