Adolescenze difficili e come affrontarle

''Mia figlia non esce più dalla sua stanza''. Adolescenze difficili e come affrontarle

Per molti genitori, fare i conti con i figli che crescono è una mission impossible. Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta, fornisce le coordinate per navigare questo tempo di trasformazione, riconoscere i segnali e affrontare i problemi, a partire da casi come quello di Lara e di sua figlia Anita

Prendi una mamma, un papà e una figlia. Mescola il tutto con un divorzio e l’adolescenza. Quello che ottieni sono comportamenti autolesionistici. Non è un destino di ogni famiglia, ma è quello che è successo a Lara e a sua figlia Anita (nomi di fantasia) che ha trovato nell’atto di tagliarsi una valvola di sfogo alle tensioni della sua vita in evoluzione. “Notare le cicatrici sulle braccia di mia figlia oltre che un dolore è stato un duplice choc. Per il comportamento in sé, ma anche per il fatto che non mi sono accorta subito della situazione”, racconta Lara a tre anni di distanza dagli eventi. “Mi sono sentita in colpa, mi sono fatta molte domande e questo ha aggravato le tensioni con il mio ex marito. Fortunatamente con Anita ho sempre avuto una buona comunicazione e questa, credo, è stata la nostra ancora di salvezza”. Anita e i suoi genitori, infatti, hanno iniziato un percorso di terapia familiare. “Gli incontri hanno aiutato noi genitori a formare una rete protettiva attorno ad Anita, mentre a lei hanno fornito gli strumenti per riconoscere, esprimere e condividere le sue emozioni. Insomma, abbiamo costruito un ponte che l’ha portata in salvo verso la maturità”.

Adolescenti, la difficile arte dell’ascolto

Privi di un “sismografo” per captare i segnali sottili, molti genitori si ritrovano chiamati all’improvviso a mettere insieme i cocci di adolescenze problematiche. È proprio pensando a queste situazioni – reali e potenziali – che Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta, ha scritto Anime Adolescenti – Quando qualcosa non va nei nostri figli. Come accorgersene e cosa fare(Salani Editore), un manuale pratico che insegna ai genitori come riconoscere gli atteggiamenti che nascondono una richiesta di aiuto che si manifesta in un campionario di problemi: dalle tossicodipendenze al bullismo, dai disturbi alimentari all’autolesionismo, fino a casi ancora più estremi.

Innanzitutto, per quale ragione ascoltare i propri figli adolescenti può essere così difficile? “Diciamo subito che non siamo grandi ascoltatori. Non siamo ascoltatori di noi stessi e anche nelle relazioni ci basiamo su un sistema relazionale implicito, come se ci fosse una sorta di pilota automatico per cui replichiamo messaggi e percorsi noti”, risponde Ravera. Il secondo elemento, invece, affonda le radici nell’immaginario: “Un figlio nasce prima di tutto come un’opera di fantasia nella mente dei genitori che mescolano attese, desideri e immagini. Con l’avvento dell’adolescenza, quando il figlio inizia per necessità a discostarsi dal bambino, si assiste a un divario fra la realtà del figlio e l’immagine che i genitori percepiscono attraverso la ‘lente culturale’ con cui lo guardano”.

Le emozioni prendono il posto della razionalità

L’adolescenza complica le cose. “Sì, perché nei ragazzi avvengono cambiamenti strutturali fondamentali”. E questo vale sia a livello biologico sia a livello sociale. “Durante l’adolescenza, c’è una potatura delle sinapsi che si riducono del 10%. In questa povertà necessaria delle sinapsi, il cervello degli adolescenti riesce a controllare meno le emozioni che, dunque, hanno funzionamenti estremizzati”. Il secondo aspetto riguarda i rapporti sociali. L’adolescenza, infatti, non avviene nel vuoto di un laboratorio, ma nel bel mezzo dei compiti di socializzazione extra-familiare. “Nel mondo dei rapporti fra pari, da un lato si costituiscono tribù urbane, idoli e sogni e, dall’altro, si indeboliscono le norme familiari che sono sentite come coercitive, qualcosa da cui doversi liberare”. In una condizione in cui le emozioni hanno rubato la barra del timone alla razionalità, il mix è potenzialmente esplosivo. E i genitori? “Fanno fatica, fanno molta fatica. Perché si ritrovano a fare i conti con l’epifenomeno, il comportamento, senza aver accesso a quello che bolle sotto la superficie”. Con in più la necessità di mandare avanti la loro vita. “Nel bel mezzo di queste tempeste, gli adulti sono chiamati ad affrontare le criticità del vivere contemporaneo: le lunghe ore trascorse in coda per arrivare in ufficio, lo stress del lavoro, la necessità di far quadrare i conti. È facile immaginare in che condizioni arrivino a casa la sera”. Con i figli, dunque, c’è uno stacco. “I figli pensano a tutt’altre cose e i genitori, che non hanno gli strumenti per affrontare una situazione in cui il pensiero razionale è poco rappresentato, corrono il rischio di non cogliere i segnali”.

