Anche chiusi in casa si può superare panico, ansia e paure

Ma cosa succede quando un lato sconosciuto di noi preme per rompere schemi mentali e identità troppo rigide?

Anche chiusi in casa si può superare panico, ansia e paure

“Soffro di attacchi di panico da sei mesi e sono quasi senza forze, ma non voglio cedere, voglio lottare! Ma ormai non so più cosa fare, dottoressa, per questo mi sono convinta a fare questa cosa un po’ assurda, almeno per me”. Chi parla è Stefania, una bella donna di 40 anni, e la “cosa assurda” è una seduta di psicoterapia via Skype, mezzo obbligato vista la quarantena generale. Il suo aspetto a dire il vero pare smentire le sue parole: sembra tranquilla, è molto curata, è ben pettinata, indossa una camicetta elegante, dietro di lei compare una casa molto ben arredata e il viso… il viso è quasi impassibile, in un sorriso fisso che nulla pare poter scalfire.

Il panico rompe un’immagine statica di sé

“Da quando è iniziato il lockdown la cosa è anche peggiorata. Sto in questa casa, in cui ospito temporaneamente il mio fidanzato, e anche solo uscire mi spaventa. Mi vergogno, in questi due mesi non sono nemmeno andata una volta a fare la spesa, anzi sì una volta sola, ma sono scappata, mi sembrava che mi guardassero tutti… Eppure fino a sei mesi fa le cose andavano bene, avevamo una buona routine. Sono, o dovrei dire ero prima del panico, una donna molto attiva, in carriera. La mia professione era la mia vita. Ero forte sul lavoro e con gli altri. Dirigevo i colleghi, ero il leader. Sempre su tacchi a spillo per poter guardare gli altri dall’alto. Sa, coi tacchi a spillo mi sembrava di dominare la scena e stare sopra a tutti. Anche se le confesso che più di una volta, nell’ultimo anno, ho preso certe storte…”.

L’errore: voler tornare come prima

Stefania, la donna sicura di sé, dall’alto dei suoi tacchi a dire il vero ultimamente un po’ traballanti viste le storte, all’improvviso da sei mesi ha conosciuto attacchi di panico a ripetizione e per la prima volta nella sua vita si è sentita smarrita, persa. Essere messa al tappeto per lei è uno smacco, ma è addirittura una vergogna che a ridurla così, spaurita e insicura, sia “un problema mentale, un problema di gente debole o matta. Cosa mi sta succedendo? Perché non passa nemmeno con le pillole? Voglio tornare quella di prima, basta, basta!”. E per la prima volta sul suo bel volto appare un’incrinatura, come se tutto fosse sul punto di crollare come un castello di sabbia…

Quando la forza è solo una recita, arriva il panico!

“Per fortuna che c’è Marco – si riprende all’istante – che mi cura e fa tutto lui… Fa la spesa, cucina, cura la casa… Scherzando a volte lo chiamo “la mia colf”. È strano, prima del panico mi sembrava che la relazione fosse spenta. Sentivo il bisogno di aria nuova. Ora se non ci fosse lui… Mi è tanto caro, gli voglio bene e mai lo farei soffrire. Anche se in due mesi avremo fatto l’amore forse due volte. Ma con questo panico cosa potrei fare di diverso?». Stefania si sentiva a suo agio solo nella “divisa” che quotidianamente vestiva per andare a lavoro. Una divisa di donna dura e decisa. Ma forse le storte già da un anno le stavano dicendo che quell’immagine di sé non era più adatta, che quell’impalcatura di certezze nascondeva altri lati che volevano emergere. Un desiderio diventato più chiaro con l’insofferenza verso il “fidanzato storico”.

La vera origine degli attacchi di panico

Ma cosa succede quando un lato sconosciuto di noi preme per rompere schemi mentali e identità troppo rigide? Succede che queste ultime resistono, trasformando il desiderio di cambiamento in terrore dell’ignoto e in fuga in una tana protettiva. Un ignoto che però nasce dentro di sé. Ecco spiegato il panico, il cui sintomo principale è un ingiustificato terrore di morire. Cosa deve “morire” nell’atteggiamento di Stefania, a cosa si ostina a restare aggrappata anche se non è più funzionale? E cosa deve scoprire, nella tana in cui si è rifugiata, che può usare per rinascere?

L’inconscio la sta già curando

L’inconscio sa cose che noi non sappiamo e spesso basta un piccolo spiraglio, una fessura di consapevolezza che abbassa le nostre ostinate difese, e lui ci invia quello che ci serve. Una notte, dopo alcune sedute di terapia in cui Stefania sembra un muro di negazioni, di domande senza risposta, di “perché proprio a me questo panico?”, ecco un sogno provvidenziale: «È mattino presto, sto camminando a piedi scalzi nell’erba, un prato bellissimo, sento il fresco sotto i piedi, l’erba, la terra e… sto bene! Come non sono mai stata in vita mia. Infinitamente meglio di come stavo prima di avere il panico!». La cosa paradossale, ragiona poi in seduta, è che lei ha sempre detestato camminare a piedi scalzi: il contatto con la terra la infastidiva terribilmente. Ora poi, che non si può nemmeno uscire di casa! Che follia è?

