Split: tante personalità, un unico corpo

Ciò che accomuna tutti i casi di DDI sono i violenti abusi ripetuti e i traumi subiti in età infantile.

Nel gennaio 2017 usciva nelle sale cinematografiche un film che racconta la storia di tre ragazze rapite e tenute prigioniere da un uomo di nome Kevin Wendell Crumb. Il film si chiama Split ed è ispirato alla storia vera di William Stanley Milligan, accusato negli anni ‘70 di aver compiuto questo stesso crimine.

La particolarità di Milligan (e quindi anche di Kevin) sta nel suo disturbo dissociativo dell’identità: nella sua mente convivono ben 23 personalità differenti.

Cos’è il disturbo dissociativo dell’identità (DDI)?

Per poter diagnosticare un DDI occorre che il paziente presenti almeno due personalità distinte, chiamate anche alter o alter ego. Queste personalità vanno intese come «modi di essere, pensare, sentire e agire totalmente indipendenti che emergono in momenti diversi» [Kring, Johnson, Davison & Neale, 2017: 229]. 

In Split Kevin afferma che tutte le sue personalità sono in una stanza, sedute su delle sedie disposte in cerchio, al centro del quale c’è una luce. La personalità che entra nella luce è quella che poi viene manifestata al mondo in quel determinato momento. Questo aspetto è stato ripreso fedelmente dalla descrizione che fece Milligan delle sue personalità: delle 23 personalità presenti in lui solamente ad alcune era permesso accedere alla luce e in ogni caso era sempre una la personalità che decideva quale dovesse entrare in gioco e quando (cfr. Spinetti, 2017).

Milligan riportò allo psichiatra che lo seguiva che le sue personalità avevano stabilito una sorta di codice comportamentale a cui tutte dovevano obbedire, in caso contrario sarebbero state bandite e non gli sarebbe più stato permesso di entrare nella luce. Le regole erano 5: 

  1. Non dire bugie.
  2. Proteggere le donne e i bambini.
  3. Osservare la castità.
  4. Mantenersi intellettualmente attivi, coltivando interessi molteplici e studiando un proprio campo di specializzazione.
  5. Non violare la proprietà delle altre personalità.

Delle 23 personalità solamente 10 avevano il permesso di uscire liberamente, mentre le restanti 13 erano considerate indesiderabili, proprio perché avevano violato il codice di norme stabilito (cfr. Accomando, 2018). In Split questo aspetto è trattato in modo un po’ romanzato: le tre personalità indesiderabili di Kevin erano tali perché sostenevano l’esistenza di una 24°personalità chiamata Bestia, la quale possedeva poteri sovrumani e che, una volta uscita, avrebbe provveduto alla purificazione del mondo da coloro che, non avendo mai sofferto in vita, venivano considerati impuri. Le tre ragazze rapite erano infatti state catturate per essere uccise dalla Bestia durante un rituale sacrificale.

Ogni personalità di Kevin presenta delle caratteristiche uniche:

Dennis è un uomo adulto con un disturbo ossessivo-compulsivo, Patricia è una donna adulta estremamente religiosa, Hedwig è un bambino di 9 anni, Barry è un ragazzo omosessuale con la passione per la moda, ecc. Questo riflette molto bene le diversità che possono presentare le varie personalità nella realtà, ma esse non riguardano solamente il genere, l’età o gli hobby.

Le personalità possono avere patologie che altre personalità non hanno: una donna presa in cura da uno psicoterapeuta di Monaco presenta alcune personalità cieche (cfr. Mazzucchelli, 2016); nel film vediamo una personalità di Kevin dichiarare di essere affetta da diabete, alcuni pazienti possono avere personalità con differenti allergie o disturbi della vista (miopia o astigmatismo o anche gradi diversi delle stesse). In altri casi alcune personalità sono in grado di parlare lingue che altre non conoscono (cfr. Amandolesi, 2018).

