Il suicidio: fattori di rischio e fattori di protezione

I disturbi mentali sono considerati uno dei più importanti fattori di rischio per il suicidio

Perché il suicidio è un argomento di cui nessuno vuole parlare? In che modo è diventato un tabù? Quando vogliamo trovare la soluzione a un problema, il primo passo è raccogliere sufficienti informazioni. In caso contrario, i provvedimenti risulteranno deboli e gli sforzi non saranno serviti a nulla.

È quindi importante individuare i fattori di rischio associati al comportamento suicida, sul piano individuale e ambientale. Lo è altrettanto identificare i fattori di protezione che aiutano a evitarlo o ridurlo. In questo modo, è più facile capire perché si verifica il suicidio e come comportarsi al riguardo.

Il suicidio: un grave problema sociale

Secondo l’OMS, il suicidio rientra tra le prime quindici cause di morte a livello mondiale, il primo motivo di morte violenta.

L’Italia, per quanto non sia tra i paesi con il tasso di suicidio più alto e sebbene la tendenza sia in calo rispetto a vent’anni fa, annovera, secondo i dati Istat, più di 3900 suicidi solo nel 2017.

Si stima, quindi, che nel nostro paese si tolgono la vita circa dieci persone al giorno (maggio, giugno e luglio sono i mesi più critici). Questo dovrebbe bastare per considerarlo un problema di salute pubblica prioritario.

A livello mondiale, invece, le cifre sono in crescita negli ultimi anni e si ritiene che continueranno a salire.

Le conseguenze di questo fenomeno non possono non ripercuotersi sulla qualità di vita della popolazione, principalmente per l’impatto psicologico e sociale sulle persone più vicine. Un suicidio incide profondamente, a livello emotivo, sociale e anche economico, chi resta.

Ecco perché si considera della massima importanza studiare e identificare i fattori associati a questo comportamento, al fine di organizzare piani di prevenzione e di intervento. In modo particolari, colpiscono i dati che riguardano gli adolescenti. A livello mondiale il suicidio rappresenta la terza causa di morte tra i giovani dai 15 ai 24 anni (al primo posto gli incidenti stradali).

Cosa possiamo fare per prevenire il comportamento suicida?

Per adottare misure preventive, la prima cosa da fare è studiare i fattori di rischio e di protezione. Individuare questi elementi aiuta a capire come e quando intervenire. Di grande importanza è anche la personalità del soggetto, in quali condizioni di vita si trova e quali eventi stressanti possono scatenare il comportamento suicida.

I disturbi mentali sono considerati uno dei più importanti fattori di rischio per il suicidio; per questo motivo nel corso degli anni a essi si è dedicata particolare attenzione. Tra questi disturbi evidenziamo il disturbo bipolare, la depressione e i disturbi psicotici (come la schizofrenia).

Tra gli altri fattori di rischio ricordiamo:

• Precedenti tentativi di suicidio.

• Storia familiare con comportamenti suicidi.

• Eventi stressanti: divorzio, difficoltà economiche, etc.

• Appoggio socio-familiare inadeguato o inesistente.

Non bisogna tuttavia dimenticare che esistono anche i fattori di protezione, ovvero che riducono le probabilità di commettere suicidio anche quando sono presenti diversi fattori di rischio. Tra i fattori di protezione troviamo:

• Buone capacità nei rapporti sociali.

• Fiducia in se stessi.

• Presenza di figli.

• Sostegno socio familiare di qualità.

Una strategia per prevenire il suicidio

Possiamo giungere alla conclusione che il suicidio è più di un insieme di fattori individuali. Un disturbo mentale, ad esempio, non causa da solo il suicidio, anche l’ambiente ha molta importanza.

Allo stesso modo, esistono fattori di protezione personali e ambientali. Quanti più fattori protettivi sono presenti nella vita di una persona a rischio di comportamento suicida, tanto più facile sarà prevenirlo o intervenire.

Esistono, quindi, i presupposti per un’inversione dell’attuale tendenza. Sarebbe utile progettare programmi di prevenzione rivolti a quei soggetti che, a causa della loro situazione, rientrano nel profilo. Tutto questo senza dimenticare di potenziare i fattori di protezione già esistenti, per quanto possano essere scarsi.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/il-suicidio-fattori-rischio-protezione/

