La bocciatura, comunque, rappresenta sempre una manifestazione di un disagio interiore, di un problema non solo legato allo studio e all’apprendimento ma anche alle dinamiche che si possono creare all’interno della classe o in relazione ai professori o in risposta a problematiche intra-famigliari.
Bisogna fare attenzione perché spesso la bocciatura, piuttosto che essere considerata come la mancata acquisizione di determinati obiettivi scolastici, viene vista, anche dalla famiglia stessa, come una bocciatura della persona e questo non fa altro che intaccare l’autostima e l’autoefficacia del ragazzo o della ragazza in questione.
Ci si deve ricordare che la bocciatura di un figlio in genere arriva perché il ragazzo non si è applicato come si sarebbe dovuto applicare durante l’anno scolastico ed è l’apice di tutta una serie di conflitti e litigate tra genitore e figlio per cui si arriva che si è già sufficientemente saturi e stanchi e si possono avere reazioni che non si dovrebbero avere. La bocciatura, comunque, rappresenta sempre una manifestazione di un disagio interiore, di un problema non solo legato allo studio e all’apprendimento ma anche alle dinamiche che si possono creare all’interno della classe o in relazione con i professori o in risposta a problematiche intra-famigliari. Per cui non si deve sottovalutare mai la comunicazione fatta dal ragazzo che ha subito la bocciatura perché si rischia di andare a creare un muro ancora maggiore, una chiusura e favorirgli una deviazione in termini di comportamento o di vissuti interni. Anche quando sembra che non gli importi niente, che la scuola sia uno degli ultimi suoi problemi e che è più strafottente di prima, dentro vive il problema ma non intende dare soddisfazione al genitore con cui spesso è in opposizione.
Come reagire di fronte alla bocciatura di un figlio?
1) PORSI ALLA GIUSTA DISTANZA. I “bocciati” non siete voi genitori, anche se molte volte una mamma e un papà tendono ad identificarsi come se vivessero in prima persona l’accaduto. Frasi come “Mi hai deluso”, “Come hai potuto”, “Da te non me lo sarei mai aspettato” andrebbero evitate perché non fanno altro che focalizzare l’attenzione soltanto sul vissuto del genitore. Inoltre, il figlio, che già vive un disagio per il suo fallimento scolastico, sente anche il problema della delusione dei genitori e per lui diventa un peso troppo grande da sostenere. È necessario mettere da parte, di fronte a lui, tutta l’amarezza e la delusione che in quel momento si prova per centrare l’attenzione su di lui e sul suo vissuto: il percorso scolastico è del figlio e il risultato lo ha ricevuto lui per primo: il genitore non può far altro che aiutarlo ad elaborare l’accaduto e sostenerlo nella ripartenza.
2) NON SMINUIRE. Anche un’iperprotezione genitoriale non va bene, infatti, non si dovrebbe mai minimizzare l’evento davanti ai figli, per proteggerli da eventuali emozioni negative, così come non andrebbe mai attribuita tutta la colpa alla scuola o ai professori. Dovete cercare di mantenere un atteggiamento che riesca a mettere il figlio di fronte alla consapevolezza di ciò che è accaduto e sulle possibilità che ci sono per andare avanti. Di fronte però ad un ragazzo che mostra un reale disinteresse per la bocciatura, bisogna fargli prendere consapevolezza e aiutarlo a capire qual è stata la propria parte di responsabilità: solo in questo modo è possibile sfruttare in maniera costruttiva gli insuccessi, imparare dagli errori e fare sempre meglio.
3) NO AGLI ATTACCHI PERSONALI. È importante non trasmettere messaggi sbagliati ai figli e peggiorare la situazione. Bisogna ricordare che, se un figlio non è ammesso all’anno successivo, non significa che è sbagliato o inadeguato, ma che magari ha utilizzato un metodo scorretto di studio oppure che ci sono stati problemi più grandi, a livello familiare, relazionale o personale, che possano aver influito sul suo rendimento scolastico. Fate attenzione a non confondere la valutazione sul comportamento, con il giudizio sulla persona: le frasi da eliminare sono “Sei sempre il solito”, “Sei un incapace” perché in questo modo si va a minare l’autostima del figlio e la sua capacità di farcela, attaccando la sua motivazione e la sua possibilità di rialzarsi, con il rischio di favorire nel tempo anche un abbandono scolastico.
4) COMPRENDERE E SOSTENERE. Cercate di comprendere lo stato d’animo di vostro figlio cogliendo anche i piccoli indicatori perché, anche quando sembra reagire in maniera spavalda e determinata, potrebbe mascherare una sofferenza interiore. Ogni ragazzo reagisce in maniera diversa e può esserci bisogno di tempo per elaborare la bocciatura per cui è importante comunicare al figlio che siete lì, disponibili a parlare e ad affrontare l’accaduto insieme. Dire al figlio “Sono dispiaciuto per te” permette di fargli capire che il genitore riesce a mettersi nei suoi panni, non pone al centro il proprio vissuto ma si sintonizza con quello del ragazzo e, nello stesso tempo, lo responsabilizza trasmettendogli il messaggio che è lui purtroppo ad aver subito un insuccesso scolastico e che può aver bisogno di sostegno, prima ancora di agire soluzioni o punizioni.
5) RIPARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO. Bisogna chiedersi “Cosa non ha permesso di essere promosso?”: è importante capire quali siano stati gli errori e cosa non abbia funzionato, facendo insieme al figlio un bilancio sull’anno scolastico e ragionando sui motivi che lo hanno portato alla bocciatura. Solo in questo modo i ragazzi possono individuare le loro potenzialità e i loro punti deboli, riflettendo su quali possano essere le strategie più adatte per affrontare al meglio l’anno successivo. Troppe volte, i genitori, presi dall’ansia, sono spinti ad agire, a dare punizioni al figlio o ad attuare una trasformazione netta, come fargli cambiare scuola o indirizzo di studio. Punire il figlio, sequestrandogli ad esempio lo smartphone o non facendolo uscire in estate, non serve a molto: piuttosto che reprimere, sarebbe più opportuno fargli sfruttare il tempo estivo in modo costruttivo, impegnandolo in attività proficue. Per quanto riguarda, invece, il cambiamento di scuola, bisogna riflettere bene perché a volte, spingere il proprio figlio a cambiare istituto può contribuire a farlo sentire ancora di più inadeguato, per cui è necessario valutare la situazione specifica, le motivazioni sottostanti la bocciatura e accompagnarlo nel prendere la strada migliore per ripartire con la giusta motivazione.
