Inglese e DSA: indicazioni pratiche per gli insegnanti

I bambini italiani fanno spesso fatica ad apprendere l’inglese, ancora di più gli alunni con DSA a causa di alcune caratteristiche specifiche della lingua.

Inglese e DSA: 8 indicazioni pratiche per gli insegnanti

I bambini con DSA possono avere una serie di difficoltà durante lo studio dell’ inglese che sono riscontrabili anche in altre materie. Alcune difficoltà sono caratteristiche dei disturbi dell’apprendimento in generale (legate alla stanchezza, ai tempi di concentrazione, al sovraccarico sensoriale, alla memorizzazione), altre invece sono specifiche dello studio della lingua inglese ed è quindi importante promuovere interventi mirati.

I bambini e ragazzi con DSA presentano spesso problematiche importanti nell’apprendimento ed acquisizione delle lingue, e la lingua inglese a causa di alcune caratteristiche a livello fonetico, grammaticale e sintattico risulta particolarmente ostica per un discente italofono con DSA.

In questo articolo vorremmo analizzare alcune delle problematiche più frequenti e dare indicazioni concrete ai docenti per affrontarle. Particolarmente, il focus di questo articolo è sulla didattica inclusiva: come in altri contesti, una didattica strutturata, basata su un attento “scaffolding” ma anche su attività motivanti e coinvolgenti è di vantaggio non solo per gli studenti con disturbi di apprendimento, ma per tutti gli alunni.

Gli italiani e l’ inglese: i motivi di una difficoltà generalizzata

Gli italiani sono fanalini di coda per quanto riguarda le competenze in lingua straniera, assieme ad altri paesi dell’Europa meridionale. I motivi di questa difficoltà sono molteplici e riguardano molti bambini (non solo quelli che hanno difficoltà scolastiche):

  • Le lingue italiana ed inglese sono profondamente diverse. È vero che la lingua inglese ha circa un 20% di parole con origine latina, ma spesso queste parole appartengono al registro colto e non sono usate nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, non è quella lessicale la differenza più marcata, bensì la differenza strutturale. L’italiano è una lingua flessiva, mentre l’ inglese ha una componente flessiva molto più ridotta.
    Questo spesso passa come uno dei motivi per cui l’ inglese “è facile” (meno regole da ricordare), ma in realtà ciò va a creare non pochi problemi di comprensione del testo (per esempio, in italiano ogni voce verbale ha una desinenza che marca la persona ed il numero, mentre in inglese solo la terza persona singolare del simple present ha il marcatore -s. Ciò significa che quando leggiamo o ascoltiamo l’ inglese abbiamo “meno indizi” per capire chi sta compiendo l’azione). Non esistono lingue piu o meno difficili in sé, ma noi facciamo tanta piu fatica ad imparare una lingua quanto piu distante e diversa è dalla nostra. Per un parlante italofono imparare l’ inglese vuole dire misurarsi con una lingua piuttosto diversa dalla propria, e questa è una difficoltà che hanno tutti.
  • Gli italiani non sono esposti all’ inglese con regolarità: in Italia esiste una solida tradizione di doppiaggio, per cui i nostri bambini non sono abituati ad ascoltare la TV in inglese. Al contrario, nei Paesi del Nord Europa o in ex colonie britanniche come Malta, la televisione proietta regolarmente film, cartoni e programmi in inglese (se l’ inglese è la lingua originale), eventualmente con sottotitoli nella lingua locale. I bambini italiani spesso hanno modo di ascoltare l’ inglese solo a scuola, e quindi non riescono ad apprendere ed automatizzare le forme della lingua. Al contrario, i bambini che crescono ascoltando l’ inglese su base regolare normalmente apprendono ed acquisiscono la lingua molto più facilmente.
  • Questa diversità non riguarda solo la generazione dei nostri figli, ma anche la nostra. Non solo i bambini non sono abituati ad ascoltare l’ inglese, ma anche i genitori sono cresciuti con il doppiaggio e quindi hanno poca dimestichezza con la lingua. Uno studio commissionato da EF ha rilevato che i bambini danesi (i migliori al mondo nella competenza in inglese come lingua straniera) vivono in un contesto familiare e sociale nel quale l’ inglese è normale. I genitori danesi fanno molte più ricerche in internet usando la lingua inglese rispetto ai genitori italiani o francesi. In casa i bambini danesi trovano piu facilmente riviste o romanzi in inglese, vedono i film in lingua originale con la famiglia. Ciò su cui voglio attirare l’attenzione qui non è solo il fatto linguistico, di esposizione allo stimolo in lingua, ma alla componente relazionale e affettiva, la normalità e la familiarità connesse con la fruizione dell’ inglese (ove, nella maggioranza dei casi, per gli italiani l’ inglese è esclusivamente connesso alla scuola o al lavoro).

