Le implicazioni strutturali e psicopatologiche degli eventi stressanti infantili e recenti nei disturbi dell’umore

Particolare importanza avrebbero i traumi sofferti durante la prima età della vita.
Le implicazioni strutturali e psicopatologiche degli eventi stressanti infantili e recenti nei disturbi dell’umore

Le implicazioni strutturali e psicopatologiche degli eventi stressanti infantili e recenti nei disturbi dell’umore

Gli eventi stressanti aumentano il rischio di depressione e ansia, aumentano il tasso dei tentativi di suicidio e compromettono la salute psicofisica.

Diversi studi hanno dimostrato come l’aver esperito degli eventi stressanti aumenta il rischio di sviluppare la depressione, riduce l’età di insorgenza della diagnosi, aumenta il tasso e la gravità dei tentativi di suicidio e riduce il tasso di risposta agli psicofarmaci (Nemeroff, 2016). Gli eventi stressanti sono in grado di influenzare sia la salute psicofisica, quanto l’espressione, in età avanzata, di alcuni geni legati all’infiammazione (Levine, 2015), comportando implicazioni a livello globale per l’individuo.

Gli eventi stressanti come fattore di rischio per la salute mentale

Il ruolo degli eventi stressanti e traumatici è stato, sia riconosciuto sia negato, a seconda dei diversi momenti storici, dalla psicologia e dalla psichiatria. Recentemente sembra che sia attribuita un’importanza sempre maggiore agli effetti degli eventi stressanti, in particolare alle possibili ripercussioni di un evento traumatico.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo Action Plan del 2013 (WHO, 2013), ha ricordato che: “l’esposizione a eventi stressanti in giovane età è un fattore di rischio accertato per l’insorgere di disturbi mentali che può essere prevenibile. I gruppi vulnerabili possono includere: i membri di famiglie che vivono in povertà, le persone con malattie croniche, i neonati e i bambini esposti a maltrattamenti e trascuratezza, gli adolescenti esposti all’uso di sostanze, i gruppi di minoranza, gli anziani, le persone che vivono la discriminazione e le violazioni dei diritti umani (…)”.

La piena importanza del trauma per la salute mentale o per la psicopatologia è arrivata solo con l’avvento e l’accordo condiviso su quel modello ormai noto come bio-psico-sociale (Fassino et al. 2007): pur ammettendo l’esistenza di una vulnerabilità biologica, di una predisposizione alla psicopatologia (intesa non solo come insieme di fattori genetici, ereditari e costituzionali, ma anche come sviluppo cerebrale influenzato dagli ormoni dello stress, dall’alimentazione, dalle sostanze e da agenti infettivi), la moderna psichiatria e la psicologia clinica attribuiscono un ruolo fondamentale ai cosiddetti fattori psicologici (quelli legati alle vicissitudini del legame con le figure di attaccamento durante lo sviluppo, innanzitutto, ma anche agli eventi di vita, soprattutto se traumatici, e quindi al tema della perdita e del lutto) e a quelli sociali (per esempio, l’ambiente e il sostegno sociale).

Particolare importanza avrebbero i traumi sofferti durante la prima età della vita, le cosiddette Esperienze Sfavorevoli Infantili (ACEs, Adverse Childhood Experiences) (Anda et al. 2006), come già avevano intuito Pinel, Janet e poi Bowlby, ma anche come indicavano i primi dati provenienti dalla ricerca epidemiologica degli anni ’70. La parola trauma deriva dal Greco e significa “ferita”, “lacerazione”, “danno”. Per trauma si intende un’esperienza talmente intensa e negativa a livello emotivo, da non permettere, a chi la subisce, di continuare a vivere o a percepirsi nello stesso modo precedente all’evento.

La definizione di trauma

Quando si parla di trauma, infatti, si fa spesso riferimento a un qualcosa che segna “un prima” e “un dopo” nella propria esistenza, qualcosa che la ha cambiata radicalmente. Possiamo quindi considerare il trauma come un evento spartiacque. È un concetto che rimanda all’idea di frattura, a qualcosa che può generare una discontinuità, uno stimolo eccessivo che fa sentire l’individuo incapace di reagire e di fronteggiare quello che gli sta capitando.

Secondo il DSM-5, il trauma ha la seguente definizione: “Esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale in uno o più dei seguenti modi:
1. Fare esperienza diretta dell’evento/i traumatico/i;
2. Assistere direttamente a un evento/i traumatico/i accaduto ad altri;
3. Venire a conoscenza di un evento/i traumatico/i accaduto a un membro della famiglia oppure a un amico stretto. In caso di morte reale o minaccia di morte di un membro della famiglia o di un amico, l’evento deve essere stato violento e accidentale;
4. Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento/i traumatico/i.”
Questi quattro punti rappresentano una presa di posizione oggettiva alla quale bisogna attenersi per poter formulare la diagnosi.

Gli eventi di vita negativi, i traumi, i lutti, sarebbero infatti da considerare fattori aspecifici (Felitti & Anda 2010) in grado di aumentare la probabilità di comparsa di qualsiasi malattia fisica e mentale, di influenzarne il decorso, di peggiorarne la prognosi, di provocare ricadute nel caso di patologie tendenzialmente croniche, non solo nel caso dei disturbi d’ansia, dell’umore o dissociativi, ma anche per quelle gravi patologie psichiatriche considerate conseguenza di una marcata vulnerabilità biologica come la schizofrenia e il disturbo bipolare.

