Se non ti ami, è perché prima di te tua madre non l’ha fatto

Esiste una continuità evolutiva tra l’amore di sé e l’amore ricevuto dalla figura di accudimento.

Quando parliamo di benessere psicologico tendiamo a focalizzarci su quadri patologici come la depressione, l’ansia e la manipolazione, dimenticando qualcosa di più basilare: l’accettazione e l’amore. Attenzione, non parlo dell’amore romantico, quello non guarisce! Parlo dell’amore di sé. L’amore di sé guarisce da ogni male ed è il farmaco più potente che possiamo somministrare alla nostra psiche. Purtroppo non tutti sono in grado di amarsi, perché l’amore, proprio come leggere e parlare, è in qualche modo frutto di un apprendimento.

Accettazione e amore ti consentono di avere una mente più leggera, meno incline al controllo a ogni costo e quindi, più in armonia con il mondo. L’accettazione ti consente di dire addio allo stress anche in situazioni oggettivamente pressanti come quella che stiamo vivendo a livello globale e l’amore ti dà la possibilità di scegliere il meglio per te stessa!

L’amore è una naturale conseguenza dell’accettazione. Se sei fortemente insoddisfatta di te stessa e/o della tua vita, sappi che dovrai affrontare un paradosso per operare un reale cambiamento. Per cambiare, hai bisogno prima di accettare te stessa, il tuo passato e la vita che ti circonda, solo così potrai amarti e muoverti nella direzione giusta. Solo quando imparerai ad amarti il cambiamento non richiederà alcuno sforzo e sarà la naturale conseguenza dell’amore che nutri per te stessa.

Una mente sofferente

Una mente sofferente è sempre alla ricerca di qualcosa. Insoddisfatta e spaventata, si muove nella vita senza porsi troppe domande oppure ponendosi le domande sbagliate. Una mente sofferente si affanna per cambiare, fa giri enormi ma si ritrova sempre al punto di partenza. Sicuramente, una mente così non ha mai familiarizzato con concetti come l’accettazione e l’amore di sé.

C’è una continuità evolutiva tra l’amore ricevuto nella prima infanzia e l’amore che sei in grado di dare (e di darti!) in età adulta.

La continuità è legata all’immagine che il bambino sviluppa di sé, la stessa immagine che permane nell’adulto. L’immagine che il bambino sviluppa di sé deriva da ciò che gli trasmettono le persone per lui significative. Tutto questo processo avviene nella prima infanzia, quando il bambino ancora non ha alcuna facoltà comunicativa. Lo sviluppo comincia con la nascita e andrà avanti per tutta l’infanzia, è qui che vengono gettate le basi di ciò che siamo oggi. Nel bene e nel male.

La prima infanzia

Quando veniamo al mondo, l’unico mezzo che abbiamo per richiamare l’attenzione di un adulto, è il pianto. Se abbiamo limitati mezzi comunicativi, è però vero che fin dalla nascita siamo molto attenti a recepire ciò che ci viene trasmesso.

Fattori come: il tono di voce usato da nostra madre, la sua prontezza nel rispondere al nostro pianto, la frequenza degli abbracci, del contatto fisico, dell’intesa emotiva… sono cruciali. Un bambino di età inferiore ai 2 anni non è ancora in grado di parlare ma inizia a porre le basi per la sua memoria: il bambino diventa ciò che sente e diviene cruciale capire come il genitore lo fa sentire.

Gli scenari evolutivi a cui andiamo incontro possono essere molteplici: il bambino potrà sentirsi amato e protetto oppure indesiderato, cattivo perché fa sempre arrabbiare la mamma. Attenzione, non si svolge tutto entro i due anni di età. In genere sono gli schemi comportamentali protratti per l’intero sviluppo a infliggere le ferite più profonde, a imprimere un terribile disamore.

Il mondo del bambino è costituito principalmente da emozioni allo stato puro. L’immagine del bambino si struttura a partire da come gli adulti di riferimento lo fanno sentire. Fin dai primi mesi di vita il bambino è in grado di provare:

  • Gioia
  • Disagio
  • Interesse
  • Sorpresa
  • Tristezza
  • Paura
  • Rabbia

Non solo è in grado di provarle ma anche di riconoscerle nel genitore. Se a ogni pianto del bambino, la mamma mostrerà rabbia, il bambino affronterà gli anni successivi in modo insicuro. Risultato analogo se la madre si mostrerà sempre impaziente e scostante anche nel contatto fisico.

