Correre una maratona, una sfida di mentalizzazione

Imparare a usare la mentalizzazione è il modo migliore per affrontare, e superare, sfide complesse e durissime come appunto una maratona.

Fare sport implica un alto livello di implicazione psicologica. Ne è un ottimo esempio dover affrontare una maratona, una prova che riguarda anche la mentalizzazione.

Lo sport, da un certo punto in poi, presuppone un grande sforzo psicologico, oltre che fisico. Doversi confrontare un rivale, individualmente o come squadra, richiede mentalizzazione, sforzo, preparazione e addestramento, a prescindere dalla disciplina. Senza questi ingredienti, il successo personale può diventare irraggiungibile. Oggi ci concentriamo sull’importanza di questo elemento psicologico per correre una maratona.

Per raggiungere un traguardo sportivo, professionale o personale, è necessario prendersi cura della dimensione psicologica. Concentrarsi e “preparare la testa” per una competizione è essenziale. Soprattutto se lo sport viene visto come una sfida contro sé stessi, il peggior rivale possibile con tutte le sue limitazioni e paure. La mentalizzazione gioca un ruolo fondamentale e, per questo, occorre conoscerla meglio.

L’allenamento, mentale e psicologico

Lo sport principe dell’atletica è probabilmente la maratona. In questa disciplina sportiva, la componente psicologica gioca un ruolo fondamentale. E appare già nella preparazione, quando le giornate vengono scandite dai chilometri percorsi in compagnia di dolori più o meno forti.

I maratoneti che competono per la vittoria non smettono di ripetere che la vera sfida è allenarsi per la gara. I 42 km della maratona, ovviamente, nascondono molte insidie e portano all’estremo le capacità di ogni partecipante.

Il training fisico è accompagnato da un raddestramento alla resilienza. Momenti in cui la tentazione di lasciare è molto grande. Istanti in cui il corridore si domanda “Cosa ci faccio qui, solo e sofferente, quando potrei starmene tranquillamente a casa a leggere un libro…”. O, nel caso dei professionisti: “Ma non era meglio scegliere un altro lavoro?”

“Se vuoi  correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona”

Emil Zátopek

Persona si allena per correre una maratona

Un altro importante fattore psicologico, oltre a quello che permette di superare il dolore e la stanchezza, riguarda il superamento dell’ansia. Quel nervosismo che appare nei giorni prima della gara e che spinge l’atleta a seguire con estrema decisione la routine alimentare e i durissimi allenamenti giornalieri.

Il maratoneta sa che difficilmente migliorerà i suoi tempi negli ultimi giorni, ma può perdere tutto per colpa di una piccola influenza o di un virus. Proprio quando si avvicina la data della partenza e il volume dei Km in allenamento diminuiscono, aumenta il timore che qualcosa possa andare storto.

Questi straordinari atleti sanno che la decisione di correre una maratona dovrebbe sempre essere presa a mente fredda. Deve arrivare alla fine di un lungo processo in cui mente e corpo sono stati adeguatamente preparati. Arrivare pronti alla gara ha un enorme impatto a livello organico, anche per i professionisti. Sarebbe una vera follia decidere di correre una maratona senza una preparazione di almeno due anni, portata avanti sul piano del training, dell’alimentazione e gareggiando su lunghezze inferiori. Occorre costruire una solida base, fisica e mentale, prima di arrivare alla preparazione finale, ovvero 3-4 mesi prima del giorno della gara.

Durante la gara, il maratoneta attraversa diversi stati emotivi. Ed è proprio qui che il corpo mostra tutti i suoi limiti, fisici e mentali, venendo portato all’estremo. Si tratta di una disciplina che non può essere presa alla leggera e che richiede un alto grado di mentalizzazione.

