Perché la convivenza spesso mette in crisi la coppia?

Può succedere che in alcuni casi ci sia nella coppia un deterioramento, una sorta di usura, forse di delusione che riduce l’entusiasmo o la passione nella coppia.

Il soggetto già prima della nascita, è in grado già all’interno della placenta, di entrare in contatto e sperimentare incontri sensoriali e avere così esperienze precocissime.

Per esempio dal sesto mese in poi, sembra essere in grado di semi-udire il timbro della voce materna, percepire a livello di moderate sensazioni visive, il chiaro scuro, di riconoscere l’alimentazione della madre che viene scannerizzata a livello di gusto e di composizione biochimica nelle sue particelle. Inoltre il feto entra in contatto sensoriale con alcuni movimenti cinestesici del corpo materno.

Questo tipo di arcaica sensorialità, predispone che dopo la nascita, gli incontri successivi del bambino costituiscano una specie di imprinting così come avviene per gli animali secondo K. Lorenz, cioè incontri ed esperienze indelebili che preparano il terreno a nuove contatti di incontro.

Tali contatti si aggregano a quelli precedenti creando un rudimentale vissuto di pericolo, oppure di base sicura, di sensazioni di buono e cattivo, di dolce e amaro ecc.

Le integrazioni di tutti questi incontri e poi quelli successivi in virtù del meccanismo  di assimilazione e accomodamento, si compenetrano tra loro includendo quelli precedenti, dando luogo con il tempo alla costruzione di sensazioni e di voci interiori e di fantasie rappresentative del buono e cattivo e altre sensazioni.

L’istanza che Freud ha chiamato Ego

L’istanza che Freud ha chiamato metaforicamente Ego, designa il protagonista, il regista del nostro Self, che costituisce una struttura che rappresenta l’intero Sé cioè l’immagine complessiva dell’unità del nostro corpo e mente.

Attraverso il Sistema Nervoso Centrale ed Endocrino il cui equivalente metaforico è costituito dall’Ego dirige la nostra vita.

L’Ego sempre più strutturato e maturo con il trascorrere degli anni, agisce però in base al proprio vissuto che è stato generato, sia sensazioni e convinzioni, sia intuizioni.

Il vissuto che noi abbiamo delle cose è la somma di sensazioni ed emozioni che sino a quel momento durante l’evoluzione del soggetto sono state introiettate nel Self.

Possiamo immaginare l’insieme delle sensazioni, fantasie ed emozioni come interlocutori interni, simili a voci che ci parlano interiormente e che inevitabilmente, condizionano più o meno l’atteggiamento del regista (l’Ego) e modificando il vissuto, cioè il nostro sentire soggettivo.

Il grillo parlante di Pinocchio rappresenta un interlocutore, un personaggio della sua coscienza morale che rimprovera il burattino stesso e che il burattino contrariato fa tacere per sempre schiacciandolo con un martello da falegname.

Ma se pensiamo alle emoticon, cioé alle faccine che spesso si usano in whatsApp a conclusione dei vari messaggi, ci accorgiamo che il loro uso serve a creare attraverso un volto ridente, allegro, arrabbiato, ecc un interlocutore, un personaggio che rappresenta le emozioni con cui vogliamo esplicitare il tono del messaggio che inviamo.

Questo interlocutore è dunque un personaggio che tende a accompagnare proprie emozioni colorate all’altro che riceve il messaggio. Tali emozioni rappresentano interlocutori, cioè personaggi che chiariscono il tono dell’umore con cui chi scrive tramette il messaggio.

L’evoluzione continua dei nostri incontri, quelli che generano le esperienze, condizionano le  decisioni dell’Ego, il nostro regista che decreta cosa fare e progettare nel suo futuro.Ecco perché la vita psichica e somatica è condotta dal nostro vissuto emotivo nonché anche razionale.

Le emozioni del protagonista portano a secernere vari neuro-ormoni anche in chi riceve il messaggio.

L’impatto endocrino delle emozioni

Da un punto di vista endocrinologico infatti alcuni neuro-trasmettitori, le catecolamine che sono ammine biogeniche e che circolano nel sangue sono composti chimici derivanti dall’amminoacido tirosina.

