Iperattività e sindrome ADHD in bambini e adulti

La sindrome da iperattività e deficit di attenzione, nota anche come sindrome ipercinetica e ADHD, è un disturbo cerebrale.

Iperattivita

Questa patologia si caratterizza per provocare nella persona che ne soffre una continua disattenzione e/o iperattività e impulsività, che sono capaci di interferire col funzionamento ed il corretto sviluppo neurologico.

Cause dell’iperattività e dell’ADHD

Attualmente, la più accreditata tra le ipotesi presso la comunità scientifica è che l’ADHD non abbia una unica causa, ma che invece sia il frutto di una predisposizione genetica associata ad uno o più fattori ambientali o all’inquinamento.

Il disturbo dell’attenzione e dell’iperattività tende infatti a ricorrere più frequentemente in determinate famiglie, e le ricerche dimostrano che tanto i genitori quanto i fratelli di un bambino a cui è stata diagnosticata la sindrome ADHD hanno un rischio 5 volte maggiore, rispetto al resto della popolazione, di soffrire di questo stesso problema.

Gli studi condotti finora, informano anche del fatto che possono esserci importanti differenze tra le persone affette dall’iperattività e dalla sindrome ADHD in genere: i tempi di maturazione del cervello cambiano a seconda dei casi, e variano a seconda delle persone anche gli equilibri tra i neurotrasmettitori, così come la dimensione di determinate strutture cerebrali.

Invece, gli studi non confermano le tesi popolari secondo cui il disturbo da iperattività e deficit di attenzione possa essere provocato da un consumo esagerato di zucchero, un uso eccessivo della televisione o da alcuni fattori famigliari e sociali (crescere in un ambiente malsano, e/o in povertà). Tuttavia, è certo che queste condizioni possano accentuare i sintomi e la manifestazione di questo disturbo.

Ecco di seguito un elenco dei principali fattori di rischio di iperattività e deficit di attenzione:

  • Famigliarità: la patologia tende ad essere ereditaria.
  • Fumo, droga, alcol, esposizione alle tossine ambientali in gravidanza: le donne in dolce attesa hanno maggiori possibilità di far nascere bambini con iperattività e deficit di attenzione se fanno uso di sostanze nocive per la salute, o si espongono a tossine ambientali.
  • Additivi alimentari: è probabile che coloranti e conservanti artificiali assunti da un bambino, contribuiscano allo sviluppo del suo comportamento iperattivo. Invece, non ci sono evidenze scientifiche in merito al fatto che lo zucchero renda iperattivi.
  • Parto prematuro, ovvero prima della trentasettesima settimana di gravidanza.
  • Danni cerebrali all’interno del grembo materno, oppure nei primi anni di vita del bambino.
  • Scarso peso alla nascita.

Degno di nota è anche il fatto che la sindrome da iperattività e deficit di attenzione colpisce soprattutto i maschi, e a volte si presenta assieme ad altri disturbi, tra cui: ansia, depressione, disturbo opposizionale, disturbi dell’apprendimento (per esempio la dislessia), e un aumentato rischio di fare uso di droghe (secondo le statistiche).

Sintomi dell’ADHD

La sindrome ipercinetica o sindrome ADHD può essere diagnosticata ad un paziente quando manifesta determinati sintomi. Non è detto però, che se dimostra questi sintomi abbia per forza la sindrome da iperattività e deficit di attenzione

Gli adulti e i bambini iperattivi o con disturbo di attenzione, per essere giudicati tali devono assumere determinati comportamenti in almeno 2 situazioni diverse, e tali comportamenti devono essere riscontrati per almeno 6 mesi.

Sono stati classificati determinati sintomi di disattenzione, e altri inerenti all’iperattività e impulsività. Un individuo può avere più ADHD sintomi della prima o della seconda classificazione appena menzionate, ma potrebbe avere anche sia elementi dell’una che dell’altra categorizzazione.

