Terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità

La terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità è un approccio che, attraverso l’impiego dei metodi socratici classici e obiettivi modesti, ha lo scopo di ridurre il più possibile la visione di un mondo ostile nel paziente schizoide.

In questo articolo descriviamo in dettaglio la terapia cognitiva per il disturbo schizoide. Ma prima vediamo di dare una definizione di quest’ultimo.

Quando si pensa a una persona affetta da disturbo schizoide di personalità, è probabile che vengano in mente personaggi come “il nonno eremita di Heidi” o “il classico vicino informatico, un po’ strambo, che non esce mai di casa”.

Questo perché la caratteristica essenziale di detto disturbo è il rifiuto delle relazioni sociali e la scarsa espressione e variazione emotiva nei contesti interpersonali. Si manifesta nelle prime fasi dell’età adulta, con la comparsa di quattro dei seguenti sintomi , come riporta il DSM5:

  • Non desiderare o non godere delle relazioni intime, famiglia compresa.
  • Privilegiare le attività solitarie.
  • Mostrare scarso o nullo interesse per i rapporti sessuali.
  • Non trovare, o quasi, appagamento con nessuna attività.
  • Non avere amici intimi o confidenti oltre ai parenti di primo grado.
  • Mostrare indifferenza alle lodi o alle critiche.
  • Mostrarsi emotivamente freddi, distaccati o affettivamente piatti.

Come si può vedere, le persone schizoidi mostrano uno scarso interesse per i contatti sociali, a eccezione del contesto familiare più prossimo. Ma anche in questo caso, preferiscono trascorrere la maggior parte del tempo da soli, svolgendo attività che non implicano l’interazione con gli altri.

La loro affettività è alquanto limitata, appaiono lenti e letargici. Il loro linguaggio, quando presente, è altrettanto lento e monotono; riguardo alla sfera affettiva, raramente affermano di provare emozioni intense quali “gioia” o “odio”.

Il contesto sociale tende a essere ignorato o messo da parte. Ciò implica una scarsa competenza in termini di abilità sociali, in gran parte dovuta alla mancanza di pratica. Ma vediamo nelle prossime righe in che modo la terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità aiuta a gestire tali aspetti.

Sottotipi nel disturbo di personalità schizoide

Alcuni autori propongono l’esistenza di alcuni sottotipi all’interno del disturbo di personalità schizoide. Per esempio, Millon e Davis (1996) parlano di sottotipo:

  • Anaffettivo. Individuo privo di passioni e risposte, che mostra scarso affetto, è freddo, poco attento agli altri, privo di spirito, difficilmente si emozione e appare imperturbabile. Come suggerisce il nome “niente smuove il suo mondo affettivo”. Rimane freddo di fronte alle circostanze della vita.
  • Isolato. È un soggetto distante, quasi irraggiungibile. Gli piace stare da solo, senza una casa e senza uno scopo. Si impegna solo in poche attività che però non gli destano troppo interesse.
  • Languido. Soggetto pigro con scarsi livelli di attivazione. Intrinsecamente flemmatico, letargico, stanco e debole. Si sente spesso esausto e trascura ciò che lo riguarda per mancanza d’iniziativa e di azione.
  • Depersonalizzato. Disinteressato agli altri e a se stesso. Percepisce il suo Io come fuori dal corpo o come un oggetto distante. Percepisce la mente e il corpo come scissi o dissociati.

Come si sviluppa il disturbo schizoide di personalità?

Il disturbo schizoide può svilupparsi a partire da una combinazione di genetica e ambiente circostante. Per quanto riguarda il secondo aspetto, in genere, i pazienti crescono in famiglie in cui si sentono rifiutati o diversi.

Si percepiscono in difetto rispetto agli altri familiari, pertanto maturano l’idea di essere diversi, strani, che le persone intorno a loro siano cattive o che li rifiutino.

In tal senso, creano una serie di norme di sicurezza che portano a uno stile di vita solitario, che gli garantisce, almeno così credono, di tenersi al sicuro dal confronto con le opinioni o il rifiuto altrui. Con questa corazza pensano di liberarsi del dolore che la vita potrebbe causargli.

Attraverso la terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità è possibile risalire a diverse credenze nascoste nella mente del paziente: “Sono un disadattato”, “Sono un mediocre”, “Sono strano”, “Sono solo”, oppure “le persone sono cattive ”,“ le persone prima o poi ti deludono”.

Così, a partire da queste convinzioni, sviluppa idee che lo mantengono in uno stato di falsa sicurezza: “se parlo con altre persone, si accorgeranno di quanto sono strano e mi rifiuteranno”, “se non ti adatti, non puoi avere amici”, ecc.

Terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità

Essendo la relazione terapeutica già di per sé un contesto interpersonale, è probabile che il soggetto affetto da disturbo schizoide trovi difficile partecipare alla terapia. È anche frequente che nel corso del processo terapeutico, sia combattuto sull’idea di continuare o meno il trattamento.

In funzione del paziente, vengono fissati alcuni obiettivi piuttosto che altri. È importante che vengano stabiliti, in ordine di importanza, dal paziente e non dal terapeuta.

Il motivo è che il terapeuta, non avendo difficoltà sociali, potrebbe pensare che gli obiettivi siano troppo inconsistenti o “deboli”, ma deve anche capire che per il paziente schizoide rappresentano il massimo livello di socialità raggiungibile nella vita. Pertanto dovrà adattarsi al paziente e non viceversa.

Nella terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità, si lavora principalmente con le credenze e le idee disfunzionali del paziente. Attraverso tecniche come l’interrogatorio socratico, la riattribuzione verbale o esperimenti comportamentali, si cerca di far capire al paziente schizoide che “il mondo ostile” che risiede nella sua mente è solo nella sua mente.

Attraverso la tecnica della “metafora del pregiudizio di Padesky” (1993) il paziente viene invitato a raccogliere tutte le informazioni che contraddicono le sue credenze del tipo “non sono normale” o “sono strano”. L’obiettivo è che la persona scopra che non è strana al 100%, ovvero, che nonostante il disturbo, spesso si comporta al pari delle altre persone.

La terapia cognitiva per il disturbo schizoide di personalità nella pratica

Allo scopo, gli viene assegnato come compito a casa, di tenere un diario in cui annotare i suoi comportamenti da “persona normale”. Alcune annotazioni potrebbero essere, ad esempio: ho fatto il caffè a mia madre, ho parlato con una persona in coda al supermercato, vado alla seduta di terapia cognitiva, ecc.

Un altro obiettivo da raggiungere insieme al paziente, purché si senta pronto, è quello di fargli fare amicizia, anche in forma virtuale. L’idea di fondo è il confronto delle proprie credenze e convinzioni per mezzo del contatto con altre persone.

Dato che è probabile che questo tipo di pazienti abbandoni la terapia prima della sua conclusione, è opportuno portarsi avanti elaborando una relazione sommaria da fornire al paziente nel caso in cui voglia proseguire il lavoro personale, indicando i punti dai quali trarre maggiori benefici.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/terapia-cognitiva-per-il-disturbo-schizoide-di-personalita/

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