La rabbia è uno scudo che protegge dagli attacchi esterni, tuttavia, superata una certa soglia, diventa soffocante.

Si può mangiare pane e rabbia tutti i giorni, senza mai scoprire da dove nasce questa emozione, come evolve, in che modo e perché esercita una potente influenza fino ad intossicare i momenti di serenità, gli interessi, i doveri, i rapporti con gli altri, con notevoli costi per la salute.
Essere arrabbiati annebbia la lucidità, impedisce di focalizzare l’attenzione sul vero problema, che se scoperto e affrontato permette di muoversi meglio nei rapporti e nella quotidianità, dandosi una tregua e la possibilità di respirare.
La rabbia si autoalimenta, si ritorce contro, diventa il peggior nemico che si possa incontrare e con il tempo logora il benessere psicofisico e la possibilità di valutare le situazioni con la razionalità necessaria per moderare le discussioni, allontanare le persone sbagliate o riconoscere i legami che contano e che rischiano di essere danneggiati con i soliti litigi inconcludenti.
La rabbia è uno scudo che protegge dagli attacchi esterni, tuttavia, superata una certa soglia, diventa pesante, soffocante: dietro ci sono le immagini, le emozioni, i pensieri, che ciascun soggetto ha coltivato e imparato a silenziare, ma che necessitano di un ascolto per far defluire il dolore.
Quello che la rabbia non dice
Gli elementi “nel fondo” sono tutt’altro che scontati e dipendono dalle caratteristiche individuali maturate durante la storia di vita, in famiglia, in ambito sentimentale, scolastico, amicale e così via. A volte ci si arrabbia ripensando a quell’amaro episodio in cui le parole di qualcuno hanno innescato la vergogna, un senso di annullamento, di colpa talmente elevato da non riuscire a replicare mantenendo la calma, ma perdendo le staffe o scappando via.
In altre, la rabbia copre una tristezza dilagante, per quello che non si può ottenere, per una relazione che è destinata a fallire al di là del proprio controllo, per le soddisfazioni che tardano ad arrivare e così via. Scendendo ci sono elementi sempre più profondi che riguardano il modo di percepirsi, la difficoltà a mantenere una sicurezza interna abbastanza stabile da resistere agli attacchi esterni.
Stare sull’emozione critica
Scoprire l’emozione “critica”, quella che si nasconde sotto la rabbia, è quindi fondamentale per imparare a gestire momenti analoghi in vari settori, senza inalberarsi o avvilupparsi invano in una spirale di elucubrazioni, congetture, chiodi fissi. Per farlo c’è bisogno di un lavoro approfondito e mirato su come si gestiscono gli episodi di rabbia, come vanno avanti, con chi scatta questa emozione con maggior frequenza e in che momenti si fatica a gestirla.
Il modo di manifestarla, inoltre, non è sempre identico, bensì può tramutarsi nel tempo, il che non significa necessariamente aver acquisito la capacità di controllarla: ad esempio passare da discutere animatamente a restare in silenzio, o cercare a tutti i costi di venire incontro all’altro anche quando manca di rispetto, uscendone svuotati, stanchi, oppressi non è una raffinatezza nell’uso della rabbia, ma una strategia diversificata per sopperire l’emozione critica, come la vergogna o il senso di colpa che si tiene incistata per non sentirla, con il risultato di apportare comunque del dolore.
Gestire efficacemente la rabbia, significa quindi allenarsi a rimanere sufficientemente “lucidi” quando si percepisce un attacco, con l’obiettivo di avere ben chiaro che cosa si sta pensando e provando in quel momento per monitorarla e reagire con pertinenza, altrimenti si resta sopraffatti da un guazzabuglio di stati mentali senza aver fatto ordine.
Avere un’idea più ampia della mente dell’interlocutore
Un altro aspetto essenziale è la conoscenza della mente altrui, specialmente se si sperimentano sovente la vergogna e il senso di colpa in relazione al conflitto. In questo caso si ragiona su cosa sta provando e pensando la persona in questione, che effetto gli suscitano le vostre parole, ma anche immaginare che tipo potrebbe essere nella sua quotidianità, nella relazione con gli altri significativi, nel lavoro e così via.
Avere una comprensione della mente altrui più dettagliata è pertanto essenziale per evitare di appesantire il conflitto e caricare sulle proprie o altrui spalle un inutile peso di dolore.