Per esempio, una persona potrebbe essere affetta dalla sindrome ADHD se presenta almeno 6 sintomi di disattenzione e ha un’età pari o inferiore a 17 anni. Se invece ha un’età di 18 anni o più, potrebbe essere affetta dalla sindrome ADHD se manifesta almeno 5 sintomi. L’osservazione di questi sintomi deve avvenire in almeno 2 situazioni differenti, per un periodo non inferiore a 6 mesi.

I sintomi di disattenzione sono i seguenti:

  • Non prestare attenzione ai particolari, o commettere errori di distrazione;
  • Avere difficoltà a rimanere attenti sui compiti o sulle attività di gioco;
  • Dare l’idea di non prestare attenzione quando gli si parla faccia a faccia.
  • Non seguire le istruzioni, e non riuscire a concludere le attività assegnategli, a scuola o nel lavoro;
  • Avere difficoltà a organizzarsi;
  • Provare avversione, evitare o essere riluttanti a fare attività che necessitano di sforzi mentali prolungati;
  • Perdere il materiale necessario a svolgere determinate attività scolastiche o lavorative;
  • Essere facilmente distraibili;
  • Essere spesso sbadati nelle attività di tutti i giorni.

Una persona potrebbe essere affetta dalla sindrome ADHD se presenta almeno 6 sintomi di iperattività e impulsività e ha un’età pari o inferiore a 17 anni. Se invece ha un’età di 18 anni o più, potrebbe essere affetta dalla sindrome ADHD se manifesta almeno 5 sintomi. L’osservazione di questi sintomi deve avvenire almeno in 2 situazioni differenti, per un periodo di almeno 6 mesi.

I sintomi di iperattività e impulsività sono i seguenti:

  • Essere irrequieti e agitarsi;
  • Non essere capaci di restare seduti quando necessario;
  • Non poter fare a meno di correre e arrampicarsi, anche quando ciò non sarebbe permesso;
  • Non essere capaci di partecipare a giochi o attività ricreative che richiedono di stare in silenzio;
  • Essere troppo spesso in movimento;
  • Parlare in modo eccessivo;
  • Rispondere senza prima riflettere;
  • Avere difficoltà ad aspettare il proprio turno;
  • Interrompere una persona nel bel mezzo del discorso, oppure intromettersi nei giochi di altri bambini.

Inoltre, in generale si può sospettare che una persona soffra di ADHD se essa palesa comportamenti di disattenzione, iperattività o impulsività che:

  • Durano per più di 6 mesi.
  • Si manifestano in 2 situazioni differenti (ad esempio a casa e a scuola o a lavoro).
  • Interrompono o infastidiscono le attività di altre persone (mentre lavorano, parlano, studiano, giocano, ecc.).
  • Provocano, a chi ne soffre, problemi a relazionarsi con altre persone (amici, conoscenti, parenti, ecc.).

Criteri per diagnosticare l’ADHD

Non basta osservare i sintomi: la diagnosi di ADHD va fatta da un professionista della salute mentale con una adeguata formazione.

Tale diagnosi viene effettuata in più fasi, e non esiste un esame unico che possa diagnosticare questa sindrome. Anche perché, i sintomi elencati nel precedente paragrafo sono molto simili ai sintomi di altre patologie.

Ci sono 2 metodi adottabili per poter valutare se una persona soffre di sindrome da iperattività e deficit di attenzione: si tratta del metodo DSM e del metodo ICD-10. Negli USA si tende a utilizzare il primo sistema, in Europa il secondo.

In entrambi i casi si tratta di linee guida, che tra le altre cose stabiliscono determinati criteri affinché si possa diagnosticare al paziente tale disturbo.

