Pasti assistiti: il supporto ai pazienti con Disturbi dell’Alimentazione

I pazienti con Disturbi dell’Alimentazione vivono il momento del pasto come “naufraghi in un mare in tempesta”

Pasti assistiti: il supporto ai pazienti con Disturbi dell’Alimentazione

Durante i momenti dedicati ai pasti, il supporto attraverso i pasti assistiti offerto da operatori esperti e adeguatamente formati (generalmente dietisti, psicologi o infermieri professionali) ha come fine generale quello di favorire nel paziente una riattribuzione di valenza positiva al significato e alla funzione del cibo come nutrimento.

Messaggio pubblicitarioI Disturbi dell’Alimentazione (DA) sono caratterizzati dalla presenza di comportamenti alimentari disadattivi che comportano un’alterazione del consumo e dell’assorbimento di alimenti, compromettendo significativamente la salute fisica e il funzionamento psicosociale, come riportato nel DSM-5 (APA, 2013). Questa categoria diagnostica comprende l’Anoressia Nervosa (AN), la Bulimia Nervosa (BN) e il Binge Eating Disorder (BED o disturbo da alimentazione incontrollata), tre patologie che in Italia hanno una percentuale di prevalenza sempre più elevata e preoccupante tra la popolazione (in particolare tra gli adolescenti e le donne adulte): 0,5-1% AN; 1-3% BN; 10% forme subcliniche (Regione Lombardia, Decreto N.4408 del 18.04.2017).

I pazienti con DA vivono il momento del pasto come “naufraghi in un mare in tempesta”: in continua balia di pensieri disfunzionali, inghiottiti e sopraffatti dal loro personale oceano di forti emozioni negative. I sintomi della malnutrizione, la sensazione di pienezza, l’utilizzo di condotte compensatorie (vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e diuretici, esercizio fisico eccessivo) e la diminuzione della motivazione rappresentano sostanziali ostacoli che impediscono il mantenimento di un corretto regime alimentare. Tali difficoltà possono rappresentare rischi non indifferenti per la salute clinica, soprattutto per i pazienti sottopeso.

Nei centri ospedalieri e specializzati nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione, in forma residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale day hospital, viene sempre più spesso utilizzata una particolare procedura di riabilitazione psiconutrizionale: il pasto assistito (Ministero della Salute, 2013; 2017). Durante i momenti dedicati ai pasti, il supporto offerto da operatori esperti e adeguatamente formati (generalmente dietisti, psicologi o infermieri professionali) ha come fine generale quello di favorire nel paziente una riattribuzione di valenza positiva al significato e alla funzione del cibo come nutrimento. Nello specifico, le Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell’alimentazione redatte dal Ministero della Salute nel 2017 indicano come obiettivi specifici: la normalizzazione del comportamento alimentare inteso secondo parametri di frequenza, quantità e qualità dei pasti; l’incremento ponderale nei pazienti sottopeso o il mantenimento del peso; la gestione efficace dell’ansia legata al cibo e alla sua assunzione; l’interruzione dei rituali alimentari, se presenti; la rivalutazione del valore biologico e sociale dell’atto di nutrirsi; il sostegno nella fase post-prandiale.

Gli operatori che offrono assistenza sono chiamati a creare condizioni ambientali e relazionali favorevoli (Salvo, 2018), applicando specifiche procedure per aiutare i pazienti in caso di difficoltà. L’educazione, la distrazione, il supporto e l’osservazione attraverso uno sguardo attento e non giudicante rappresentano gli elementi chiave di questo processo (Ministero della Salute 2013; 2017; Salvo, 2018).

Ai pazienti con DA va garantito sostegno emotivo prima, durante e dopo il pasto, favorendo la gestione efficace di quell’ondata di sensazioni fisiche (senso di fame e sazietà), emozioni e pensieri negativi che non risultano attendibili a causa degli effetti della malnutrizione e diminuendo, ove presenti, i rituali alimentari messi in atto. L’operatore, da osservatore esterno e competente, monitora i comportamenti disfunzionali dei pazienti e interviene nel momento di difficoltà, facilitando la progressiva riacquisizione della capacità di alimentarsi in maniera adeguata e autonoma.

Tale procedura guarda al paziente come parte attiva del cambiamento: la condivisione delle modalità, delle caratteristiche proprie del pasto assistito e il suo coinvolgimento cooperativo risultano non solo fondamentali per la buona riuscita del trattamento, ma anche ottime strategie per ridurre i casi di drop-out, favorendo la percezione di “sentirsi in controllo”.

I programmi di cura che includono la pratica del pasto assistito offrono vari vantaggi: per il paziente, il supporto al pasto rappresenta la possibilità concreta di una riduzione della durata dei ricoveri e dell’utilizzo di metodi di rialimentazione prescrittivi e invasivi; per i membri dell’équipe, invece, esso può offrire l’opportunità di stabilire e rafforzare un rapporto di fiducia con il paziente, estrapolando osservazioni utili per il trattamento psicoterapeutico e nutrizionale.

Fonte: https://www.stateofmind.it/2020/04/disturbi-alimentazione-pasti-assistiti/

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