Ciò che accomuna tutti i casi di DDI sono i violenti abusi ripetuti e i traumi subiti in età infantile.

Il padre di Milligan si suicidò quando lui era molto piccolo, il nuovo compagno di sua madre abusò sessualmente di lui più volte, ecc. Nel film vediamo un flashback di Kevin da piccolo in cui si nascondeva da sua madre, la quale aveva il chiaro intento di picchiarlo. Quello che accade di fronte a tali abusi è un fenomeno che in psicologia viene chiamato dissociazione: la mente attua questo meccanismo di difesa separando i ricordi traumatici dalla restante parte cosciente per schermare l’angoscia ed allontanarsi, almeno col pensiero, dall’evento traumatico. I ricordi dell’abuso non vengono tuttavia dimenticati, sono invece relegati negli stati di coscienza alternativa perché vengono considerati insostenibili. E’ un processo automatico, l’individuo non è consapevole di cosa sta dissociando (cfr. Ravaioli, 2011). 

Un ultimo punto in comune tra film e realtà è anche quello che li distacca di più: sia Kevin che Milligan scoprirono di avere una ventiquattresima personalità. Nel caso di Milligan fu chiamata Maestro: era l’unico a possedere tutti i ricordi della vita di Milligan, poteva controllare tutte le altre 23 personalità e fu colui che collaborò alla stesura della biografia di Milligan insieme allo scrittore Daniel Keyes. Era una personalità pacifica e consisteva nel mix di tutte le altre personalità presenti in Milligan (cfr. Spinetti, 2017). Nel caso di Kevin invece la ventiquattresima personalità viene chiamata Bestia ed è formata dal mix di caratteristiche di alcuni animali presenti nello zoo nel quale Kevin lavora. La Bestia viene vista dalle tre personalità indesiderate di Kevin (Dennis, Patricia e Hedwig) come l’unica che può proteggere tutte loro e allo stesso tempo mostrare al mondo di cosa possono essere capaci. 

Tutto il film è profondamente incentrato su una visione del DDI come potenzialità del cervello umano che sarebbe capace di aumentare le prestazioni del corpo con la sola forza del volere mentale: la dottoressa Fletcher infatti durante la sua conferenza dice «Il cervello umano è l’oggetto più complesso dell’universo. Consideriamo chi soffre di personalità multipla inferiore, e se… non ci fosse limite a ciò che può diventare?»(cit. dal film) e ancora «Loro sono quello che credono di essere, capaci di cambiare la chimica del proprio corpo con il pensiero» (cit. dal film). È chiaro quindi come la Bestia venga vista come il potenziale umano raggiungibile solo tramite una patologia che in realtà può essere interpretata non come negativa ma come positiva perché ci dà la possibilità di ottenere capacità fuori dall’ordinario. 

Questo finale del film è estremamente romanzato ed è ciò che più si discosta dalla realtà del personaggio a cui Kevin è ispirato. Milligan passò la vita tra ospedali psichiatrici e prigioni cercando di recuperare stabilità, ma anche le poche volte che sembrò esserci riuscito ebbe sempre ricadute: Milligan era infatti costantemente sopraffatto dalle altre personalità che lo tenevano in uno stato dormiente per impedirgli di tentare il suicidio e quindi le poche volte che riusciva a svegliarsi aveva grandi vuoti di memoria, anche di anni, in cui non era per nulla consapevole delle sue azioni (cfr. Amandolesi, 2018). 

In conclusione, possiamo dire che il film Split è riuscito in parte a mostrare le complessità di questo disturbo, avendo un buon successo grazie anche alla grande curiosità del pubblico, ma ha dato una visione un po’ troppo fiabesca di quello che in realtà è una patologia che può provocare nei pazienti grande sofferenza psicologica.

Fonte: https://www.antrodichirone.com/index.php/it/2019/09/03/split-tante-personalita-un-unico-corpo/

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