Acquisizione e apprendimento

In linguistica, si distingue tra acquisizione e apprendimento di una lingua, come due meccanismi diversi per impararla. Naturalmente, i due fenomeni non sono “puri”, ma integrati insieme, tuttavia la suddivisione è molto importante per capire come creare situazioni virtuose di acquisizione e apprendimento con bambini e ragazzi in difficoltà:

Definiamo Acquisizione tutti quei fenomeni che ci portano ad imparare la lingua senza sforzo cosciente di studio o memorizzazione. Ciò che acquisiamo lo impariamo senza studiare e senza percepire consapevolmente che stiamo imparando: è il modo in cui imparano i bambini piccoli. Ciò che abbiamo acquisito viene immagazzinato nella memoria procedurale, e quindi non viene dimenticato. Tipicamente, vengono acquisite le regole sintattiche e grammaticali che ci permettono di comprendere le frasi e produrre frasi comprensibili (in lingua madre in una lingua nella quale siamo fluenti). Alla stessa maniera, vengono acquisiti gli schemi articolatori che ci permettono di recepire e produrre i fonemi (della lingua madre o una lingua in cui siamo fluenti).

Definiamo Apprendimento tutti quei fenomeni che ci portano ad imparare la lingua con uno sforzo cognitivo cosciente, di studio e memorizzazione. Quando studiamo una lista di parole, usando varie strategie, può restare impressa nella nostra memoria a lungo termine. Questi meccanismi sono utilizzati sia per la lingua madre che per la lingua straniera durante tutto il corso della vita (anche in tarda età apprendiamo parole nuove nella nostra lingua)

Una regola grammaticale è naturalmente appresa. Quando applichiamo consapevolmente una regola grammaticale per formare una frase corretta, stiamo “apprendendo” a formare la frase e usando la corteccia in uno sforzo cognitivo consapevole. Quando parliamo o scriviamo in una lingua in cui siamo fluenti, non pensiamo alla regola (che è una procedura automatica). Naturalmente il primo processo è più lento e passibile di errori rispetto al secondo. Con l’uso e il costante feedback da parte degli interlocutori (in linguistica si definisce “funzione di monitor”), le regole grammaticali apprese possono automatizzarsi: quindi ciò che è stato appreso può essere acquisito.

Acquisizione e apprendimento dell’inglese nei soggetti con DSA

Come per tutti gli apprendimenti scolastici, i bambini con DSA possono avere una serie di difficoltà durante lo studio dell’ inglese, legati alla stanchezza, ai tempi di concentrazione, al sovraccarico sensoriale, alla memorizzazione o a difficoltà specifiche legate alla letto-scrittura. Sono difficoltà che possono riscontrarsi nello studio di tutte le materie scolastiche. Qui però vorremmo soffermarci su difficoltà tipiche legate proprio allo studio della lingua inglese.

