Al coronavirus dobbiamo abituarci

Non possiamo mettere la nostra vita in stand-by attendendo la regressione dei contagi.

Il famoso starnuto nel gomito!

Il bilancio dei contagi, in Italia, sale a 650 casi e questo numero è destinato ancora a crescere. Il coronavirus dovrà presto entrare nella normalità della vita quotidiana di noi italiani, pena la paralisi dell’economia, del mondo del lavoro, della fiducia, dei rapporti umani e… delle nostre vite.

La speranza che arrivi presto un vaccino non è realistica. Le prime stime ipotizzavano un’attesa di 6 mesi, oggi si parla di due anni. Dobbiamo aspettare tutto questo tempo per dire addio al coronavirus? No, come dicono gli esperti, siamo già alla seconda o terza generazione di contagi e questo è positivo, ma per la fine dell’epidemia si parlerebbe di mesi.

Quanto durerà il coronavirus in Italia?

E’ difficile fare una previsione puntuale perché in Italia non è chiaro se reggerà il contenimento. Secondo l’OMS, in Cina è stato raggiunto il picco massimo dei nuovi contagi e si sta vivendo una fase di stabilizzazione per poi assistere a un calo dei nuovi casi.

Le epidemie non finiscono da sole e la durata del coronavirus in Italia dipenderà dall’efficacia delle misure di contenimento. L’arrivo del caldo potrà rallentare fortemente i contagi: i cornavirus si riproducono tipicamente nelle vie respiratorie già infiammate, con l’arrivo della bella stagione i contagi andranno prevedibilmente scemando. Questo rallentamento si verifica nel secondo trimestre dell’anno.

Questo ci spiega come mai Paesi ad alta intensità demografica come la Thailandia e il Bangladesh, pur avendo legami intensi con la Cina, sono quasi completamente privi di contagi. L’aumento delle temperature potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel limitare l’epidemia.

Da epidemia a pandemia, ma il virus si indebolisce

Anche la virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida è d’accordo con la tesi di un’imminente regressione dei contagi grazie alle migliori condizioni climatiche. Su Twitter, la virologa afferma:

«Quando avremo test diagnostici applicati in tutta Europa capiremo l’estensione del contagio e potremo dire se è una pandemia in fase avanzata oppure no. Sono convinta che il virus farà il giro del mondo in tempi abbastanza rapidi, perché siamo tanti e il virus troverà tanti corpi, come batterie. Ma non vuol dire che ci saranno forme gravi, anzi molto probabilmente sarà sempre più debole».

Sì, perché i coronavirus possono mutare ma in genere le mutazioni puntano alla quantità per garantirsi la sopravvivenza: i coronavirus di solito diventano più contagiosi ma meno letali.

Le varie ipotesi degli esperti sono:

  •  il contenimento ha successo (come accadde con la Sars);
  • l’epidemia si estingue dopo aver contagiato il maggior numero possibile di persone (come per Zika);
  • il virus perde di intensità e resta endemico come altri che continuano a circolare (proprio come l’influenza).

Nel frattempo è importante imparare a convivere accanto al virus.

Al coronavirus dobbiamo abituarci

Insomma, al coronavirus dobbiamo abituarci; in un certo senso è già entrato nella nostra quotidianità e ci resterà perché anche le previsioni più ottimistiche parlano di mesi e non di settimane. Di certo non possiamo mettere la nostra vita in stand-by attendendo la regressione dei contagi.

Nel frattempo è importante imparare a convivere accanto al virus senza farsi prendere dalla paranoia e seguendo le linee guida emanate dalle autorità.

Ormai le buone norme igienico sanitarie le conosciamo tutti: in allegato all’articolo vi è l’opuscolo informativo ministeriale con i 10 comportamenti da seguire.

Per una maggiore sicurezza, ricorda di disinfettare anche le superfici potenzialmente contaminate. Il virus, infatti, sopravvive anche all’esterno del corpo. Quanto sopravvive il coronavirus?

Stando all’OMS, gli studi suggeriscono che i coronavirus (comprese le informazioni preliminari sul virus COVID-19) possono persistere sulla superficie per alcune ore o fino a diversi giorni. Ciò può variare in base alle diverse condizioni come la temperatura, l’umidità e il tipo di superficie. Il display dello smartphone è troppo spesso sottovalutato, ricordo che uno studio condotto tre anni fa presso l’Università del Michigan mise in evidenza la massiccia presenza di virus, germi e batteri proprio sui display degli smartphone che risultarono ancora più sporchi delle tavolette dei wc!

Se ci pensi bene non è così difficile da immaginare: lo smartphone vive costantemente con noi, le nostre mani toccano di tutto prima di sbloccare il display e basta uno starnuto per diffondere i vari virus che militano nelle vie respiratorie, dai banali rinovirus (quelli del raffreddore) al più discusso coronavirus.

Altra riflessione lampante: sai quanta gente starnutisce o peggio, sputa per strada? Meglio lasciare le scarpe sull’uscio della porta e indossare le vecchie pattine della nonna! Queste riflessioni non nascono per diffondere il panico, non si tratta di “una questione di vita o di morte” ma di semplici buone regole che possono migliorare la qualità dell’aria dell’ambiente domestico. Ripeto: non si tratta di una questione di vita o di morte, ma solo di buone norme!

