Il gioco della sabbia per ricostruire i legami traumatici precoci

Il corpo mantiene nella memoria implicita, quello che la memoria esplicita non può ricordare, ed è il corpo stesso a raccontare queste esperienze che le parole non possono riprodurre.

Quando cominciai la Facoltà di Psicologia, non capii subito, che gli esami di natura medico anatomica erano importanti quanto quelli di Psicologia in senso stretto. Ci misi un po’ a farmeli piacere e a capire la loro importanza. Per fortuna mi venne in aiuto la simpatia che avevo per la Medicina Orientale, dove la divisione corpo mente non era così forte.

Oggi sono interessata a cercare subito i collegamenti corporei, delle patologie psichiche che ritrovo nella clinica. Sono contenta, che piano piano i nuovi strumenti a disposizione della medicina possano favorire queste scoperte.

Preziose ricerche hanno evidenziato i substrati anatomici delle principali malattie psichiche e non per fare concorrenza agli psichiatri, ma per avere una conferma fisica di quello che vediamo nelle principali patologie e non solo di quelle di origine psicosomatica.

Lo sviluppo neurofisiologico e la personalità

Dei primi tre anni di vita non si hanno ricordi coscienti nonostante il nostro emisfero destro si sia formato entro il primo anno e come una preziosa scatola nera, abbia immagazzinato lo stile di attaccamento che abbiamo con il caregiver, di questo imprinting iniziale, non possiamo avere accesso verbale.

Non sempre questa interazione è ottimale, ci sono ad esempio figure di accudimento che per varie problematiche personali (lutti non risolti, patologie psichiatriche più o meno gravi..) non riescono a creare una sintonizzazione con l’emisfero destro del piccolo, rendendo difficile la regolazione dei parametri vitali e una struttura ritmica in sintonia coi due emisferi.

La figura di accudimento può non riuscire a calmare il bambino in arousal e, anzi, può indurre una forte stimolazione (trauma relazionale infantile), o lasciare il bambino per troppo tempo in uno stato di grave trascuratezza o deprivazione (neglet). Fornire risposte contraddittorie o indurre risposte di freezing, perché spaventata dal bambino e quindi spaventante a sua volta.

Il bambino, in tutti questi casi, matura un comportamento disorganizzato e difese che possono andare anche verso la dissociazione, scissione…, sfociando in patologie come il disturbo borderline o altre psicosi.

Nel caso in cui il bambino abbia subito aggressione o violenza, può succedere che si identifichi o con il sé vittima o con il sé persecutore del suo aggressore.

Questa identificazione la si può ritrovare dislocata nel corpo nei disturbi di personalità e quando il sé si identifica con l’aggressore vengono fatti attacchi al corpo, che diventa la vittima dell’aggressività persecutoria interiorizzata.

Questa aggressività interiorizzata ostacola la fase che Melanie Klein definisce “fase depressiva”, che porterebbe all’integrazione degli oggetti interni scissi, ed impedendo questo passaggio, farebbe rimanere il piccolo nella fase schizoparanoide, con la persistenza di oggetti interni scissi in buoni o cattivi disgiunti, con un affetto disfunzionale.

Gli affetti parlano attraverso le emozioni, che costituiscono appunto il tramite tra corpo e mente, corpo e cervello attraverso elementi biochimici chiamati peptidi.

I principali recettori di questi peptidi si trovano nel sistema limbico (amigdala, l’ippocampo e l’ipotalamo) e comunicano attraverso il sistema neuroendocrino e le cellule del sistema immunitario.

Il ruolo della memoria implicita

Negli ultimi trent’anni si è cominciato a parlare di memoria implicita, perlopiù associata al sistema limbico, che racchiude rappresentazioni inconsce, emozioni e difese che guidano e formano il comportamento, l’identità e le scelte personali che sono importanti per la socializzazione primaria.

Il lobo temporale ed in particolare l’ippocampo (che è la sede primaria per l’attivazione della memoria esplicita o dichiarativa) sarà attiva dopo i 18 mesi, quando alla diade madre figlio si aggiunge il padre.

Perciò le traumatizzazioni legate alla disfunzione relazionale infantile, nei primi anni di vita, non sono verbalizzabili e sono visibili solo attraverso comportamenti distruttivi e i sintomi sono incapsulati nel sistema corpo mente- cervello.

Il contatto corporeo, gli sguardi reciproci e i comportamenti di attaccamento, attraverso i i principali neurotrasmettitori (ossitocina e dopamina), fanno stare bene nel corpo e giocano un ruolo fondamentale nello sviluppano e nella creazione di collegamenti neurali.

Quindi se ci sono stati dei problemi collegati agli stili di attaccamento sarà fondamentale prestare attenzione al “sé somatico“, che ne esplicita dentro il corpo come nelle strutture neuronali del cervello, il messaggio inconscio non direttamente accessibile con le parole.

Il corpo come fulcro della psicoterapia nel “gioco della sabbia”

Queste esperienze preverbali, possono venire contattate elettivamente mediante terapie dov’è il corpo a parlare.

Una di queste è il gioco della Sabbia (Sand Play Therapy). Questo approccio prende origine da Dora Kalff, allieva di C. G Jung, che fece costruire una cassetta (con le misure del campo visivo) riempita di sabbia, nella quale si posizionano delle apposite statuine fornite dallo stesso terapeuta.

Ecco che le mani, che senza consapevolezza esplicita, prendendo le statuine, arrivano il più delle volte a rappresentare i legami precoci nella loro origine traumatica.  L’uso della mano e della parola sono direttamente correlati.

Dopo un lento processo non verbale, si potrà ricostruire il trauma relazionale o intergenerazionale e con un lento processo che dovrà passare dalla memoria implicita a quella esplicita in un sottile lavoro di reintegrazione e consapevolezza di quanto accaduto nei primi anni di vita.

Interessante la posizione di Martin Kalff (figlio di Dora), che suggerisce all’analista di sintonizzarsi con il quadro fatto dal paziente e di sentire nel proprio corpo le reazioni fisiche che si attivano alla visione del quadro di sabbia e alle emozioni che questo comunica all’emisfero destro del terapeuta in sincronizzazione con quello destro del paziente.

Anche altri autori, tra cui Clara Mucci, vedono il corpo come il depositario di identificazioni sbagliate che tramite la sincronizzazione degli emisferi destri, può far entrare il terapeuta in contatto con quegli elementi non direttamente verbalizzabili perché contenuti in forma implicita nel sistema limbico (amigdala), e non processate dall’ippocampo o perché non ancora maturato o per eccesso di arousal del sistema stesso, con l’eccessiva produzione di neurotrasmettitori che ne impediscono la necessaria codifica a livello ippocampale.

Quindi il corpo mantiene nella memoria implicita, quello che la memoria esplicita non può ricordare, ed è il corpo stesso a raccontare queste esperienze che le parole non possono riprodurre.

Fonte: https://psicoadvisor.com/lo-sviluppo-neurofisiologico-e-la-personalita-19598.html

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