Le emozioni e i vissuti giungono a farci sentire quel che sentiamo e collegarci attraverso il corpo un certo stato umorale proprio grazie ai neurotrasmettitori che sono il trait d’union tra mente psichica e corporeità.

Le catecolamine più importanti sono l’adrenalina (epinefrina), la noradrenalina (norepinefrina) e la dopamina.

Le catecolamine come ormoni sono secrete dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress come cali di glicemia e quando l’organismo sopporta molto stress psicologico, (distress) o Sono sintetizzate da Sistema Nervoso Centrale nelle terminazioni simpatiche per essere trasmesse  e trasmettere messaggi di vario tipo. Per questa ragione si chiamano anche neurotrasmettitori.

Le emozioni e quindi oscillano di continuo in modo positivo generando buon umore, oppure ansia, depressione, rabbia e negatività, cattivo umore e tanti stai d’animo.

I sentimenti che seguono portano a un carattere specifico chiuso, aperto affettuoso o iracondo, ecc.

Le informazioni viaggiano all’interno del sistema nervoso sotto forma di segnali elettrici detti impulsi nervosi, che iniziano dal corpo cellulare del neurone e percorrono l’assone arrivando alla terminazione nervosa. Il passaggio di tali impulsi da un neurone all’altro è possibile grazie alle sinapsi e ad alcune sostanze chimiche da esse rilasciate chiamate mediatori chimici che sono gli stessi neurotrasmettitori che trasformano l’impulso elettrico in segnale chimico.

Il tono dell’umore varia a seconda dei neurotrasmettitori quali l’adrenalina e noradrenalina, dopamina, il glutammato, il gaba, il cortisolo, l’acetilcolina.

Alcuni neurormoni come la serotonina, l’istamina, le endorfine, il triptofano, l’ossitocina, o come la tiramina, caffeina, la teobromina e la feniletilamina, generano un senso di piacere.

L’incontro con l’altro

Quando incontriamo una persona dalla quale siamo attratti, cogliamo attraverso il contatto visivo, uditivo e anche olfattivo un’immagine, interessante o attraente. Tale immagine attiva neurotrasmettitori positivi che sia aggregano all’assenso di empatia complessiva, magari grazie anche alla simpatia, intelligenza ecc. Se tale positività dell’incontro è condivisa anche dall’altro la coppia si appresta a creare un rapporto amoroso con convinzione reciproca.

Cosa in realtà succede?

Entrambe i protagonisti vedono l’immagine dell’altro in base a come l’altro attiva i propri personaggi interni al fine di essere simpatico, gradevole seduttivo, desiderabile e lo stesso accade nell’altro. Certe emoticon, cioè faccine sono in primo piano, sono esibite per creare un buon rapporto stabile.

La convivenza nel caso segua il rapporto amoroso dei due innamorati attraversa tante occasioni di visibilità aspetti contingenti, che manifestano la disponibilità dell’altro, la costanza nelle sue azioni, il suo carattere, la generosità o grettezza di idee, il comportamento sessuale, e tanto altro.

Dopo un po’ di tempo può accadere che tutti o quasi i personaggi interiori dei due innamorati siano visibile e compresi dal partner.

Può succedere che in alcuni casi ci sia nella coppia un deterioramento, una sorta di usura, forse di delusione che riduce l’entusiasmo o la passione nella coppia.

Quando questa disillusione diventa molto seria, è probabile che la coppia si rompa.

Troppi personaggi latenti cioè non consci, quelli che non si conoscevano anche da parte del protagonista e dall’altro partner sono venuti fuori e non sono affatto graditi almeno da uno dei due!

La riconciliazione non è possibile e il divorzio è alle porte. La chiave di tutto, come sempre, una una buona introspezione che apre le porte a un’attenta lettura dei propri bisogni e dei bisogni altrui.

Fonte: https://psicoadvisor.com/perche-la-convivenza-spesso-mette-in-crisi-la-coppia-13480.html

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