Come cambia la vita dopo il coronavirus

La risposta è molto soggettiva.

La mia vita non è cambiata affatto: chi mi conosce personalmente sa benissimo quanto per me l’igiene sia importante. L’igiene è alla base di tutto e credo che così dovrebbe essere per tutti!

L’igiene è alla base anche nella piramide dei bisogni di Maslow (si trova al secondo gradino, insieme alla sicurezza fisica).

Dal famoso starnuto nel gomito al lavaggio accurato delle mani, dalla pulizia delle superfici alla cottura dei cibi… si tratta di buone norme che personalmente rispetto da sempre. Questi comportamenti dovrebbero essere la norma e non l’eccezione dettata dall’epidemia di turno. Ho aumentato le “misure di sicurezza” disinfettando più spesso display dello smartphone e facendo qualche bucato in più.

Si può partire da qui per acquisire una nuova consapevolezza: essere consapevoli che le proprie azioni contano. Essere consapevoli che noi abbiamo il potere di mettere in salvo noi stessi, anche nelle situazioni più critiche.

Nella prevenzione al coronavirus così come nella vita di tutti i giorni, bisogna capire che le nostre azioni contano, anche i gesti più piccoli possono avere un grosso peso.

Oggi si parla di coronavirus, ieri parlavamo di piccoli gesti d’amore da rivolgere a se stessi per migliorare autonomia, senso di auto-efficacia e autostima. In fondo anche con il coronavirus si tratta di fiduciaavere fiducia nelle proprie capacità di giudizio, nelle proprie risorse e nel proprio senso critico. Cosa è opportuno fare e quando sto esagerando?

Dove nasce la paranoia?

La paranoia nasce quando si pretende di controllare tutto.

Quando si parla di trasmissione per via aerea le possibili fonti di contagio sono molte e non si possono controllarle tutte. Bisogna però capire che non tutto ciò che è possibile è anche reale. E’ possibile che tu, lavorando sul tuo aspetto fisico e partecipando a un corso di recitazione potresti diventare un’attrice acclamata dalla critica. Beh, questo è possibile ma non necessariamente reale…! 🙂

I primi a subire il panico da coronavirus sono proprio le persone che pretendono di controllare tutto. Ecco la seconda lezione di consapevolezza: non si può controllare tutto ma ciò che puoi controllare, in genere, è sufficiente.

Anche la mascherina entrerà nella nostra vita quotidiana?

La mascherina la metti se hai un’irritazione o un’infiammazione alle vie respiratorie, se hai la tosse o il raffreddore o se assisti a persone malate (con sintomi influenzali, cardiopatiche, diabetiche, immunodepresse, in dialisi…).

In realtà, la mascherina la puoi indossare anche solo se ti fa sentire più sicuro, mettendola (in combinazione con l’assunzione delle buone norme igieniche-sanitarie) puoi prevenire il contagio ma è necessario usarla bene.

Non solo bisogna scegliere la mascherina giusta come spiegato nell’articolo Come sopravvivere al coronavirus ma bisogna anche saperla usare, altrimenti risulta completamente inutile.

Come usare la mascherina? Innanzitutto, prima di toccarla pulisci le mani con un detergente a base di alcool o lavandole bene con acqua e sapone. La gran parte di mascherine in commercio è usa e getta, quindi leggi sulla confezione ed evita di riutilizzarle.

  • Sul lato superiore, la mascherina ha una striscia in metallo o rigida.
  • Appoggia la maschera sul viso, pizzica la striscia metallica in modo che si adatti bene alla forma del tuo naso (se non è già pre-formata)
  • Abbassa il fondo in modo che copra bocca e mento.
  • Posiziona gli elastici.

Quando togli la mascherina, parti dagli elastici e allontana rapidamente il respiratore evitando che possa entrare in contatto con il resto del viso o i vestiti. La mascherina non va conservata e va gettata via immediatamente dopo l’uso. A questo punto sarà necessario lavare bene le mani.

Avere fiducia nelle proprie capacità di giudizio ti salva dalla paranoia

Se hai mai sofferto di ansia da prestazione sai bene di cosa parlo. Se ti rechi a un esame o a un colloquio di lavoro sufficientemente preparato e/o con una buona fiducia nelle tue capacità e della tua conoscenza, l’esame si affronta in modo propositivo.

Al contrario, se affronti un esame senza aver studiato, è facile cedere all’ansia. Per alcune persone, purtroppo, preparazione e ansia non sono inversamente proporzionali. Alcune persone sperimentano elevati livelli d’ansia anche con una buona preparazione… sono quelle persone che hanno bisogno di controllare tutto, temono l’imprevisto, l’incognita… Alla base di tutto ciò c’è una cattiva stima di sé.

Per fare un’analogia con il coronavirus: rispettare le linee guida delle autorità dovrebbe rappresentare la preparazione ottimale per affrontare un colloquio di lavoro e incrementare la fiducia nelle proprie capacità di giudizio è l’ingrediente chiave per abbassare i livelli d’ansia.

 

Fonte: https://psicoadvisor.com/al-coronavirus-dobbiamo-abituarci-19542.html

Un pensiero riguardo “Al coronavirus dobbiamo abituarci

  1. Più che un’esortazione all’abitudine forse sarebbe auspicabile un severo ammonimento a mutarla; traendola da miserande conquiste.

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