Gli effetti degli eventi stressanti infantili

Possono essere classificate come Eventi Infantili Avversi le seguenti esperienze, vissute all’interno del contesto familiare, prima dei 18 anni di età (Felitti, 2013): abusofisico ricorrente, abuso psicologico ricorrente, abuso sessuale, presenza all’interno del nucleo familiare di una persona dipendente da alcol o da sostanze, presenza all’interno della famiglia di una persona incriminata per un reato, un membro della famiglia gravemente depresso, con disturbi mentali conclamati, istituzionalizzato o suicidario, presenza di una madre trattata in modo violento, presenza di un solo o di nessun genitore, trascuratezza fisica, trascuratezza emozionale.

Nell’ultimo decennio, una grande quantità di studi ha portato nuove prove a favore dell’ipotesi che una precoce esposizione a degli eventi stressanti (e.g., abuso sessuale, neglect) si associ ad un marcato aumento della vulnerabilità per i disturbi psichiatrici ed altre patologie di ordine medico in età adulta, tra cui la depressione maggiore, il disturbo bipolare, il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), l’abuso di alcol e droghe, così come l’obesità, l’emicrania, patologie cardiovascolari (CVD), il diabete ed altre.

Gli eventi stressanti infantili, rivestono un ruolo particolarmente importante, ed includono: l’abuso fisico e psicologico, il neglect, l’abuso alcolico e di sostanze da parte dei genitori, le violenze in ambito domestico, l’abuso sessuale, la separazione dal genitore e altre forme di perdita genitoriale.

Diversi studi hanno dimostrato come l’aver esperito degli eventi stressanti aumenta il rischio di sviluppare la depressione, riduce l’età di insorgenza della diagnosi, aumenta il tasso e la gravità dei tentativi di suicidio e riduce il tasso di risposta agli psicofarmaci (Nemeroff, 2016). Gli eventi stressanti sono in grado di influenzare sia la salute psicofisica, quanto l’espressione, in età avanzata, di alcuni geni legati all’infiammazione (Levine, 2015),comportando implicazioni a livello globale per l’individuo. Gli eventi stressanti che avvengono precocemente nella vita sono rilevanti per la successiva psicopatologia anche perché vanno ad impattare su strutture cerebrali ancora in fase di sviluppo e maturazione (Calabrese, 2009). In base al momento in cui vengono esperiti, le strutture cerebrali coinvolte possono essere diverse: il fornice, il genu e lo splenio del corpo calloso e il fascicolo longitudinale superiore sono i fasci di sostanza bianca che completano per primi la propria maturazione (Lebel, 2012), e sono quelli maggiormente coinvolti negli studi MRI sull’effetto degli eventi stressanti.

A livello cerebrale, studi di risonanza magnetica hanno mostrato una generale riduzione dei volumi di materia grigia ed una ridotta integrità della sostanza bianca nei soggetti sani che avevano esperito degli eventi stressanti durante l’infanzia (Lim, 2014). Studi di MRI su bambini che erano stati cresciuti in orfanotrofio prima di essere adottati, mostrano una ridotta anisotropia frazionaria (FA, i.e., indice di integrità della sostanza bianca) rispetto a dei bambini non precedentemente istituzionalizzati in diversi fasci di sostanza bianca, fra cui il fascicolo uncinato, arcuato e il fascicolo longitudinale superiore bilateralmente (Govidan, 2010). I soggetti che hanno subito delle violenze verbali durante l’infanzia mostrano una ridotta FA a livello del fascicolo arcuato, del giro temporale superiore, del cingolo, dell’ippocampo e del fornice (Choi, 2009).

Non tutti gli eventi stressanti hanno però ricadute negative sulla persona: l’impatto che essi esercitano sugli aspetti psicobiologici dell’individuo dipendono dal periodo di vita in cui avvengono e dalla loro gravità. Gli eventi stressanti che avvengono durante la tarda infanzia ed adolescenza, se sono di entità moderata, promuovono lo sviluppo della regolazione dell’arousal e della resilienza, e consentono di superare meglio stress legati al lavoro e alla sfera sociale in età adulta (Gunnar 2009).

Le implicazioni degli eventi stressanti sui disturbi dell’umore

Nei pazienti affetti da disturbo dell’umore(i.e., depressione maggiore ricorrente, disturbo bipolare di tipo I e II), lo stressrappresenta il principale fattore precipitante, influenzando l’onset e l’andamento della patologia e promuovendo l’insorgenza di nuovi episodi depressivi sia immediatamente dopo l’evento stressanteche anni dopo (Assari, 2016; Hayashi, 2015).

Gli studi di neuroimaging su pazienti unipolari e bipolari riportano un’alterazione diffusa a livello strutturale, concernente sia la volumetria di materia grigia che l’integrità della sostanza bianca. In un campione italiano di pazienti affetti da disturbo bipolare, è stata riportata una ridotta diffusività assiale (AD; i.e., rappresentativa della diffusività delle molecole di acqua parallelamente all’asse delle fibre) in molteplici fasci di sostanza bianca, tra cui il corpo calloso, la corona radiata, la radiazione talamica, il fascicolo longitudinale superiore, il fascicolo fronto-occipitale inferiore e il fascicolo uncinato (Benedetti, 2014).

Nei soggetti unipolari gli eventi stressanti si associano ad una riduzione dei volumi di materia grigia a livello dell’ippocampo (Opel, 2014). In un campione di soggetti unipolari e bipolari, i soggetti che avevano esperito degli eventi stressantirisultavano deficitari in diversi domini cognitivi, mentre quei pazienti che non avevano esperito degli eventi stressanti in età infantile non mostrano delle differenze significative rispetto ai volontari sani, ciò dimostrando un effetto di moderazione degli eventi stressanti rispetto alle funzioni cognitive (Poletti, 2016).

Fonte: http://www.stateofmind.it/2018/02/eventi-stressanti-disturbi-umore/

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