Le mille e una notte: perché abbiamo bisogno di dormire?

Il sonno è una costante della vita umana che caratterizza la nostra quotidianità e ci accompagna durante tutta la nostra esistenza.

Da sempre ha affascinato poeti, artisti e catturato l’attenzione di tutti i popoli, i quali, nel dare un significato alla realtà, ne hanno declinato sfaccettature e funzioni, attribuendogli anche proprietà magiche, grazie al suo legame con  i sogni.

Le diverse scienze ne hanno studiato caratteristiche e funzioni, mettendo in evidenza la sua importanza per la nostra quotidianità; dopo tanti anni di ricerche e studi non vi sono certezze univoche circa le sue funzioni, ma è certo che una prolungata deprivazione di sonno è devastante per il corretto funzionamento dell’organismo e per il normale svolgimento delle nostre attività giornaliere (Bear, M.F., Connors, B.W., Paradiso, M.A., 2016).

Il sonno è uno stato fisiologico reversibile, caratterizzato da una ridotta interazione e reattività all’ambiente: reversibile perché a seguito di adeguate stimolazioni si può interrompere, passando allo stato di veglia, con la quale intrattiene un legame molto stretto tanto da parlare di ciclo sonno-veglia. (Cfr Bear, M.F., Connors, B.W., Paradiso, M.A., 2016; Galimberti, 2018).

Il sonno è caratterizzato da un andamento discontinuo dato dall’alternarsi di due stati il sonno non-REM e il sonno REM.

Generalmente si comincia con un periodo di sonno non-REM, che occupa il 75% del tempo totale, che si alterna ciclicamente con il sonno REM, che occupa il restante 25 % (Bear, M.F., Connors, B.W., Paradiso, M.A., 2016). 

Usando un elettroencefalogramma (EEG) per controllare l’attività elettrica del cervello, notiamo che il sonno non-REM si compone di 4 stadi:

  • Stadio 1: dura pochi minuti ed è lo stadio del sonno più leggero;
  • Stadio 2: più profondo e caratterizzato da onde cerebrali più brevi;
  • Stadio 3 e stadio 4: presentano un tracciato nell’EEG ancora più rallentato e sono gli stadi in cui vi è un rilascio del tono muscolare (Galimberti, 2018).

Il sonno REM, invece, presenta un’attività delle onde cerebrali più veloce, una totale atonia, ovvero una completa perdita del movimento del corpo, aumento della temperatura corporea, del flusso sanguigno e dell’attività respiratoria, nonché rapidi movimenti oculari, da qui il nome REM (Rapid Eyes Movement), ed è anche la fase in cui avvengono i sogni.

L’EEG mostra un tracciato simile a quello dello stato di veglia, tanto che ci troviamo in una sorta di veglia caratterizzata dal corpo immobilizzato (Cfr Bear, M.F., Connors, B.W., Paradiso, M.A., 2016; Galimberti, 2018).

Il sonno è essenziale per il mantenimento di un equilibrio psicofisiologico.

Alterazioni e disturbi di questa attività possono causare e/o essere conseguenza di disturbi psichiatrici, cardiovascolari e, in generale, organici (Xiea, Z., et al.,2017). Inoltre, i problemi del sonno sono legati a cambiamenti di umore, indebolimento cognitivo, aumento di ansia e di fatica, ridotta tolleranza del dolore e, ovviamente, un aumento della sonnolenza (Garbarino, S., et al., 2016), fattore da non sottovalutare assolutamente: pensiamo, ad esempio, ai rischi di chi si mette alla guida.

Il DSM 5 (2013) indica ben 10 gruppi di disturbi del ciclo sonno-veglia, di cui i principali, sinteticamente:

  • insonnia: alterazione della quantità e della qualità del sonno che si manifesta nell’incapacità di addormentarsi (insonnia iniziale), nonostante la stanchezza e il bisogno fisiologico, in continui e/o prolungati risvegli (insonnia centrale) oppure nel svegliarsi presto la mattina con l’incapacità di riaddormentarsi (insonnia tardiva). L’insonnia può essere episodica, se i sintomi hanno una durata di 1-3 mesi; persistente, se ha una durata maggiore di 3 mesi o ricorrente se i sintomi si presentano due o più volte nel corso di un anno;
  • ipersonnia, caratterizzata da un eccesso di sonnolenza durante il periodo di veglia, nonostante una dormita di buona qualità, oppure da lunghi periodi di sonno;
  • narcolessia, ovvero ricorrenti episodi di sonno non controllabili, in cui si passa direttamente dalla veglia al sonno REM. La diagnosi prevede almeno 3 episodi a settimana per più di 3 mesi. La narcolessia può manifestarsi con o senza cataplessia, ovvero la perdita del tono muscolare;
  • disturbi del ritmo circadiano sonno-veglia, ovvero alterazioni del ritmo di alternanza luce-buio, giorno-notte, che porta ad astenia diurna, cioè eccessivo affaticamento durante il giorno, e diminuzione dell’efficienza intellettiva. Si distinguono 3 tipologie: il tipo professionale, che colpisce chi esercita un lavoro con turni di notte; il tipo jet lag o del viaggiatore, che colpisce chi si trova in zone con diverso fuso orario; il tipo a fase tardiva, che colpisce chi si addormenta a notte fonda e si sveglia molto tardi durante il giorno (medicitalia.it, 2011).