Correre una maratona e le 6 fasi mentali

Quando si corre una maratona, si presentano sei diverse fasi:

  1. Euforia: si presenta prima dell’inizio della gara e durante i primi chilometri. È caratterizzata dal nervosismo pre-gara. Pensieri gioiosi si mescolano con altri che riflettono alcuni dubbi. In ogni caso, il corpo deve arrivare riposato alla prova e la mente pronta a divorare chilometri.
  2. Comunicazione: affiora tra il 6º a 15º chilometro circa. Molti corridori sono impegnati a parlare con i colleghi. Si tende ad accelerare il ritmo, spinti dall’umore del pubblico, che può provocare uno sfinimento prematuro.
  3. Transizione: dal 16º al 23º chilometro. È un palcoscenico psicologicamente neutrale. La maggior parte dei corridori obbliga la mente a rimanere concentrata sul ritmo della propria falcata.
  4. Latenza: tra il 24º e il 31º. È qui che inizia la maratona. L’atleta inizia a sentire il peso della corsa, la sofferenza fisica e mentale. Nasce l’ansia di voler terminare la gara. Il desiderio di correre inizia a scomparire e la mentalizzazione vacilla.
  5. Sofferenza: dal 32º al 42º. Il maratoneta si avvicina al suo pericoloso limite, l’ostacolo più grande. Gli specialisti chiamano così il momento in cui l’atleta, a causa dell’esaurimento delle riserve di glicogeno, inizia a usare il grasso come principale fonte di energia per nutrire i muscoli.
  6. Estasi alla fine della carriera: si presenta negli ultimi metri. L’atleta acquisisce la certezza che raggiungerà quell’obiettivo che poche centinaia di metri prima sembrava lontanissimo.

Fasi della mentalizzazione per correre una maratona

Se riuscirete a riconoscere e controllare le sensazioni che si presentano durante la 6 fasi della gara, potrete correre una buona maratona.

  • Euforia: siate consapevoli che dopo l’iniziale scarica di adrenalina, arriverà la stanchezza. Avendo chiaro ciò, applicherete le strategie in modo da gestire questa sensazione che potrebbe compromettere l’intera gara.
  • Comunicazione: dovrete riconoscere le sensazioni che vi porteranno ad aumentare il ritmo. Ad esempio, il supporto del pubblico. Agite con la testa e non lasciatevi trasportare dalle emozioni. Ciò è cruciale per favorire il processo di mentalizzazione.
  • Transizione: vi sentirete a vostro agio. In questa fase l’essenziale è non rilassarsi e mantenere il ritmo.
  • Latenza: è uno dei peggiori momenti della gara. Di solito prevalgono i pensieri negativi, quindi dovrete cercare di essere ottimisti: “Mi aspettavo che fosse così”, “è solo un’altra fase della gara”, “calma, passerà”. In questa fase, aver corso altre maratone farà avere una marcia in più.
  • Sofferenza: non pensate al traguardo, perché vi sembrerà molto lontano, e persino irraggiungibile. Avvicinate gli obiettivi, spostandoli fino al prossimo chilometro. La vostra motivazione è quella di sottrarre metri.
  • Estasi finale della gara: noterete una scarica di adrenalina che, nonostante la stanchezza, si avvicina alla sensazione iniziale di gioia.
Ragazza fa allungamento

Anticipare le conseguenze

Per gestire questi eventi emotivi che si verificano durante la gara, provocando pessimismo e spingendovi ad abbandonare, la mentalizzazione è necessaria. Questo addestramento psicologico dovrà iniziare con largo anticipo.

Durante la preparazione, vi troverete in situazioni mentali simili a quelle della maratona vera e propria. Questo potrà avvenire grazie alla somma degli allenamenti e delle serie ad alta intensità, generalmente molto prolungate.

Queste serie vi aiuteranno anche a stimare il ritmo da mantenere durante la competizione. In questo modo, imparerete a riconoscere il ritmo giusto che vi servirà per non eccedere nei primi chilometri. A partire dal 30°, il ritmo acquisito aiuterà la compensazione, facendovi andare veloci nonostante la fatica.

Infine, dovrete dare molta l’importanza al dialogo interiore. Molti atleti falliscono generando, favorendo e alimentando messaggi autodistruttivi: “Non ne vale la pena”, “Tutte quelle ore di allenamento e ora sono ultimo”. Questi messaggi sono l’eco della fatica nella nostra mente. Se il vostro corpo comincia a sentire dolore, la mente alimenterà i pensieri disfattisti con il passare dei chilometri.

Imparare a usare la mentalizzazione è il modo migliore per affrontare, e superare, sfide complesse e durissime come appunto una maratona.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/correre-una-maratona-mentalizzazione/

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