Sindrome di Rebecca: cosa è e come si affronta la gelosia retroattiva

Farsi condizionare dal pensiero quasi ossessivo del passato amoroso e/o sessuale del proprio partner può condizionare il futuro del nostro stare in coppia. Ecco come identificare una forma di gelosia che colpisce uomini e donne, in modo diverso
Sindrome di Rebecca: cosa è e come si affronta la gelosia retroattiva

Lui, lei e il fantasma dell’ex. Bastano tre parole per descrivere il meccanismo della gelosia retroattiva, la cosiddetta “Sindrome di Rebecca”. Di cosa si tratta esattamente? “È una gelosia patologica che riguarda il passato amoroso e/o sessuale del proprio partner”, risponde la dottoressa Graziella Pisano, psicologa e collaboratrice del comitato di Guida Psicologi. “Il nome deriva dal titolo del romanzo “Rebecca, la prima moglie” di Daphne du Maurier che ha ispirato l’omonimo film di Alfred Hitchcock”. La parola chiave, in questo caso, è “passato”, ossia tutto ciò che rimanda agli ex, ai luoghi, agli eventi, agli oggetti.

“Chi ne soffre continua a ruminare su quello che è stato, idealizzando il precedente partner della persona amata e alimentando un senso di fallimento personale”. Proprio perché il passato è irraggiungibile e immodificabile, ci si condanna a una frustrazione continua che va dall’impossibilità di raggiungere una presunta perfezione al bisogno disatteso di sentirsi unici. Il risultato sono stati ansiosi e depressivi che ledono l’individuo e, all’interno della vita di coppia, si traducono, in litigi e scenate.

Tanti modi di dire gelosia

Mentre la “normale” gelosia riguarda il presente o il futuro ed è una tendenza legata alla paura di perdere una persona importante (dunque, se ben modulata nell’espressione, è un sentimento sano), non sembrano esserci relazioni univoche fra le due “tipologie” di gelosia. “Possono manifestarsi indipendentemente, oppure in associazione. Laddove presente, tale associazione può essere legata alla bassa autostima e al senso di inferiorità che, comunque, sono elementi alla base di entrambi i ‘tipi’ di gelosia”, spiega la psicologa.
Non si registrano, invece, differenze nell’incidenza per genere, ma la manifestazione assume aspetti diversi a seconda che a soffrirne sia una donna o un uomo. “Le donne, in particolare, sono gelose dei momenti di affetto e di progettualità che il partner ha condiviso con la ex e temono di non essere la “migliore””. La preoccupazione degli uomini, invece, si concentra sulla vita sessuale, in quanto tendono a porre l’accento sul vissuto di non esclusività.

Quando le cose si complicano: la patologia

Va detto che alcuni comportamenti possono funzionare da innesco. “Posto che la Sindrome di Rebecca colpisce più frequentemente persone che hanno relazioni importanti alle spalle, questa gelosia può essere alimentata dal partner che parla della precedente relazione con molta frequenza, in maniera minuziosa e in termini sempre positivi”. Allo stesso tempo, chi ne soffre può contribuire alla propria gelosia chiedendo ossessivamente di raccontare dettagli della storia precedente. “Paradossalmente, questo porta acqua al mulino del senso di inferiorità, favorendo l’avvio di una spirale di sentimenti negativi”.
Le cose si complicano quando il proprio partner è necessariamente in contatto con l’ex, perché magari ci sono figli in comune, oppure un’attività lavorativa. “In questo caso, la persona gelosa tende a mettere in atto comportamenti rabbiosi e di chiusura che nascono dal timore di perdita della persona amata. Sono proprio questi comportamenti, però, che possono facilitare il realizzarsi di tale timore, poiché la persona oggetto della gelosia percepirà che il partner rifiuta una parte della propria vita e quindi di sé” fa notare la dottoressa Pisano.

La soluzione, in questi casi, è “controintuitiva” al proprio sentire: “Bisognerebbe favorire i rapporti con i figli e cercare di instaurare un legame con loro, accogliere e sostenere le eventuali necessità professionali, piuttosto che “gareggiare” per ottenere amore e attenzioni esclusive”.

Per “guarire”: affrontare le proprie insicurezze

Le radici di questi comportamenti affondano tutte in insicurezza e difficoltà personali. “Lavorare su questi aspetti è importante, per favorire il raggiungimento di un equilibrio psicologico personale e consentire una gestione efficace delle problematiche ad essa legate”. In particolare, il confronto con il partner è la chiave di volta dell’intera dinamica. “Il dialogo e l’eventuale messa in discussione dei propri atteggiamenti e delle motivazioni soggiacenti permettono alla coppia di comprendere e affrontare i limiti personali per il bene comune”. Nel momento in cui tali presupposti vengono a mancare, è fondamentale riconoscere di avere un problema. “Quando le liti sono continue e le incomprensioni generano un clima di rabbia e frustrazione intollerabili, deve suonare un campanello d’allarme. È il momento di chiedere aiuto”, suggerisce la dottoressa Pisano.
Una relazione, infatti, ha bisogno di essere nutrita e questi comportamenti possono portare alla perdita del focus e al progressivo indebolimento del rapporto. “Una psicoterapia personale e di coppia può aiutare a mettere le cose nella giusta prospettiva”.

Fonte: https://d.repubblica.it/life/2020/07/27/news/sindrome_di_rebecca_cosa_e_cause_gelosia_retroattiva_partner_psicologia-4735205/

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