Quelli elencati e altri rientrano nella categoria delle dissonnie, legate alla qualità e alla quantità di sonno. Nei disturbi primari, oltre alle dissonnie, rientrano anche le parasonnie, caratterizzate da fenomeni fisiologici o comportamenti anormali durante il sonno o durante specifici momenti (APA, 2013).

I principali e i più famosi:

  • sonnambulismo: caratterizzato da fenomeni motori più o meno complessi, tra cui l’alzarsi dal letto, camminare, dimostrando così di percepire, almeno fino ad un certo punto, la realtà esterna (Galimberti, 2018). Di solito avviene durante la fase del sonno non-REM e al risveglio non si hanno ricordi;
  • pavor nocturnus (o disturbo da terrore notturno): si manifesta tramite risvegli caratterizzati da profonda angoscia accompagnata da urla, pianti, lamenti, tachicardia e abbondante sudorazione. A differenza del disturbo da incubi notturni, in cui al risveglio si ha lucidità dei contenuti degli incubi, la persona non ha ricordi dei sogni;
  • bruxismo: consiste nel continuo sfregare i denti durante il sonno, tanto da procurare nel tempo usura dei denti e problemi mandibolari (medicitalia.it, 2011).

Dobbiamo tenere conto che i disturbi del sonno sono tantissimi ed estremamente vari, tanto che è stato creato appositamente un sistema di classificazione internazionale dei disturbi del sonno, l’ICSD. Inoltre, proprio per le ripercussioni e i legami che il sonno ha sulla nostra quotidianità è importante non sottovalutare una buona igiene del sonno e rivolgersi a specialisti, se necessario, per una diagnosi scientifica e un trattamento farmacologico e/o psicoterapeutico adeguato non solo alla specifica patologia, ma che tenga conto del quadro clinico generale della persona. 

A meno che non ci siano condizioni cliniche specifiche, ci sono diversi accorgimenti di igiene del sonno che possiamo adottare per migliorare la qualità del riposo notturno. Queste norme si dividono in 3 categorie: 

  • ambientali: luce, rumore, temperatura influenzano la qualità del nostro sonno. L’ambiente in cui dormiamo deve essere sufficientemente silenzioso e buio e deve predisporre al relax (infomedics.it);
  • dietetichecaffeina, teina, fumo e alcool esercitano una funzione eccitante sull’organismo, quindi se ne sconsiglia l’uso 3-5 ore prima di dormire; evitare cibi ipercalorici e proteici (carne, pesce) durante la cena. Al contrario, riso, pasta e cibi abbondanti di saccarosio e fruttosio stimolano l’innesco del sonno  (infomedics.it; polifarma.it);
  • comportamentali: cercare di coricarsi e svegliarsi in orari regolari e costanti; evitare esercizio fisico ad alto sforzo ed attività mentali troppo impegnative nelle ore immediatamente precedenti il sonno; i riposini pomeridiani non dovrebbero prolungarsi per più di 30 minuti e, comunque, non dovrebbero integrare il sonno notturno; andare a letto solo quando si ha effettivamente sonno (ibidem).

A testimonianza della complessità del sonno, si riporta la storia di Thai Ngoc, un contadino di circa 80 anni che vive a Quang Nam, in Vietnam. Dopo una febbre che lo colpì nel 1973, egli ha smesso assolutamente di dormire. Gli scienziati si interrogarono molto sull’accaduto e continuano tutt’ora a farlo. Le analisi cliniche e mediche non riportano alcuna anomalia. L’unica cosa rilevante è un maggior volume, sebbene di poco, dell’emisfero destro del cervello rispetto a quello sinistro. Diverse sono le teorie volte a spiegare il fenomeno, tra cui quella di micro sonnellini nell’arco della giornata di cui Thai non si accorge, in quanto non interrompono la quotidianità (ilgiornale.it, 2014). 

Fonte: https://www.antrodichirone.com/index.php/it/2020/03/10/le-mille-e-una-notte-perche-abbiamo-bisogno-di-dormire/

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