Nel caso dei criteri DMS, per diagnosticare la patologia negli adulti, la situazione è più complessa:

  • La comunità scientifica non ha ancora trovato un accordo su quali sintomi fare riferimento per diagnosticare la patologia.
  • In certi casi, a un adulto si può diagnosticare l’ADHD se presenta 5 o più sintomi di disattenzione, oppure 5 o più di iperattività ADHD e impulsività, ma la diagnosi non può essere confermata se non c’è la prova che tali sintomi siano stati presenti anche nel periodo infantile. Un modo per scoprirlo, può essere quello di interpellare genitori ed ex insegnanti della persona adulta.

Infatti, al momento si pensa che l’ADHD non si possa sviluppare a partire dall’età adulta.

Per quanto riguarda la diagnosi della sindrome da iperattività e deficit di attenzione per i bambini, i criteri DSM da seguire sono i seguenti:

  • Il bambino deve mostrare almeno 6 sintomi di disattenzione, oppure almeno 6 sintomi di iperattività e impulsività.
  • Inoltre, al bambino devono essere attribuibili le seguenti ulteriori condizioni:
    • Mostrare i sintomi per almeno 6 mesi.
    • Iniziare a far vedere i sintomi prima dei 12 anni di vita.
    • I sintomi devono essere riscontrati in almeno 2 situazioni diverse.
    • Presentare dei sintomi che rendono la sua vita sociale e scolastica difficile.
    • Tali sintomi non possono derivare dal suo sviluppo, oppure da un’eventuale sua altra patologia.

Per poter diagnosticare l’ADHD seguendo le linee guida dell’ICD-10 descritte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, occorre che:

  • La persona presenti simultaneamente: sintomi di iperattività, disattenzione e impulsività.
  • Questi sintomi devono manifestarsi prima dei 6 anni di età, oltre che essere di lunga durata.
  • I sintomi devono verificarsi in almeno 2 situazioni diverse.
  • Devono risultare escludibili diagnosi di altri problemi, come: disturbi di ansia, disturbi dell’umore, schizofrenia, disturbi legati allo sviluppo.

Pericoli dell’ADHD

La sindrome da iperattività e deficit di attenzione, può essere fonte di diversi problemi. 

Ad esempio, per quanto riguarda i bambini che ne soffrono:

  • Essi possono avere delle difficoltà nel rapporto con altri bambini;
  • Possono avere più difficoltà a livello scolastico;
  • Rischiano maggiormente di subire dei traumi fisici.

E per quanto concerne gli adulti:

  • Possono avere delle difficoltà professionali, per via di problemi di concentrazione.
  • Corrono un rischio maggiore di abusare di alcol e droghe e di diventarne dipendenti (secondo le statistiche).

Inoltre, alcune patologie possono sovrapporsi a quella dell’ADHD. Esse sono:

  • Disturbo d’ansa;
  • Disturbo oppositivo provocatorio e comportamento negativo e dirompenteverso figure di autorità, come insegnanti e genitori;
  • Disturbo nella condotta, con la tendenza verso comportamenti molto antisociali: furto, violenza, vandalismo, danneggiamenti a persone e animali.
  • Depressione e disturbo bipolare.
  • Disturbi del sonno, tra cui difficoltà a prendere sonno e/o insufficiente qualità del riposo.
  • ASD, ovvero disturbi dello spettro autistico. Possono influenzare molto negativamente qualunque interazione sociale e comunicativa, ma anche comportamenti e interessi.
  • Epilessia: patologia che colpisce il cervello, ed è causa di attacchi di convulsioni e altri sintomi.
  • Dislessia o altre difficoltà di apprendimento.
  • Sindrome di Tourette: versi e movimenti involontari (i così detti tic) causati da una particolare condizione del sistema nervoso.

Come curare l’ADHD

Una volta diagnosticata, la sindrome da iperattività e deficit di attenzione può essere tenuta sotto controllo. Non esiste una cura definitiva per il disturbo in questione, ma i trattamenti disponibili attualmente possono aiutare ad attenuarne i sintomi. Le due categorie di trattamenti esistenti spesso vengono usate in concomitanza, e sono di tipo farmacologico e psicoterapeutico.

