Il disturbo bipolare

l disturbo bipolare è una malattia mentale molto diffusa che colpisce circa 60 milioni di persone nel mondo. Oggi ne conosciamo nuovi elementi neuroatomici

Il disturbo bipolare – Introduzione alla Psicologia

Il disturbo bipolare è una malattia mentale molto diffusa che colpisce circa 60 milioni di persone in tutto il mondo, secondo quanto riportato dall’organizzazione mondiale della sanità.

Si tratta, in sostanza, di un disturbo psichiatrico avente gravi implicazioni relazionali e sociali per coloro che ne sono colpiti. La prevalenza è circa 1%, similmente fra maschi e femmine.

Disturbo bipolare: tipologie

Il disturbo bipolare si divide in:

  • Tipo I, definito anche depressione maniacale. Il comportamento e l’umore della persona subiscono sbalzi repentini, adducendo alla perdita di controllo. Si presentano episodi maniacali e depressivi e in alcuni casi è necessaria l’ospedalizzazione.
  • Tipo II, è più comune e presenta sintomi ipomaniacali e depressivi. Questi segni sono più difficili da riconoscere e identificare come bipolarismo, sia dalla persona stessa che da chi la circonda.

Disturbo bipolare: neuroanatomia

Diverse ricerche hanno riscontrato che i neuroni dell’ippocampo delle persone affette da disturbo bipolare sono ipereccitabili e rispondono con una forte attivazione anche a stimoli che non provocano reazioni nei neuroni di soggetti sani. Tale scoperta ha permesso di capire i motivi per cui alcuni pazienti rispondono alla terapia con il litio, farmaco di riferimento per la cura di questo disturbo, e altri no. I neuroni di pazienti con disturbo bipolare, sono più sensibili agli stimoli delle cellule cerebrali delle altre persone e la mancata risposta di alcuni pazienti alla terapia con il litio è legata alla specificità di questi neuroni (Niu, 2017; Abé, 2016).

A livello neuroanatomico sono stati riscontrati dei cambiamenti funzionali a livello prefrontale correlati alla perdita di integrità di tratto di materia bianca, con relativa sindrome da disconnessione. I deficit cognitivi osservati in questi pazienti potrebbero quindi essere imputabili, almeno in parte, alla scarsa integrità della materia bianca prefrontale, la quale potrebbe causare interruzioni nelle connessioni cerebrali. La formazione e lo sviluppo di materia bianca ha inizio durante il periodo prenatale e continua fino all’inizio dell’età adulta; questo potrebbe far ipotizzare una presenza precedente di cambiamenti neuropatologici rispetto all’inizio della sintomatologia affettiva propria del disturbo (Rajkowska, 2002)

Inoltre, sono state evidenziate delle riduzioni significative a livello volumetrico in diverse regioni cerebrali. Si rilevano, dunque riduzioni nella densità e/o nelle dimensioni sia di neuroni che, di cellule gliali nella regione subgenuale della corteccia prefrontale mediale (riduzione del 41% nel numero di cellule gliali) e nella corteccia prefrontale dorsolaterale (riduzione della densità delle cellule gliali a livello lamino-specifico). Tali riduzioni pare siano derivabili da un alterato metabolismo del glucosio (Hanford, 2016).

Disturbo bipolare: gli ultimi studi di neuroimaging

Una nuova ricerca, eseguita attraverso l’utilizzo di tecniche di neuroimmaging, dimostra che le persone con disturbo bipolare presentano differenze nelle regioni del cervello che controllano l’inibizione e l’emozione (Whalley, et al., 2012).

Inoltre, sempre grazie alle neuroimaging, è stato possibile evidenziare delle alterazioni nella densità e nel numero dei neuroni nella corteccia prefrontale dorsolaterale a livello laminare nei tre sottostrati dello strato III e nei corpi neuronali negli strati II, III e V; nelle aree prefrontali e limbiche e nel Locus coeruleus livello bilaterale. Questi neuroni sono la principale fonte di norepinefrina del sistema nervoso centrale e alterazioni nelle proiezioni di norepinefrina a regioni neocorticali o sottocorticali limbiche potrebbero avere un ruolo nella fisiopatologia del disturbo bipolare (Doucet., 2017).

Disturbo bipolare: i neurotrasmettitori

Studi effettuati attraverso la tecnica delle staminali pluripotenti indotte (iPSC) hanno dimostrato che i neuroni di pazienti bipolarimostrano un’attività più elevata dei mitocondri, centrali energetiche delle cellule. Quindi, i neuroni dei pazienti bipolarimostrano una riduzione dell’eccitabilità dopo l’esposizione al litio, mentre coloro che sono resistenti al litio, continuano a essere ipereccitabili (Hibar, 2018).

Inoltre, la serotonina deve essere abbastanza presente per evitare il brusco e persistente calo dell’umore. Infatti una inibizione a carico della serotonina determinerebbe alterazione del tono dell’umore (Hibar, 2018).

La componente genetica del disturbo

Studi su gemelli e adozioni hanno fornito robuste evidenze circa la componente genetica del disturbo (McGuffin, et al., 2003) .

Occasionalmente, in alcune famiglie la suscettibilità per il disturbo bipolare è portata da un singolo gene, ma nella maggior parte dei casi esso deriva dall’interazione di più geni e da meccanismi complessi (Craddock & Jones, 1999). Sembra che sia una variazione del gene ANK3 a conferire il rischio per lo sviluppo di questa patologia, esso codifica per una proteina adattatrice trovata nel segmento iniziale dell’assone che regola l’assemblamento dei canali sodio voltaggio dipendenti.

Inoltre, anche il gene CACNA1C, che codifica per una subunità dei canali calcio voltaggio dipendenti, è associato a questo disturbo. L’espressione di entrambi è diminuita con la somministrazione di litio. Ciò potrebbe suggerire una concettualizzazione del disturbo bipolare come una patologia a livello dei canali ionici (Ferreira, et al., 2008; Sklar, et al., 2008). Il gene DGKH, importante per il passaggio da un lipide all’altro nell’ambito della segnalazione lipidica e anch’esso collegato al disturbo, sembra essere associato all’incapacità di disingaggiare (sopprimere) l’attività delle regioni del default-mode network, in particolare il giro frontale mediale sinistro, il precuneo sinistro e il giro paraippocampale destro (Whalley, et al., 2012).

Importanti sono anche i geni ODZ4, che codifica per proteine di membrana a passaggio singolo e NCAN, coinvolto nella migrazione ed adesione cellulare e nelle fasi maniacali del disturbo (ma non in quelle depressive). Il contributo poligenico per il disturbo è molto forte, mentre i singoli alleli possono avere un piccolo effetto. Diversi alleli, inoltre, portano una suscettibilità sia per il disturbo bipolare che per la schizofrenia, anche se in quest’ultima il loro ruolo è maggiore (Craddock, 2013).

 

Fonte: https://www.stateofmind.it/2019/06/disturbo-bipolare-introduzione/

Un pensiero riguardo “Il disturbo bipolare

  1. Interessante l’articolo anche perchè ne so qualcosa

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