CADO… MI RIALZO… MI PRENDO PER MANO E RICOMINCIO A VIVERE

GENNAIO 20, 2026

Ci sono cadute che non fanno rumore.

Avvengono dentro, lentamente, mentre fuori continuiamo a svolgere i nostri ruoli, a rispondere alle aspettative, a sorridere anche quando qualcosa si è incrinato. Sono le cadute più profonde, quelle in cui non perdiamo l’equilibrio, ma il contatto con noi stessi, con i nostri bisogni, con la nostra voce interiore. E spesso ce ne accorgiamo quando siamo già a terra.

Cadere non significa essere deboli. Significa aver vissuto, aver sperato, aver creduto. È il punto in cui la vita ci chiede di fermarci e ascoltare. 

La fragilità non è un difetto, ma una porta. È attraverso di essa che impariamo a conoscerci davvero.

Come scrive Leonard Cohen:

“C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce.”

Il momento più difficile non è la caduta, ma la scelta di rialzarsi. Non sempre arriva subito. A volte restiamo lì, fermi, stanchi, confusi. Ed è proprio in quel tempo sospeso che accade qualcosa di essenziale: smettiamo di cercare salvezza fuori ed iniziamo a guardarci dentro.

Mi prendo per mano. È un atto di responsabilità e di amore insieme. Significa decidere di restare, di non lasciarmi più sola. Significa accettare i miei limiti senza rinunciare al mio valore. Di accompagnarmi anche quando non so dove sto andando.

Come ci ricorda Søren Kierkegaard:

“La vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti.”

Guardarmi allo specchio diventa allora un atto di verità. Non per giudicarmi, ma per riconoscermi.

Vedo ciò che sono stata, ciò che ho perso,  ciò che ho imparato. Vedo le paure, ma anche il coraggio che mi ha permesso di arrivare fin qui.

Come Scrive Carl Gustav Jung“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.”

Ricominciare da me a vivere non significa cancellare il passato, ma dargli un posto giusto. Significa smettere di identificarmi con il dolore e iniziare a riconoscermi come qualcuno che lo ha attraversatoha imparato da questo e lo ha trasformato. Significa concedermi il diritto di cambiare, di rallentare, di scegliere di nuovo. 

Significa accettare che non tutto va salvato, ma che io sì.

È un ritorno a casa. Una casa diversa, forse più spoglia, ma autentica. E in questo nuovo inizio non cerco perfezione, cerco presenza. Non cerco risposte immediate, cerco fedeltà a me stesso.

Così passo dopo passo, imparo a vivere non contro di me, ma con me.

E ogni volta che cado, so che posso rialzarmi. Perché ora lo so: la mano che cercavo era già la mia, posso ricominciare da me a vivere.

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