  • Difficoltà nella discriminazione dei fonemi: teniamo conto che i fonemi della lingua inglese sono 44, mentre quelli della lingua italiana sono 30. Ciò significa che quando siamo esposti all’ inglese abbiamo a che fare con ben 14 fonemi che non ci sono nella nostra lingua e che quindi non siamo addestrati a riconoscere, discriminare e riprodurre.
  • Difficoltà nell’apprendimento della nuove parole: i bambini con DSA potrebbero avere problematiche nell’apprendere le nuove parole, o nel richiamarle efficacemente alla memoria nel momento in cui ne hanno bisogno (disnomia).
  • Difficoltà nell’articolazione dei fonemi e delle parole: spesso accade che i bambini con DSA abbiano problematiche nella programmazione motoria, il che può ripercuotersi nell’articolazione dei fonemi della lingua straniera. Inoltre, la lingua inglese rispetto alla lingua italiana ha un ritmo molto piu veloce, poiché le vocali sono piu brevi, e questo può portare ulteriori difficoltà nell’articolazione.
  • Difficoltà nell’automatizzazione delle regole: i bambini con DSA potrebbero avere delle difficoltà nell’automatizzare le regole grammaticali e sintattiche. Questo potrebbe richiedere più esercizio o maggiore insegnamento esplicito.
  • Difficoltà nello spelling e nella lettura: la fonetica inglese è complessa, ha regole difficili, non c’è corrispondenza diretta tra il suono e la lettera (ad un suono possono corrispondere combinazioni di due o piuì lettere) e ci sono svariate eccezioni ed omofoni. Per questo decifrare da grafema a fonema può risultare laborioso e difficile (talvolta anche per i nativi!).
  • Difficoltà nella comprensione del testo: la lingua inglese è “semi-isolante” ovvero utilizza la posizione della parola nella frase per esprimere funzioni logiche e sintattiche che nella lingua italiana vengono espresse con le preposizioni. Facciamo un esempio “La copertina del libro” vs “The book cover”. La parola book tra articolo e sostantivo ha la funzione del complemento di specificazione, che in italiano è esplicitata dall’uso della preposizione “del”. Ciò non facilita affatto il compito di capire la frase ad una persona che non è un parlante nativo. Inoltre, in inglese la stessa parola può essere usata nella funzione di sostantivo o verbo (ad esempio: “This is my pencil” vs. “I pencil my name”): anche questo non aiuta. Sono molti gli usi “sintetici” della lingua che creano confusione nel lettore non nativo e non esperto.

8 regole pratiche per l’insegnamento inclusivo dell’ inglese

Date queste particolarità ed informazioni, vorremmo restare sul pratico e dare agli insegnanti 8 consigli concreti su come insegnare inglese in modo inclusivo. Le buone pratiche inclusive sono spesso favorevoli per tutta la classe. Al di là delle difficoltà e disturbi specifici, infatti, come abbiamo spiegato la situazione culturale in Italia comporta una scarsa dimestichezza di tutti i bambini con la lingua. E, in situazione di scarsa dimestichezza, un insegnamento strutturato ma coinvolgente (aggettivi che sono poi la cifra dell’inclusività) è davvero il più utile ed efficace per tutti:

