Il DOC e i suoi rituali impliciti

Il DOC e i suoi rituali impliciti

Prima di delineare il percorso psicoterapeutico, è molto importante fare una distinzione tra il DOC con rituali nascosti e quello con rituali espliciti. I rituali nascosti possono alimentare ossessioni in cui l’esposizione con prevenzione di risposta (ERP) risulta insufficiente.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), o meglio il DOC con rituali nascosti e senza rituali impliciti, rappresenta un disturbo che rientra nell’ampio spettro dei disturbi dell’ansia e che è caratterizzato dalla presenza di pensieri persistenti e invasivi – conosciuti come ossessioni – e azioni ripetitive, rituali o compulsioni, il cui obiettivo è evitare o calmare l’ansia che portano con sé (Welch, Lu, Rogruguiz, Trotta et al, 2007).

Esiste tuttavia un tipo di compulsione più difficile da percepire per chi le osserva, poiché non viene messo in pratica a livello comportamentale, bensì a livello cognitivo. Oggi parliamo del DOC con rituali nascosti, per i quali un intervento diventa più complicato.

Ragazza con il doc disturbo ossessivo.

Che tipo di ossessioni caratterizzano il DOC?

Esiste una vasta eterogeneità in quanto a ossessioni e istinti compulsivi. Il DOC, inoltre, è anche uno dei disturbi più psichici più subdoli.

Tra i disturbi dello spettro ossessivo compulsivo vi è una categoria in cui rientrano la tricotillomania, la sindrome di Tourette e il disturbo da dismorfismocorporeo (Nardone e Portelli, 2015). Le ossessioni potrebbero essere raggruppate in cinque grandi gruppi, ovvero

  • Ossessioni da idee sulla contaminazione: pensare di poter contrarre una malattia se non ci si lava a sufficienza le mani o se ci si trova in un luogo in cui potrebbero esserci virus e batteri. Si mettono in pratica compulsioni di pulizia.
  • Ossessioni generate da un bisogno di ordine o di simmetria: le compulsioni che vengono messe in atto in questo caso sono associate all’ordine.
  • Di tipo sessuale: queste ultime comportano, di solito, compulsioni di controllo molte delle quali latenti.
  • Ossessioni dannose: la persona può convincersi di aver investito qualcuno in auto. Ciò la induce a ripercorrere la strada fatta per verificarlo (rituale). Le compulsioni sono anche una forma di controllo.
  • Ossessioni religiose: le compulsioni per le ossessioni religiose sono associate al controllo.

Da esse possiamo estrapolare i rituali o compulsioni più comuni. Questi ultimi sono direttamente associati alle ossessioni precedentemente descritte, ovvero ai rituali di pulizia, di ordine, di ripetizione, di accumulo, di controllo e mentali.

Autori come Nardone e Portelli (2015) descrivono tre classi di rituali compulsivi: preventivi, propiziatori e riparatori, all’interno dei quali si potrebbero inserire quelli precedentemente descritti.

Perché il DOC con rituali nascosti è diverso?

Le ossessioni innescano precisi rituali. Lo scopo è proprio eliminare le ossessioni, mettere fine all’ansia provocata.  

Sulla stessa linea, i rituali o le compulsioni possono essere comportamentali. Questo significa che le azioni sono esplicite; se guardassimo da una finestra, potremmo osservare il nostro vicino che conta all’inverso, che controlla per ben 15 volte se ha chiuso la porta d’ingresso o passeggiare per cinque ore ripercorrendo lo stesso identico percorso.

Il rituale è un comportamento rassicurante

Potremmo interpretare il rituale eseguito da una persona con il DOC come una condotta rassicurante. Nel momento in cui inizia a provare paura, angoscia o ansia, attiva i propri rituali al fine di calmare l’ansia.

Per questo motivo e visto che il DOC funziona attraverso meccanismi di ansia-elusione-ansia, il trattamento è volto a spezzare tale catena e induce il paziente a esporre i suoi pensieri senza attuare il comportamento rassicurante.