Genitori, state attenti a questi segnali

“I genitori immaginano l’adolescenza come un essere mitologico, fanno valutazioni riduzionistiche (tanto passerà) e pensano di non aver voce in capitolo”, osserva Ravera. In realtà, c’è molto che possono fare. “La prima cosa è mantenere la calma. Perché è difficile leggere i segnali, quando si cede alla tentazione di rispondere alle provocazioni dei figli. Quindi, non rimandate le loro parole dall’altra parte della rete, come se fossero una pallina da tennis. Fermatevi e osservate”. Molti segnali dell’adolescenza sono fisiologici, altri invece devono fare suonare un campanello d’allarme. Fra questi c’è soprattutto l’improvviso cambiamento dei comportamenti. “Per esempio, un calo nel rendimento scolastico, una tendenza al ritiro in sé stessi, classico caso del figlio che da membro della famiglia diventa pensionante e resta tutto il giorno chiuso in camera sua, un aumento della conflittualità con i genitori, l’abbandono di uno sport che lo aveva sempre appassionato”, elenca l’autore.
Poi, ci sono gli oggetti, chiarissimi segnali nel caso di dipendenze: “Le cartine, i residui di marijuana, i soldi. Di solito, i figli dicono che appartengono a un amico, ma i genitori dovrebbero sempre dubitare di questa funzione da deposito bagagli”. Anche il bisogno di denaro è sintomatico: dalla richiesta di strano materiale scolastico alla scomparsa/vendita di libri, oggetti, a fantasiose perdite di denaro. Alla voce disturbi alimentari, il viso delle adolescenti si affila, mentre l’abbigliamento si muove in direzione diametralmente opposta per nascondere il corpo che perde peso. Più difficili da individuare, i comportamenti autolesionistici si manifestano più spesso con tagli e bruciature su braccia, gambe e sulla pancia. “Per un genitore è quanto di più incomprensibile si possa affrontare. Ancora una volta è come trovarsi di fronte a un neonato che strilla disperatamente e non capire la ragione”.

Adolescenti difficili, come comportarsi?

I rimedi sono speculari al problema. “Aprite un canale diplomatico: mantenere la comunicazione aperta è fondamentale”. Analogamente, meglio evitare frasi tipo “ai miei tempi”. “Rivolgersi al passato non è la migliore delle idee e, francamente, non interessa agli adolescenti di oggi. Al contrario, i genitori dovrebbero cercare di andare incontro ai loro figli. Per esempio, invece di criticare le musiche che ascoltano i figli, bisognerebbe ascoltarle per sapere cosa pensano, cosa provano, con quali pezzi costruiscono il loro mondo”. Stabilire insieme e rispettare le regole di civiltà è un altro passaggio chiave. “Fare i conti con i confini, con l’autorevolezza è qualcosa che molto spesso manca agli adolescenti contemporanei e, dunque, quando si trovano davanti a un limite vivono la cosa come un enorme senso di fallimento. Non sono attrezzati ad avere a che fare con il ‘no’, ma il ‘no’ è un meccanismo fondamentale, un importante organizzatore psichico”. Da un lato, infatti, costringe a posticipare la gratificazione e, dall’altro, obbliga a trovare altre strade, a reinventarsi in relazione al limite.
Infine, Ravera consiglia ai genitori di mettere l’adolescenza in prospettiva. “È un processo di crescita”. Non solo del figlio, ma anche del genitore che deve lasciare andare le sue illusioni e fare un bagno di realtà. “Quando pensiamo al figlio, pensiamo sempre al cucciolo, ma il cucciolo cresce ed è con l’adulto che il genitore deve imparare a fare i conti. Come nel film Titanic, lo sprofondamento del protagonista è funzionale alla realizzazione di progetti”.

Fonte: https://d.repubblica.it/life/2021/02/20/news/problemi_adolescenza_difficile_consigli_per_genitori_psichiatra_psicologo-4885715/

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