4 pensieri riguardo “Il suicidio: fattori di rischio e fattori di protezione

  1. Avatar di filorossoArt

    Cara Viviana,
    L’argomento che stai trattando è complesso e allo stesso tempo molto semplice. Il problema del suicidio rientra nella “Cultura della Morte” finita in decadenza nella società razionalista. E’ sparito per primo il purgatorio, poi l’inferno e adesso è minato nche il paradiso. Quindi, al di fuori della vita quotidiana, non abbiamo più i contatti con il mondo metafisico finito miserabilmente pure quello. Mi sono già impegnato con Giulianio Guzzo, di trattare l’argomento della Morte nel mio blog lasciando la rubrica a Red Rose il quale , attraverso un opera poetica in piu capitoli, tratterà l’argomento Morte di cui siamo abbastanza esperti. Premetto, non siamo medici ma studiosi appssionati d’Arte e con essa tratteremo l’argomento. Le bozze generali sono gia state improntate, il primo capitolo è stato ultimato e tratta dell’incontro fortunato di Orfeo con Euridice visto dal nostro punto di vista muovendoci su scenari pagani (Noi siamo Pagani). Se persegui questo argomento verrai seguita anche da noi di modo che ci darai spunti per l’opera e speriamo di dartene di buoni per completare la tue ricerca.
    Quando parlo di Cultura della Morte spalanco i cancelli dell’Ade e in primis, prendendo in causa la culture giudaico/cinese che si stanno imponendo come le vincenti nel mondo, ambedue, e solo loro, non credono nell’esistenza dell’Anima rovinando le esistenze altrui con il commercio dei senza anima .
    Proprio per questo considerano l’uomo solo “Corpo” e grazie al furto di Sigismondo Freud ai danni del mondo Greco/pagano, ha scisso la psiche dall’anima convinto di aver fatto una grande scoperta, ma che scoperta scientifica non è mai stata, anzi, pare sia ripudiata dalle scienze come materia cialtrona. Già questo, e da solo, è un argomento ideale introduttivo per capire il comportamento dei suicida. Poi c’è quello chimico che ha stravolto l’esistenza di molti giovani che hanno fatto uso di droghe, in specialmodo di LSD, il quale, veniva potenziato con la presenza di mercurio. Poi ci sono i cristalli sintetici devastanti in uso nelle pstgicche das discoteche; troviamo lo stesso mercurio nel pèrodotto che ha decimato la gioventù svedese dove veniva impiegato mercurio nella “magma nera” per le otturazioni, magma oggi vietata in odontoiatria; anzi, c’è la circolare ministeriale che chiede la immediata sostituzione con quella bianca priva di mercurio. Poi ci sono i metalli pesanti nei cibi e ambiente rilasciati dalle industrie, ‘metalli pesanti’ che se entrano nel cervello non escono più ecc ecc .

    Ma la base di partenza per l’analisi dei suicida resta la “Guerra”, La guerra è un suicidio di massa. Quel suicidio lo si costruisce con caserme e caserme di soldati e armi e innanzitutto , per la creazione delle motivazioni ideologiche dobbiamo prendere in causa la Filosofia. La Filosofia è la mamma di tutti i suicida. Per secoli le guerre sono state usate come pianificatore demografico, guerre che scoppiavano regolarmente ogni 25 anni falciano i primi figli maschi. Dentro la guerra e quindi attraverso il Dio Marte o Ares, capirai le motivazioni della morte gloriosa, ma non potrai lasciare indietro Ermes, Hermes o Ermete.
    Il dio Ermes. possedeva il ruolo di psicopompo, cioè accompagnatore dello spirito dei morti: aiutava a trovare la via per il mondo sotterraneo … Il nostro Orfeo lo citerà in causa, come citerà l’amore, e l’ordine dei medici, esseri demoniaci che provengono dagli inferi, ma anche molto sulle passioni infere portatrici al “peccato mortale” e le pene capitali qa castigo o alla resurrezione della Carme (i medici).

    Cara Viviana, tutto questo mondo è sparito, lasciandoci delle voragini enormemente vuote, dove , se una psiche cade in uno di quei “Tartari Neri” non ne esce più se non con l’autodistruzione, l’auto esaplosione, l’autodisintegrazione che chiamiamo semplicemente suicidio.

    Viviana, trovami un solo nome di filosofo moderno che tratti l’argomento Morte in termini filosofici teologici o poetici sulla base delle esperienze di tutti i popoli del mondo, perché l’Anima, anche in silenzio tombale, persiste a vivere in modo invisibile, e chi ce l’ha, non ne parla per non finire frainteso, o denigrato, o internato in un reparto di psichiatria farmacologica.

    La Ragione non vuole sentire ragione, quindi , parlare di certe cose, in internet, oggi è reato di plagio o istigazione al suoicdio… però … però… però…

    Filorosso

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    1. Avatar di vivianachinellopsicologa

      Grazie per il tuo commento e per l’arricchimento dato. Sono d’accordo, anzi.. molto d’accordo su tutto quello che hai scritto ed hai condiviso in relazione all’articolo. e.. non di meno… l’ultima riflessione; che è…azzeccatissima!! Grazie!!

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  2. Avatar di filorossoArt

    scrivo come parlo e penso come scrivo quindi malamente. Ho poco tempo o nullo per le correzioni perdonamele. Non sono uno scrittore ma un semplice creatore di bozze. Invece sto leggendo altro di tuo dove trovo ottimi spunti di partenza per analisi di salute mentale, ma solo se ho tempo ti chiederò consigli o viceversa. C’è troppo da leggere ovunque e tutto lo trovo interessante ma per mia fortuna non sono un “0nnipresente” quindi mi diletto anche andare in giro a perdere tempo con cose frivole. Mi piacciono.
    Comunque ti seguo nelle new e ogni tanto per rilassarmi seriamente vengo tra i tuoi fogli a leggerti.
    ciao

    Piace a 1 persona

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