paura donna

I numeri delle ragazze e delle adolescenti vittime di violenza sessuale da parte di coetanei o di ragazzi più grandi sono in crescita. I numeri in adolescenza fanno rabbrividire. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza su un campione di circa 8000 adolescenti, 1 adolescente su 50 dichiara di essere stata costretta a fare sesso. Costretta significa con la forza, significa un comportamento non voluto che viene imposto dall’altro.

Purtroppo alla cronaca arrivano solo pochi casi, gli altri vivono nascosti sotto il velo della vergogna. Il problema è grave e riguarda tutti noi. Si deve ragionare a più livelli e su vari aspetti che riguardano questa generazione.

Innanzitutto balza agli occhi la facilità, e direi anche l’ingenuità, con cui i ragazzi approcciano a nuove conoscenze, come se non avessero un filtro in grado di fargli vedere e applicare una distanza di sicurezza.

Non riescono a capire se e quando c’è un pericolo nonostante, a livello teorico, abbiano piena conoscenza dei pericoli, come se ci fosse un dislivello importante tra aspetti cognitivi ed emotivo-comportamentali. Se gli si domanda se esiste l’adescamento in rete, in tanti conoscono anche i meccanismi con cui viene messo in atto. Se gli si chiede se ci sono pericoli nel dare confidenza agli sconosciuti sanno perfettamente a livello teorico come comportarsi, eppure cascano e si incastrano ripetutamente in queste dinamiche con una totale superficialità.

Il problema dov’è allora? È nel filtro.

Quando ti conosco, sei simpatico, parlo con te, hai già superato quella soglia che ormai è troppo poco definita e labile, basta pochissimo perché io ti riconosca come amico. Sei simpatico, mi fai ridere? Non puoi essere un pericolo perché nella loro testa il pericolo si nasconde dietro altre vesti.

Io credo che l’errore sia anche in gran parte di noi adulti che non gli facciamo vedere i pericoli nel quotidiano, quelli insiti nelle loro abitudini, ma tendiamo a dipingerli come cose macroscopiche con il tentativo di spaventarli, pensando erroneamente di essere più efficaci, non capendo che li vedranno come troppo lontani da loro, come situazioni che a loro non possono capitare.

Il problema è che si fidano con estrema facilità dell’altro.

La comunicazione social è immediata e i tempi sono completamente cambiati, anche quelli di valutazione e noi adulti tendiamo a non tenere sufficientemente conto di questi cambiamenti.

Sono figli dell’iperprotezione, di genitori che sono sempre davanti a loro nel tentativo di aiutarli in tutto e per tutto. Sono figli di quella generazione dove sta svanendo l’arrangiati da solo, dove i genitori sono sempre pronti in prima linea a proteggerli. A scuola non si può parlare di sesso se sono troppo piccoli, non si può parlare di autolesionismo, suicidio e di violenza perché si rischia di traumatizzare i piccoli principini, ed ecco i risultati.


Non sono educati al rischio e al pericolo e si cacciano costantemente in condizioni di rischio e pericolo all’insaputa loro e dei genitori.


Non ci dimentichiamo poi che vivono tendenzialmente le relazioni mediate dalla tecnologia dove tutto è protetto dallo schermo. Questo comportamento NON aiuta affatto a crescere dal punto di vista della comunicazione e della relazione umana.

Sono bravi dietro uno schermo ma decisamente impreparati dal punto di vista umano.

La violenza sessuale sta diventando un comportamento sempre più normale tra adolescenti

Le condizioni più a rischio sono le feste, i viaggi di istruzione, le vacanze perché si tende ad andare oltre, a sentirsi meno controllati e più liberi, quindi più disinibiti perché non si ha il controllo diretto del genitore. Ci si spinge con più facilità in condizioni di rischio, come purtroppo testimoniano gli innumerevoli casi di cronaca e non solo. Nelle menti distorte dei ragazzi quando ti vedono in versione turista scattano dei meccanismi patologici, è come se si sentissero più legittimati. Sei sola e quindi più facilmente predabile.

Violentano e non si rendono conto che è violenza sessuale, come è possibile?

L’aspetto preoccupante è che oggi non parliamo di ragazzi particolarmente deviati con dei profili di rischio piuttosto evidenti. Non parliamo di antisociali o di psicopatici che per struttura di personalità usano e muovono l’altro come una pedina in una scacchiera approfittandosi lucidamente delle situazioni, delle debolezze e dell’ingenuità di queste ragazze.


Parliamo di normo-adolescenti con un senso morale discutibile, di tutti quei ragazzi che agiscono in modo violento in maniera superficiale, che applicano dei modelli anche in parte culturalmente appresi, che giustificano la propria condotta attraverso i comportamenti della vittima.


Nella loro testa non sono comportamenti violenti, sono giustificati e quasi “normali”. Sono agiti quasi con l’inconsapevolezza di mettere in atto un comportamento violento che va a ledere profondamente corpo e mente dell’altro.

Il problema culturale nella violenza sessuale è ancora troppo presente e se non lo combattiamo alla radice non lo sradicheremo mai: “Ti conosco, mi dai retta, per me sei automaticamente facile e quindi è giusto e normale che io mi comporti così”.

Se tu ci stai, io mi sento autorizzato, anche con la forza, ad agire. La colpa è tua che sei facile, non è mia che sono violento. La violenza è un’altra cosa ti dicono in tanti. Parole che fanno rabbrividire ma che corrispondono ad una triste realtà.

Come se fossero educati alla violenza anche in maniera indiretta, come se non avessero una colpa diretta perché privi completamente di capacità di discernimento.

IN QUESTO MODO SI STA ATTIVANDO UN PROCESSO DI NORMALIZZAZIONE DEI COMPORTAMENTI VIOLENTI E DELLE DINAMICHE DI QUESTO TIPO.

Un altro aspetto gravissimo è che non riescono a percepire la differenza tra: conoscere una ragazza, approcciare dal punto di vista sessuale e violentarla.

Sono tre livelli COMPLETAMENTE diversi che non possono essere minimamente allineati tra loro, eppure a volte lo sono. Conoscere è normale, avere un approccio sessuale pure, se ovviamente c’è il consenso e reciprocità, ma violentare significa superare completamente tutti i limiti, andare oltre, non calcolare minimante che davanti agli occhi si ha una persona e non un oggetto di divertimento o di piacere.