Dentro casa esplora se stessa

Eppure dopo quel sogno, che la lascia molto turbata senza capire il perché, qualcosa inizia a smuoversi dentro di lei. Piccoli sommovimenti, scosse interne… Da qualche giorno, racconta, il fatto che il panico l’abbia costretta a ridurre il lavoro, a passare il tempo facendo ciò che “fanno le donne qualsiasi”, come lei le chiama, non le pare poi così male. Senza nemmeno farci caso ha iniziato ad affiancare Marco in cucina e nel giro di un paio di giorni ne prende con decisione il posto. Cucinare, cosa che prima disprezzava, di colpo le piace un sacco: le tornano in mente le ricette della nonna, di quand’era bambina e passava le serate a guardarla cucinare, si perde dentro aromi, pietanze, sapori. Si sente un alchimista nel suo laboratorio.

Ritrova la naturalezza perduta

Ha scoperto anche una passione per i fiori del balcone, che inizia a curare passando ore tra innaffiature, rinvasi, sistemazioni varie. “È incredibile, facendo quelle cose mi sento benissimo! Le paure svaniscono, i pensieri si dileguano. Eppure sono cose così… banali!”. Assieme ai suoi fiori, vede fiorire tutta una serie di pensieri e desideri improvvisi e nuovi, si sente come il pulcino che deve rompere il guscio. Altra cosa paradossale: più accetta di sentirsi “a terra”, più mette da parte nella giornata il suo spirito di lottatrice, meno pensa a “sconfiggere il panico”, più gli stati di paura si diradano. Come se quel sogno avesse indicato a Stefania un altro lato di sé: una donna che deve tornare “verso la terra”, abbassarsi, cioè insomma recuperare una semplicità, una naturalezza perduta… “Forse quei tacchi a spillo mi facevano sentire forte, ma erano un po’ una recita… Forse mi serve lasciar emergere una Stefania un po’ meno dura. Non solo qui: anche al lavoro. Forse quegli attacchi di panico non sono stati poi una cosa tanto malvagia…”.

E il panico diventa un ricordo

Da quando pronuncia queste parole, mentre due lacrime bagnano un sorriso finalmente sincero, Stefania non ha più avuto attacchi di panico. Ora sta pensando di cambiare molte cose. A cominciare da una relazione di coppia che ha fatto il suo tempo e cui, finita la quarantena, porrà fine, con delicatezza ma anche con decisione. Ha scoperto, grazie al panico, un nuovo modo di stare nel mondo: ha potuto concedersi di estrarre lati diversi della sua femminilità, ha ammesso di avere bisogno, come tutti, di appoggi e a volte anche di fare la bambina. E ammetterlo, portare nella propria vita questi nuovi aspetti, non solo l’ha arricchita di nuovi interessi, l’ha resa più completa e ha dissolto paure e panico!

Chiudi gli occhi e immagina uno sconosciuto alla porta: come è fatto?

In una situazione di calma intorno a te chiudi gli occhi, respira lentamente, poi visualizza di essere davanti a una porta chiusa. Immagina che dall’altra parte ci sia un ospite sconosciuto, che stai attendendo da molto tempo. Da tutta la vita. Non sai com’è fatto: che aspetto avrà? Cosa vorrà? Quale sarà il suo modo di fare, la sua voce, il suo atteggiamento? Socchiudi mentalmente la porta, e aspetta mentre nel buio lentamente si compone un’immagine: il viso, i vestiti, l’atteggiamento… È possibile avvertire una certa inquietudine a questo punto. Forse non ti senti ancora pronto ad accoglierlo nella tua casa, allora puoi lasciare la porta socchiusa e immaginare che l’ospite sconosciuto attenda ancora un po’ nell’anticamera. Sai che hai creato uno spazio, un luogo dove dargli il benvenuto ogni volta che lo sconosciuto avrà qualcosa da dirti.

Se diventi amico del tuo volto nascosto, lui non dovrà tornare a farti paura

Ansia e panico sono una parte di te che non esprimi, un te stesso invisibile, un personaggio misterioso e sconosciuto che vorrebbe “entrare in scena”. Vuole raccontare di te qualcosa di diverso dal solito ma tu resisti… Se lo vivi come invadente e distruttivo e cerchi di mandarlo via, tornerà con il volto della paura. Se invece lo affronti in questo modo, perderà quell’aspetto minaccioso e diventerà in breve tempo un alleato, il più prezioso.

Fonte: https://www.riza.it/psicologia/attacchi-di-panico/7492/anche-chiusi-in-casa-si-puo-superare-panico-ansia-e-paure.html

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