Durante l’infanzia siamo abilissimi nel comprendere cosa ci trasmette nostra madre. La teoria etologica, così come la successiva teoria dell’attaccamento, ci suggeriscono che veniamo al mondo già programmati per stringere un legame significativo. Ogni bambino è disposto a fare qualsiasi cosa per non mettere al repentaglio il legame materno. Ogni stimolo esterno è sempre seguito da una valutazione cognitiva che permette di interpretarlo e dare un’etichetta all’emozione. Il bambino così imparerà quali sono le emozioni che può esprime e quelle che invece deve censurare, in base alla risposta che riscontra nell’adulto.

Ovviamente una madre è umana, è chiaro che proverà sentimenti positivi e negativi nei confronti del figlio. Un figlio, anche il più desiderato, può essere fonte di forte stress per una madre, soprattutto se è costretta ad accudire il piccolo da sola. Per fortuna gli studi ci insegnano che non bastano “episodi random di impazienza” per creare un modello interiore stabile nel piccolo. La letteratura scientifica ci suggerisce che sono i comportamenti disfunzionali reiterati nel tempo a infliggere ferite significative. Se ti interessa l’argomento, puoi approfondirlo leggendo il mio articolo dedicato al “legame materno e conseguente stile di attaccamento“.

La seconda infanzia

La seconda infanzia si struttura sulle basi della prima. Qui inizia a notarsi la nostra traiettoria evolutiva: da adulti saremo in grado di amarci? 

L’amore di sé si sviluppa grazie alla considerazione della figura di accudimento primaria (in genere è la madre, ma anche il papà fa la sua parte). I sentimenti che hai imparato a rivolgere a te stessa sono un riflesso di quelli che ti venivano comunicati dagli altri durante la tua infanzia (G.H. Cooley e G.H. Mead). Ecco perché se non ti ami, probabilmente neanche tua madre è riuscita ad amarti in modo costruttivo. Stili di accudimento diversi possono creare schemi comportamentali differenti. Per un approfondimento: tipologie di mamme e ripercussioni in età adulta.

Durante l’infanzia non solo si stabilirà il rapporto che avrai da adulta con te stessa ma anche la capacità che hai di gestire le situazioni difficili. Le reazioni comportamentali e affettive nell’adulto sono legate alla biologia delle risposte allo stress, risposte apprese in base ai feedback ricevuti dalle figure di accudimento. Un bambino sicuro, da adulto, sarà più capace di tollerare elevati livelli di stress. La “tolleranza allo stress” non è qualcosa di astratto ma qualcosa di misurabile con la risonanza magnetica funzionale e con il test dei livelli di cortisolo (ormone dello stress). E’ stato notato che i bambini con uno stile di attaccamento sicuro sono predisposti a una migliore tolleranza allo stress in quanto presentano livelli di cortisolo più bassi.

L’età adulta

In età adulta siamo la sintesi di ogni nostro vissuto emotivo, anche di quelli non elaborati, anche di quei vissuti di cui non abbiamo piena memoria. Siamo il sunto dei “no” o dei “” ricevuti, delle attenzioni mancate o concesse, delle ammonizioni o congratulazioni, della fierezza o dell’ostilità ricevuta… Siamo al somma delle ingiustizie subite, delle frustrazioni e dei torti, così come delle soddisfazioni e delle gioie esperite.

Presta bene attenzione, si parla di vissuti emotivi. I vissuti emotivi più che alle parole sono connessi ai fatti, alle azioni e alle esperienze dirette. Le parole rassicuranti, se non contornate da comportamenti rassicuranti, non restituiscono esperienze autentiche, anzi, restituiscono vissuti emotivi disorientanti e insegnano la sfiducia nel prossimo.

Se è vero che siamo la sintesi di tutti i nostri vissuti, è altrettanto vero che possiamo aggiungere dei vissuti correttivi al nostro bagaglio evolutivo. Abbiamo la possibilità di fare nuove esperienze a disconferma di ciò che abbiamo appreso durante l’infanzia.

Se nell’infanzia abbiamo maturato un’immagine di sé indegna d’amore e inaccettabile, possiamo rielaborare il passato per esplorare il mondo in modo diverso e iniziare a vedere noi stessi con nuovi occhi e nuove consapevolezze. L’età adulta è l’età della maturità, sta a noi comprendere i nostri vissuti e capire cosa vogliamo fare nella nostra vita. Sta a noi capire se vogliamo rimanere in una mente sofferente o evolverci.

Fonte: https://psicoadvisor.com/se-non-ti-ami-e-perche-prima-di-te-tua-madre-non-lha-fatto-20530.html

Un pensiero riguardo “Se non ti ami, è perché prima di te tua madre non l’ha fatto

  1. Leggo spesso i suoi post e questo in particolare mi è molto caro perchè lo sto vivendo sulla mia pelle

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