Psicologia anormale: di cosa si tratta?

Il termine psicologia anormale non è molto utilizzato, persino nel mondo della psicologia, ma il campo di studi su cui si concentra è più che conosciuto.

Il termine psicologia anormale non è molto impiegato, persino nel mondo della psicologia, e ciò è forse dovuto alle possibili connotazioni. Tuttavia, come vedremo in questo articolo, il suo campo di studi è più che conosciuto.

Per comprendere la psicologia anormale, è essenziale mettere in chiaro che cosa si intende per “anormale”. A prima vista, il significato sembra ovvio: anormale indica qualcosa al di fuori della norma.

La psicologia anormale si dedica allo studio e al trattamento di quei disturbi mentali ed emotivi che compromettono la capacità di una persona di essere se stessa e di realizzare normali azioni di vita quotidiana. Tali disturbi possono essere il risultato di un trauma fisico o emotivo, patrimonio genetico o alterazioni cerebrali nella produzione di determinate sostanze chimiche. Queste patologie di norma richiedono una terapia farmacologia o psicoterapica, oppure entrambe.

A tal proposito, la psicologia anormale studia i soggetti “anormali” o “atipici” rispetto al resto dei membri di uno specifico contesto sociale.

I diversi approcci della psicologia anormale

Sono diversi gli approcci e le prospettive adottati dalla psicologia anormale. Mentre alcuni psicologi o psichiatri ne scelgono uno solo, altri si avvalgono di più approcci per capire e trattare al meglio i disturbi psicologici.

Parliamo dell’approccio psicoanalitico, approccio comportamentale, approccio medico/biologico e approccio cognitivo.

Approccio psicoanalitico

L’approccio psicoanalitico della psicologia anormale affonda le sue radici nelle teorie di Sigmund Freud. I principali elementi fondanti sono dati dalla convinzione di Freud che l’anormalità deriva più da cause psicologiche che da cause fisiche, che i conflitti irrisolti tra ES, Io e super-Io possono contribuire all’anormalità.

L’approccio psicoanalitico suggerisce che molti comportamenti anormali provengono da pensieri, desideri e ricordi inconsci. Per quanto questi sentimenti risiedano al di fuori della coscienza, si crede che influiscano sulle azioni coscienti.

I professionisti che adottano questo approccio sostengono che analizzando la memoria, i comportamenti, i pensieri e persino i sogni, le persone possano scoprire e imparare a gestire alcuni sentimenti che hanno causato comportamenti inadeguati e angoscianti.

Ritratto di Freud

Approccio comportamentale

L’approccio comportamentale della psicologia anormale si concentra sui comportamenti osservabili. I comportamentisti sostengono che le nostre azioni siano influenzate perlopiù dall’esperienza piuttosto che dalla patologia che si cela dietro forze inconsce.

Di conseguenza, l’anormalità viene percepita come lo sviluppo di schemi di comportamento inadeguato (ovvero, dannoso) per l’individuo.

Questo approccio pone l’accento sull’ambiente e sul modo in cui viene acquisito il comportamento anormale. 

Il comportamentismo sostiene che qualunque condotta (incluso quella anormale) sia frutto di apprendimento e che quanto appreso possa anche essere “fuorviante” (che è il modo in cui viene trattato il comportamento anormale).

La terapia comportamentale pone l’attenzione sul rafforzamento dei comportamenti positivi e sull’eliminazione di qualunque elemento che possa incoraggiare comportamenti fuorvianti.

Quindi, accantona l’elaborazione delle informazioni e si concentra sui precedenti (stimoli/elementi di rinforzo) e sulle conseguenze (condotte).

Approccio medico/biologico

L’approccio medico/biologico della psicologia anormale sostiene che i disturbi dipendano da cause organiche o fisiche, per cui si concentra sulle possibili cause biologiche degli stessi.

Questo approccio enfatizza la comprensione della causa che si cela dietro i disturbi; quindi, l’origine può trovarsi nel patrimonio genetico, nelle malattie fisiche, nelle infezioni o negli squilibri chimici.

Secondo tale approccio, i disturbi mentali sono relazionati alla struttura fisica e al funzionamento cerebrale. Per questo motivo, i trattamenti medici sono spesso di natura farmacologica, sebbene vengano spesso applicati parallelamente a specifici approcci psicoterapeutici.

Approccio cognitivo

L’approccio cognitivo della psicologia anormale si concentra sui pensieri e sulla loro influenza sui nostri comportamenti e stati d’animo. Tale approccio studia il modo in cui le informazioni vengono elaborate all’interno del cervello, nonché l’impatto di tale elaborazione sul comportamento.

I presupposti alla base sono i seguenti:

  • I comportamenti inadeguati sono causa di cognizioni difettose e irrazionali.
  • Il comportamento è risultato del nostro pensiero rispetto a un problema, invece che del problema in sé, il che causa disturbi mentali.
  • Gli individui possono guarire dai disturbi mentali imparando a usare cognizioni più appropriate.

L’individuo è visto come un’elaborazione attiva delle informazioni. Il modo in cui una persona percepisce, anticipa e valuta gli eventi- la sua costruzione della realtà- ne determinerà la condotta.

Questo approccio ci ricorda anche che molti schemi di pensiero vengono attivati in modo automatico, senza che ce ne accorgiamo.

Donna con psicologia anormale

L’anormalità come comportamento atipico

La psicologia anormale può concentrarsi sul comportamento atipico, ma non punta a etichettare il paziente come strettamente “normale”.

Nella maggior parte dei casi, mira a individuare e trattare problemi che possono essere motivo di angoscia o logoramento in alcuni aspetti della vita della persona. I ricercatori e i terapeuti si impegnano dunque a migliorare le tecniche di intervento proposte durante la consulenza al fine di definire ciò che è normale, intendendo con “anormale” tutto quello che arreca danno.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/psicologia-anormale-cosa-tratta/

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