Questo vuol dire fargli provare lo stato di angoscia senza adottare i comportamenti ritenuti rassicuranti; lo scopo è far raggiungere all’ansia il suo picco più alto, per poi farla abbassare in modo naturale.

Eppure, il problema si presenta quando ci troviamo dinnanzi a un DOC con rituali latenti, ovvero con compulsioni puramente cognitive. Come possiamo mettere un freno alla realizzazione di un rituale quando non lo vediamo nemmeno?

Esempio di rituale latente: la compulsione del controllo

Le compulsioni che tendono a essere più latenti sono quelle associate al controllo, come vedremo nel seguente esempio.

Ayaka e il DOC sessuale

Ayaka è affetta da DOC sessuale, i cui rituali sono di verifica. Proviene da una famiglia con valori religiosi e morali molto tradizionalisti, motivo per cui essere lesbica la terrorizza.

Soffre di un DOC sessuale da omosessualità. Questo non significa che Ayaka non abbia ancora scoperto la propria sessualità o che si senta attratta dalle donne e non sappia cosa fare. Anche se questo potrebbe verificarsi, non è conditio sine qua non.

Nel caso dei DOC di tipo sessuale, e in particolare in questo, i rituali tendono a essere latenti e di verifica. Questo vuol dire che per quanto sia vero che il soggetto non smette di calpestare le linee del pavimento, nel tentativo di allontanare l’ansia che scatenerebbe l’essere omosessuale, è vero anche che realizza anche delle compulsioni cognitive.

Per esempio, pensare per tre o quattro ore a tutte le donne con cui si è entrate in contatto per capire se si è attratte da una o più di loro o pensare a immagini erotiche di donne per verificare il proprio stato di eccitamento, etc.

Donna preoccupata.

Qual è il pericolo dei rituali latenti?

I rituali latenti possono verificarsi in qualunque momento senza alcun ostacolo fisico, inoltre si allontanano dal campo di osservazione del terapista.

Se un soggetto è affetto da un DOC i cui rituali latenti sono di controllo, può trascorrere la maggior parte del tempo a pensare e verificare; può interrogarsi sulla sua omosessualità o sulla volontà di uccidere il proprio figlio. Il tutto tramite un discorso mentale e immagini segrete.

Uscire di casa alle due del mattino o ripercorrere la strada fatta durante il giorno per verificare qualcosa non passa di certo inosservato; non è lo stesso, però, quando ciò avviene a livello cognitivo. I rituali latenti possono pertanto condurre il soggetto a lunghe verifiche che gli fanno sprecare la maggior parte del suo tempo. 

Come se non bastasse, il soggetto potrebbe avvertire il bisogno di investire più tempo nelle proprie verifiche. Così, inizialmente vi dedicherà un’ora al giorno, poi due e così fino a sette ore per tenere a bada l’ansia. Tutto ciò si traduce in un calo della qualità della vita che può inficiare l’aspetto lavorativo, emotivo e sociale.

D’altro canto, le persone che attorno alla persona potrebbero non accorgersi di nulla. Il soggetto affetto dai rituali impliciti può nasconderlo a causa dell’imbarazzo e per paura di essere rimproverato. Così, gli altri penseranno di avere a che fare con una persona molto distratta o stanca.

Come trattare il DOC con rituali impliciti

Cercare di privare una persona affetta da DOC dei propri comportamenti rassicuranti o dei rituali è molto difficile; ancora di più se i rituali sono latenti. In quest’ultimo caso, il terapista non può mai essere del tutto certo che il paziente non stia eseguendo il proprio rituale.

Ciò nonostante, la terapia non è impossibile. Nardone e Portelli (2002) propongono un approccio diverso dalla terapia cognitivo-comportamentale e da quella da esposizione: la psicoterapia breve strategica.

Diversi studi dimostrano che la psicoterapia breve strategica offre risultati positivi nell’86% dei casi, di cui il 79% viene risolto e il 7% migliora notevolmente.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/il-doc-e-i-suoi-rituali-impliciti/

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