Eventi di vita precoci e Credenze Metacognitive: una revisione della letteratura

Credenze metacognitive: in persone con eventi di vita precoci come abusi o neglet, possono essere un fattore di rischio per l’insorgenza di psicopatologie

Eventi di vita precoci e Credenze Metacognitive: una revisione della letteratura

L’esposizione a eventi di vita precoci, ovvero eventi stressanti occorsi nei primi 18 anni di vita come abusi, neglect, separazione (Mansueto & Faravelli, 2018) sono ben noti fattori di rischio per i disturbi emotivi (Curran, Adamson, Rosato, De Cock, & Leavey, 2018).

Come delineato dai modelli diatesi stress (Zubin & Spring, 1977) l’esposizione a eventi di vita precoci è una condizione necessaria ma non sufficiente nel determinare l’esordio psicopatologico. Se e come gli eventi di vita precoci possano favorire l’insorgenza di disturbi emotivi dipende da fattori di vulnerabilità biologica, temperamentale, ambientale, psicologica (Zubin & Spring, 1977).

Credenze metacognitive: il loro ruolo

In una recente revisione della letteratura condotta dal gruppo di ricerca di Studi Cognitivi è stato esplorato il possibile ruolo delle credenze metacognitive in relazione all’esposizione a eventi di vita precoci (Mansueto, Caselli, Ruggiero, & Sassaroli, 2018). In particolare è stato esplorato quanto eventi di vita precoci e negativi (perdite, abusi e neglect) siano associati allo sviluppo di convinzioni negative, soprattutto inerenti l’incontrollabilità della propria attività mentale e come queste ultime possano agire come mediatore nel rapporto tra storie di vita dolorose e disagio psicologico in età adulta.

La revisione della letteratura ha identificato 5 studi di cui 3 condotti su popolazione clinica (disturbo dello spettro psicotico, disturbo bipolare, dipendenze) e 2 condotti su popolazione generale (Mansueto et al., 2018).

La revisione di tali studi suggerisce che esperienze precoci di abuso (fisico, sessuale, emotivo) e/o neglect possono essere associati alla presenza di metacredenze cognitive disfunzionali. Inoltre appare interessante notare che sia in campioni clinici che in campioni di comunità le metacredenze cognitive sembrano avere un ruolo di mediazione tra esposizione a eventi di vita precoci e disturbi emotivi in età adulta (Mansueto et al., 2018).

Credenze metacognitive: il modello S-REF e la CAS

Questi risultati sono coerenti con il modello S-REF (Wells & Matthews, 1996) secondo il quale il distress, causato dall’esposizione a eventi precoci traumatici, potrebbe attivare credenze metacognitive disadattive le quali a loro volta favorendo l’attivazione del Sindrome Cognitivo Attentiva (CAS; Wells & Matthews, 1996) portando a una maggiore vulnerabilità verso disturbi emotivi. Inoltre, vi sono alcune evidenze di un maggior coinvolgimento delle metacredenze negative sull’incontrollabilità e il pericolo dei pensieri nella relazione tra eventi di vita precoci e disturbi emotivi rispetto alle metacredenze positive (Mansueto et al., 2018).

In conclusione tale revisione della letteratura suggerisce che in soggetti con storia di eventi precoci come abuso o neglect, la credenze metacognitive disfunzionalipotrebbero rappresentare fattori di vulnerabilità per l’insorgenza di disturbi emotivi (Mansueto et al., 2018).

Dal punto di vista clinico si potrebbe ipotizzare che in soggetti con eventi di vita precoci di abuso o neglect, la valutazione e successivo trattamento dimetacognizioni disfunzionali potrebbe rappresentare una valida strategia per la riduzione della gravità e prevenzione di disturbi emotivi. In tale cornice la terapia metacognitiva proposta da Wells (2009) potrebbe essere considerata come un possibile approccio terapeutico per il trattamento delle conseguenze emotive legate all’esposizione a eventi precoci di abuso e neglect.

 

Fonte: https://www.stateofmind.it/2019/03/credenze-metacognitive-review/

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