  1. Curate il setting: le classi sono spesso rumorose e anche l’illuminazione raramente è curata. Eppure, sappiamo che lo stress sensoriale può fare molto male ai bambini con DSA, ma in generale disturba tutti, aggravando la stanchezza, l’iperattività e la distrazione. Si può evitare lo stridio dei tavoli e delle sedie con dei feltrini o infilando le palline da tennis sulle gambe dei tavoli e delle sedie, come fanno nelle scuole senza zaino. Anche la illuminazione va curata: verificate che tutti i bambini abbiano una buona luce naturale dalla loro posizione e che vedano la lavagna. Tenete d’occhio lo strane posture perché spesso sono indice di cattive abilità di visione. Impugnature contratte anche sono spie di allarme che vanno segnalate, perché segnali di qualche cosa che non va. Abituate i bambini a fare esercizi di rilassamento visivo (basta allontanare gli occhi da foglio e guardare lontano per alcuni secondi ogni 10-15 minuti), ma anche stretching almeno una volta nella mattinata.
  2. Cercare di creare situazioni di immersione linguistica: sappiamo che solo con una alta quantità di input si attivano i meccanismi dell’acquisizione, quindi può essere una buona idea concordare con i genitori un repository online (come un drop box) dove invierete canzoni e video. Consigliate ai genitori di esporre i bambini alle canzoni e video almeno 3 volte alla settimana, per 10-15 minuti, con regolarità. È importante creare in qualche modo delle routines per le quali l’ inglese entri nella vita dei bambini.
  3. Non traducete, piuttosto strutturate e semplificate. Se traducete, sarà naturale per i bambini ascoltare solo la frase e la parola in italiano. È chiaro che tenere la lezione completamente in inglese è difficile e può essere scoraggiante per alcuni alunni. Per questo può essere una buona idea semplificare e strutturare la situazione, in modo che i bambini abbiano un’altra chiave per capire ciò che non colgono verbalmente. Se siete alle primarie suddividete le lezioni in parti, organizzando una routine regolare, ad esempio sigla/circle times—review della lezione precedente–presentazione del nuovo materiale—gioco e attività—esercizio di rilassamento –circle time–saluti. Ogni parte della lezione deve avere una cornice comprensibile come una sorta di sigla o frasi o gesti rituali che permettano ai bambini di avere una sorta di mappa di ciò che sta succedendo. Potete anche fare visualizzare la routine della lezione creando un cartellone, in modo che i bambini sappiano sempre cosa si sta facendo e a che punto sono. Non abbiate paura di essere ripetitivi! I bambini imparano bene con format ripetuti, nei quali si riprendano spesso le stesse parti: il che permette loro di impossessarsi della materia e cominciare a manipolarla in modo autonomo.
  4. Date elementi testuali e contestuali ridondanti: per capire veramente un testo (orale o scritto) è necessario dare tanti elementi, alcuni testuali (significato delle parole, conoscenza delle forme sintattiche e grammaticali usate), altri contestuali (identità ed intenzione comunicativa dell’autore, informazioni sul contesto e sul destinatario del messaggio). Siate ridondanti, date agli scolari le informazioni che possono necessitare per capire. Quando noi parliamo la nostra lingua, abbiamo una serie di elementi culturali, oltre che linguistici, che ci aiutano ad anticipare il significato della frase. Dobbiamo offrire un set anche piu ricco di informazioni se stiamo parlando in una lingua straniera.
  5. Siate multisensoriali: se i bambini devono capire senza che voi traduciate, è necessario non affidare completamente il messaggio alla sola parola, ma usate tutti i canali sensoriali. Usate la vista: cartelloni, illustrazioni da libro o flashcards, video, mappe mentali… Usate l’udito: canzoni, rime, conte, ritmi, narrazioni. Usate il canale tattile e cinestesico: gesti, mimi, mimica facciale, azioni fisiche, manipolazione del materiale, scrittura alla lavagna… Usate spesso piu input sensoriali associati, in modo che i ragazzi possano avere l’informazione contiguamente su due canali sensoriali. Ad esempio, un audiobook è molto utile perché puoi leggere mentre ascolti, questo migliora sia la comprensione del testo che la consapevolezza metafonologica. Una action song è molto utile perché associ il mimo alla parola che stai cantando o ascoltando.
  6. Fate metacognizione: incoraggiate gli studenti a riflettere se stanno imparando e come imparano meglio: ad esempio, se hanno imparato meglio una parola perché ne ricordano la forma scritta, o se li aiuta scriverla su un quaderno o riascoltarla mentalmente. Spronateli ad esplorare varie strategie per ricordare e a trovare ciò che funziona meglio per loro.
  7. Fate fonetica: la fonetica inglese è difficile per questo va affrontata in modo esplicito. Fate esercizio per abituare i bambini all’ascolto dei suoni e dei suoni fonetici, fate giochi di competenza metafonologica per aiutarli a riconoscere, discernere e riprodurre i singoli suoni della lingua e poi fare “blending”. Non serve solo per pronunciare “come gli inglesi” ma anche e soprattutto per capire. È anche indispensabile per la lettoscrittura.
  8. Siate pratici: i bambini devono potere usare ciò che imparano. Vanno bene tutti gli esercizi (drammatizzazioni, role plays, presentazioni) che consentano loro di applicare ciò che stanno imparando, manipolare le informazioni che ricevono e vedere un lato concreto e utile in ciò che stanno facendo.

Fonte: https://www.stateofmind.it/2019/06/dsa-inglese-insegnanti/

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