Disturbo dell’interesse sessuale: la funzione della sexual concordance

Relazione tra il funzionamento sessuale e la sexual concordance.
Disturbo dell’interesse sessuale: la funzione della sexual concordance

Un nuovo studio indaga la relazione tra il funzionamento sessuale e la sexual concordance: le implicazioni potrebbero essere particolarmente rilevanti per la terapia del disturbo dell’interesse sessuale/arousal (SIAD – DSM 5).

Lo studio della sessualità umana è stato guidato per lungo tempo da un principio funzionalistico, volto cioè solo alla comprensione e trattamento di quelle condizioni che impediscano all’atto sessuale di essere generativo, non curandosi dei numerosi altri aspetti che interessano la vita intima della nostra specie e che ne determinano da ultimo il benessere sessuale.

Disturbo del’interesse sessuale: da Master e Johnson alla sexual concordance

Furono gli studi pionieristici di W. Masters e V. Johnson (Human Sexual Response, 1966), ad ampliare questa visione, individuando grazie ai dati raccolti da centinaia di pazienti, le fasi ricorrenti in ogni risposta sessuale umana, seppure con variabilità individuale. Così all’eccitazione segue una fase di plateau, culmina in orgasmo e si risolve gradualmente per riportare il corpo alla condizione pre-stimolazione. In seguito, Helen Kaplan (1974) suggerì l’importanza di una quinta fase, il desiderio sessuale o “drive”, che predisponesse l’individuo all’attività erotica agendo come facilitatore della stessa, in assenza della quale il soggetto avrebbe esperito un disagio.

Fin dai primi studi di Masters e Johnson, le tecniche sperimentali utilizzate non sono state limitate alle misure riportate dai soggetti in forma narrativa circa l’esperienza sessuale appena vissuta, ma si sono servite di strumenti tecnologicamente all’avanguardia per rilevare i cambiamenti fisiologici che accompagnano l’arousal nell’uomo. Diversi ricercatori contemporanei si sono proposti di indagare come la sexual concordance, ovvero la sincronia tra la risposta sessuale fisiologica e quella soggettivamente riferita, cambi tra i diversi individui e modulata da quali fattori.

Disturbo del’interesse sessuale: il nuovo studio sull’autopercezione dell’eccitazione

Tra questi, una nuova pubblicazione sul Journal of Sex and Marital Therapy, da parte di Suschinsky, Huberman, Maunder, Brotto, Hollenstein e Chivers (2019) riporta i dati ottenuti da uno studio condotto su 64 donne, proprio in relazione alla propria sexual concordance. L’importanza di questo costrutto apparirà più chiara se guardiamo all’importante riconcettualizzazione avvenuta nel campo clinico circa le difficoltà sessuali: infatti nel DSM 5 (APA, 2013) viene introdotto il Sexual Interest/Arousal Disorder (SIAD) i cui criteri diagnostici supportano un nuovo paradigma, secondo il quale la capacità di riconoscere i segnali di resposività all’attività erotica del proprio corpo giocherebbe un ruolo cruciale. Conseguentemente, è stato possibile ipotizzare come questo, in donne che avessero difficoltà nel riconoscere tali segnali somatici riconoscendoli come sessuali, potesse risultare in uno scarso desiderio sessuale. Nello studio di Suschinsky et Al. (2019), la misura della risposta fisiologica dell’attivazione sessuale è stata ottenuta mediante due indici di vasocongestione dei tessuti vaginali e clitoridei (Vaginal Photoplethysmography, VPP e Clitoral Photoplethismography, CPP) durante una proiezione audiovisiva di contenuto esplicito alla quale le partecipanti stavano assistendo. Al contempo, una misura dell’autopercezione dell’eccitazione raggiunta veniva espressa dalle partecipanti su di una scala da 0 a 100.

Disturbo del’interesse sessuale: i risultati

I risultati ottenuti, suggeriscono che a prescindere dal funzionamento sessuale più o meno buono del soggetto, le risposte genitali registrate predicevano con successo la percezione riportata dell’eccitazione sessuale (size effect medio-grande per la CPP e medio-piccolo per la VPP, in linea con la precedente letteratura). La concordanza sessuale maggiore è poi stata riscontrata in quelle donne che riportavano difficoltà sessuali, nello specifico quando modifiche nell’eccitazione percepita divenivano precursori della risposta fisiologica registrata. In futuro quindi, approcci terapeutici volti all’aumento dell’esperienza soggettiva ed emozionale dell’arousal sessualepotrebbero risultare efficaci nel migliorare il funzionamento sessuale dei soggetti in senso più globale.

 

Fonte: https://www.stateofmind.it/2019/05/disturbo-interesse-sessuale/

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