Per quanto concerne le terapie farmacologiche, il medico in genere prescrive uno dei tre tipi di prodotti seguenti:

  • Stimolanti: aumentano la dopamina nel cervello, ovvero un neurotrasmettitore che ha una funzione essenziale per il pensiero e l’attenzione.
  • Non stimolanti: si ricorre ad essi quando gli stimolanti hanno avuto effetti collaterali o non offrono i risultati sperati. A volte il medico può consigliare sia gli stimolanti che i non stimolanti, per aumentare l’efficacia di entrambi i farmaci.
  • Antidepressivi: non tutti gli organismi di controllo governativi approvano l’uso di questi farmaci per la cura della sindrome ipercinetica, ma in certi casi vengono prescritti gli antidepressivi triciclici perché aumentano le concentrazioni di dopamina e noradrenalina nel cervello.

In merito alla psicoterapia, c’è da dire che nel corso degli anni sono stati effettuati vari approcci per dare una mano ad adulti e bambini affetti dall’iperattività e dal deficit di attenzione. I risultati di questi approcci variano sempre da paziente a paziente.

Uno degli approcci che ha avuto e sta avendo grande successo, è la terapia cognitivo-comportamentale. Essa aiuta una persona a modificare il proprio comportamento, allo scopo di:

  • gestire le situazioni stressanti emotivamente
  • aumentare la concentrazione a lavoro
  • organizzarsi meglio nel fare i compiti per la scuola
  • tenere il proprio comportamento sotto controllo
  • concedersi delle piccole ricompense quando si agisce nei modi desiderati
  • tenere a freno la rabbia
  • pensare prima di fare qualcosa.

Nella vita di tutti i giorni, gli adulti che soffrono di ADHD, per attenuare il loro disturbo possono anche:

  • Impostare e mantenere una routine di azioni quotidiane fisse.
  • Compilare delle liste per organizzarsi giorno dopo giorno.
  • Usare un calendario allo scopo di pianificare eventi ed impegni.
  • Decidere posti precisi in cui mettere le chiavi, il portafoglio, le bollette e i documenti importanti.
  • Imparare a suddividere le attività complesse in piccole attività più piccole e quindi più facilmente gestibili, e gratificarsi per ogni piccolo traguardo raggiunto.

I genitori di un bambino con iperattività e deficit di attenzione, possono aiutare il proprio figlio nei modi seguenti:

  • Essere affettuosi con lui.
  • Aiutarlo a mantenere una precisa routine di attività quotidiane.
  • Aiutarlo a stabilire dei posti per tutti i loro oggetti più importanti.
  • Aiutarlo ad organizzarsi per lo svolgimento dei compiti.
  • Offrirgli delle regole coerenti, chiare e facili da rispettare, spiegandogliele in modo semplice.

Gratificarlo, lodandolo e/o ricompensandolo quando esegue tutte le regole dategli. Tra l’altro, i bambini con sindrome da iperattività e deficit di attenzione ricevono spesso delle critiche, ed è questo ciò che in genere si aspettano dagli adulti. Per questo motivo, una lode inattesa può rappresentare per loro una enorme ricompensa.

Fonte: https://www.psicosocial.it/iperattivita/

4 pensieri riguardo “Iperattività e sindrome ADHD in bambini e adulti

  1. E’ un articolo molto articolato. Sull’efficacia dei farmaci ho dei dubbi, anche se sono decisi da persone competenti. E’ sempre più facile ‘etichettare’ che approfondire. Per quanto riguarda la terapia cognitivo-comportamentale (che sembra avere molto successo) ritengo sia molto di buon senso e probabilmente sarebbe utile anche in condizioni di non ADHD, visto che oggigiorno è frenetica la vita per tutti (forse colpa anche degli strumenti tecnologico-digitali lasciati in mano in età sempre più giovane). Interessante comunque davvero!

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  3. Una buona sintesi per avere una chiara panoramica della sintomatologia e del comportamento tipico di soggetti affetti da ADHA

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