Prima di intervenire di impulso, è importante che i genitori mantengono la calma e che diano un senso a quello che è successo. Non è auspicabile bloccare il dialogo con critiche, giudizi negativi e/o un atteggiamento aggressivo. E’ importante piuttosto chiedersi il perché i figli nascondono la verità, dicendo delle bugie.
Spesso però vengono poi scoperti dai genitori, o nei colloqui con gli insegnanti oppure visionando il diario e il registro elettronico, ed ecco che in casa si scatenano discussioni e litigi.
Quando un genitore si accorge che il proprio figlio ha mentito sulla scuola, si sente spesso deluso, preso in giro e a volte anche tradito.
Non comprende i motivi che hanno spinto il figlio a dire bugie, spesso si arrabbia o va in ansia perché percepisce che sta perdendo il controllo su di lui e teme che la situazione a scuola possa degenerare.
Se da un lato può essere fisiologico della crescita, omettere e dire qualche bugia, per prendere distanza dai genitori, difendere i propri spazi e sperimentare la propria autonomia, dall’altro bisogna capire se qualcosa non sta funzionando nel dialogo e nella fiducia tra genitori e figli.
Come comportarsi?
NON REAGIRE IN MODO IMPULSIVO. Prima di intervenire di impulso, è importante mantenere la calma e dare un senso a quello che è successo. Non bloccate il dialogo con critiche, giudizi negativi e un atteggiamento aggressivo “Perché non mi hai detto niente?”, “Sei un bugiardo!”, “Sei sempre il solito!”. Chiedetevi piuttosto il perché i figli nascondono la verità: mostratevi sempre disponibili alla comunicazione e al confronto e lasciategli spiegare il motivo che li ha portati a mentirvi, senza ritorsioni. Una volta individuato il problema, si può intervenire in maniera più efficace.
Quali possono essere i motivi che hanno portato il figlio a mentire sulla scuola e come reagire?
– Timore di deludere le aspettative. Potrebbe essere che vostro figlio senta il bisogno di essere accettato e di trasmettervi un’immagine positiva di sé. Anche se spesso può sembrare che non gli interessi nulla, in realtà gli pesa molto il fatto di deludere il genitore, soprattutto se non sono i figli modello e ne combinano una dietro l’altra, oppure se sentono di non corrispondere alle aspettative genitoriali.
Bisogna evitare frasi come “Mi hai deluso!”, “Sei sempre il solito!”, “Ti accontenti sempre del 6!” e lavorare sulle pressioni genitoriali e quindi sulle aspettative: è necessario far comprendere ai ragazzi che ciò che pensate di loro va oltre la scuola e che il vostro affetto nei loro confronti è a prescindere dai risultati. Inoltre, hanno bisogno di essere riconosciuti anche nei loro punti di forza e non solo su ciò che non va a scuola.
– Paura delle punizioni. In questi casi, il figlio è convinto di non essere compreso a pieno e che, se dicesse la verità, di aver preso un brutto voto, una nota, il genitore reagirebbe subito male e attiverebbe tutta una serie di conseguenze negative per lui, come punizioni o sequestri di oggetti per lui importanti come l’inseparabile smartphone.
Il figlio deve capire che può parlarne con voi, che non agite solo per punirlo ma che si può trovare insieme una soluzione a quanto successo: se ogni volta per ogni cosa che non funziona a scuola, si parte solo con le sanzioni, non viene trasmesso l’insegnamento adeguato. La punizione deve essere sempre contestualizzata alla singola situazione, motivata ed è necessario darle un senso che sia comprensibile al figlio.
– Ribellione e opposizione. Soprattutto se il rapporto con il figlio ruota sempre intorno alla scuola, se il genitore fa capire che ci tiene molto e ripete in continuazione di studiare, di prendere bei voti e di comportarsi in un certo modo, potrebbe essere un modo per imporre la propria persona, esasperando certi comportamenti che il genitore non approva per andargli contro e prendere le distanze da lui.
In questi casi, i figli potrebbero non sentirsi considerati nel loro stato d’animo, come persone e di essere riconosciuti solo in base all’andamento scolastico. Prima di un “come è andata scuola?”, “ti hanno interrogato?”, sarebbe meglio chiedere “come stai?”. Gli arriva così il messaggio che vi preoccupate per loro e si sentono riconosciuti come figli, altrimenti attaccheranno ciò a cui tenete di più, cioè la scuola.
-Ricerca di attenzione. Dietro le bugie, potrebbe anche nascondersi un disagio più profondo, che va oltre la problematica-scuola: il figlio fa fatica a portare la difficoltà in altro modo, per cui cerca l’attenzione e la presenza del genitore arrivando anche, talvolta, ad alzare il tiro pur di essere visto e considerato ed esprimere il proprio disagio in famiglia.
Potrebbero sentire gli adulti distanti, concentrati su altro, per cui tentano di richiamare l’attenzione in questo modo: si tratta di una richiesta di aiuto che va considerata, accolta, facendo sentire al figlio la vostra vicinanza e presenza, così da affrontare insieme la problematica.
RICREATE UN CLIMA DI FIDUCIA. I bambini e i ragazzi hanno bisogno di sapere che possono fidarsi dei genitori, i quali devono rappresentare dei punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità. Se loro sanno che ci siete, parleranno e non perderete mai la situazione dal vostro controllo: cercate sempre di ascoltare cosa hanno da dire, anche se non condividete la loro posizione. Cercate poi di ragionare insieme, in maniera costruttiva, su quanto accaduto.
