Insonnia tecnologica: i display ostacolano il sonno

Collegare l’insonnia a queste abitudini tanto comuni può sembrare esagerato. Stare un po’ al computer o allo smartphone può davvero ostacolare il riposo notturno? La risposta è semplice: sì.

La maggior parte di noi lo fa: andiamo a letto non prima di aver dato un’ultimo sguardo al cellulare. Troviamo nuovi messaggi, alcuni ci conducono a un link, a un video. Dal video passiamo a facebook e da questo a un articolo o un altro video. Così, quasi senza renderci conto è trascorsa un’ora, forse di più. Questo fenomeno è  noto come insonnia tecnologica.

Lo smartphone, il computer e il televisore ci accompagnano fino a quando non ci mettiamo a letto. Sono, apparentemente, il modo migliore per rilassarci, in realtà la loro influenza sul nostro cervello è enorme.

Collegare l’insonnia a queste abitudini tanto comuni può sembrare esagerato. Stare un po’ al computer o allo smartphone può davvero ostacolare il riposo notturno? La risposta è semplice: sì. Un comportamento ripetuto, giorno dopo giorno, diventa un’abitudine. E quando consiste nel sottoporre gli occhi a fonti di luce artificiale, il primo a soffrire è il cervello.

Secondo uno studio pubblicato su Live Science, questo stimolo luminoso altera completamente i nostri ritmi circadiani. È stato confermato che dormiamo due ore in meno rispetto a 40 anni fa. A soffrire di più di questi cambiamenti sono i bambini e gli adolescenti. Non a caso sono sempre più comuni casi di insonnia cronica in età precoce, di cui si possono vedere gli effetti a livello comportamentale, motivazionale e nel rendimento scolastico.

Che cos’è l’insonnia tecnologica?

Prima che gli esseri umani facessero il grande salto nel mondo della tecnologia, i loro corpi erano sincronizzati con il sorgere e il tramontare del sole. Le case erano illuminate da candele, candelabri, lampade a olio o a gas. Molto romantico, no? Ma, oltre a questo, c’era una cosa che il nostro cervello gradiva sommamente.

Vivere secondo i cicli di luce e buio piaceva al cervello. Quando i nostri occhi percepivano il calare delle tenebre, la ghiandola pineale veniva indotta a produrre melatonina. Tale ormone permaneva molto più a lungo nel nostro circolo sanguigno e ci permetteva di mantenere il sonno per un numero maggiore di ore e in modo più profondo.

I nostri centri abitati sono diventati via via sempre più luminosi. La notte si accende di luci stradali, vetrine luminose, insegne, led, edifici illuminati a giorno e strade che non dormono mai. Anche le nostre case non sono da meno, con la stessa vitalità luminosa fino al cuore della notte. Le nostre lampade adesso sono i display, quelle piccole porte magiche che ci permettono di essere sempre connessi, informati e iperattivi.

Effetti dei display sul cervello

• Lo stimolo luminoso artificiale esercitato sui nostri occhi da cellulari, computer, televisore agiscono direttamente sulla ghiandola pineale. La conseguenza è un’interruzione nella produzione di melatonina.

• È dimostrato che la luce blu inibisce il rilascio di melatonina. Il nostro cervello è incapace di capire che “è scesa la notte”.

• Un’abitudine tanto diffusa come stare in camera da letto con la luce spenta e fissare lo schermo di un computer o un cellulare induce importanti cambiamenti a livello cerebrale: sovreccitiamo diverse aree ed entriamo in stato di allerta. 

• In media, una volta spenti i dispositivi, ci vorrà un’ora o due per prendere sonno.

• Questo ritardo, sommato all’ora in cui spegniamo il cellulare o il computer, ci priva di quelle 7-8 ore necessarie al corpo e al cervello per funzionare normalmente al nostro risveglio.

• L’insonnia tecnologica è più comune negli adolescenti tra i 14 e i 16 anni. Gli effetti dell’insonnia cronica sono stanchezza, problemi di concentrazione, prestazioni scolastiche scadenti, mal di testa, cattivo umore.

Come trattare l’insonnia tecnologica

Gli esperti in igiene del sonno ci avvertono: l’insonnia tecnologica è destinata ad aumentare nei decenni a venire. I bambini, ad esempio, accedono sempre più precocemente ai dispositivi elettronici ed è comune che li portino a letto senza la supervisione degli adulti.

Dire che la soluzione sia togliere loro smartphone, tablet e computer è fin troppo facile. Abbiamo invece bisogno di migliorare le nostre abitudini, di fare degli oggetti un uso più consapevole. Nel frattempo l’industria tecnologica sta lavorando per ridurre l’impatto della luce blu sugli occhi e sul cervello. Si tratta quindi di raggiungere un compromesso, coniugare abitudini meno dannose con miglioramenti tecnici dei dispositivi.

Vediamo in che modo ridurre nel nostro quotidiano l’impatto dell’insonnia tecnologica:

• Abbassate l’intensità della luce dello schermo all’approssimarsi della notte. Sia i computer che i cellulari hanno l’opzione “luce notturna” che permette di ridurre l’impatto della luce blu.

• Sono in vendita occhiali che filtrano la luce blu e aiutano la ghiandola pineale a mantenere una normale produzione di melatonina.

• La sera è preferibile fare uso di lampade e luci a bassa intensità. Le lampadine a led, sebbene più efficienti, hanno un maggiore potere stimolante sul cervello.

Curare l’igiene del sonno è importante, sia per i bambini che per gli adulti. L’ideale sarebbe accantonare la tecnologia un paio d’ore prima di andare a dormire. Un buon libro, una conversazione tranquilla davanti a una tisana sono le risorse che più ci avvicinano a Morfeo e al benessere.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/insonnia-tecnologica-display-sonno/

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